21/10/2012

Signora sarà lei

Sarà colpa del Concilio Vaticano Secondo se i preti hanno smesso la talare, parlano come i giovani d'oggi (ci sono sempre stati e sempre ci saranno i giovani d'oggi) e frequentano luoghi poco adatti. I Vescovi lasciano fare, figurarsi i cardinali. Sarà per questo che don Patriciello è incappato nel richiamo solenne del Prefetto di Napoli, non come vice del cardinale Sepe, ma come tutore (ispirato all'istante) della collega donna di Caserta.

Che, a questo punto, non so come chiamare.

Il prete aveva detto “Signora”, il prefetto di Napoli è sbottato: “Ma come si permette?”

Chiariamo. Il prete non si rivolgeva al prefetto di Napoli, ma a quello di Caserta. Che è, propriamente, una donna. Il suo nome di battesimo (di lei) è tra i più popolari a Napoli, tant'è che nella tradizione melodica del Golfo risultano altissimi esempi di carmelità (Carme', si aggio lassat'a mamma mia pe' te...; Duorme Carme', o chiù bello d'a vita è u durmì..., fino alla celeberrima Carmela di Sergio Bruni).

Per il Prefetto di Napoli il termine Signora rivolto ad un prefetto donna è un epiteto, quindi una offesa. Di qui il pronto intervento e il richiamo verbale nel corso di una cerimonia pubblica.

Figurarsi se avesse detto prefettessa. Eppure i ragazzi a scuola dicono professoressa, noi ai nostri tempi dicevamo invece proprio signora o signorina. E se capitava di appellare signora una attempata docente tutto casa e chiesa ti si rivoltava stizzita a precisare: “Prego, signorina”.

Adesso, con le abbreviazioni in uso causa ristrettezza di tempo, non si dice più Professoressa, ma solamente Prof.

Che al Prefetto di Napoli possa piacere che il prete, rivolgendosi alla signora Carmela, la apostrofi con Pref?

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