01/11/2012

A Natale il Bambino ci salvi la Provincia

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E’ tempo di riforma delle Province. Le Regioni hanno trasmesso al governo le loro proposte. Anche la Campania ha partorito il ...topolino di conservare tutte le sue province. La privilegiata è risultata in effetti quella di Benevento: “suffragata da confortevoli pezze d’appoggio?” penserete voi. Neanche per sogno. La premiata ditta Caldoro e company ha ritenuto superfluo aggiungere alla sua proposta un’attendibile giustifica. “La Provincia di Benevento” ha pensato la conventicola di Caldoro “si difende da sé... Tutti sanno (anche Monti?) che la Provincia di Benevento fu voluta nientemeno da Giuseppe Garibaldi quale premio per essersi essa conquistata la libertà affrancandosi dal potere temporale durato ben otto secoli”.

Appunto, le indomiti genti di Benevento e del contado coltivarono nei cuori e nelle menti il sogno di affrancarsi dall’oppressore, sia esso papalino o borbonico. E un bel giorno, era il 2 ottobre del 1860, come un fiume in piena, i “cacciatori irpini” sradicarono dal castello di Torrecuso le insegne di “Franceschiello” ed inondarono Benevento unendosi ai liberali di Rampone. Il giorno seguente, ricchi e poveri, zappatori e professionisti accompagnarono oltre l’epitaffio il delegato pontificio, cantando a squarciagola “Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta...”.

Una settimana dopo, i delegati del comitato di liberazione si presentarono all’Eroe dei due mondi, entrato trionfalmente in Napoli: “Generale,” il notaio Salvatore Rampone annunziò con un nodo alla gola “Benevento si è liberata e la portiamo in dote all’Italia nascente”. Aggiunse l’avvocato Vessichelli “Benevento è più antica di Roma; è ricca di monumenti d’ogni epoca, ma soprattutto abitata da uomini fieri che per la libertà non temono il carcere e la morte...”

E venne il premio: Benevento divenne Provincia. Ma le insidie non erano finite: i rappresentanti delle province viciniori costrette a cedere parte dei loro territori per la nascita delle provincia di Benevento portarono il “caso” nel Parlamento di Torino. A Benevento si vissero momenti di ansia, di terrore. Ma la maggioranza parlamentare, spinta da Garibaldi, votò a maggioranza la riconferma della novella Provincia d’Italia.

Come il vento la notizia volò a Benevento. Il popolo di tutti i comuni della Provincia si riversarono per le vie, per le piazze, inneggianti alla loro Italia.

Oggi Benevento trema ancora. Il governo ritiene di potere salvare l’economia d’Italia sopprimendo una notevole serie di Province, tra cui quella di Benevento. Il Presidente Aniello Cimitile, col piano appoggio del Sindaco Pepe, ha lanciato la santa crociata pro-Provincia, chiamando a raccolta tutta la deputazione politica locale che ha fatto sentire, vibrante, il suo dissenso verso Monti, sostenendo le varie ancore di salvezza lanciate da ogni parte.

“Cavalie’,” inveisce la nostra lavascale “mi sembra la Torre di Babele: ognuno ne tenta la scalata come può. Siamo - come diceva Pappagone - svincoli e sparpagliati”.

“Gelsomi’, ogni strada è buona per raggiungere la meta. Si fa strada anche la tesi del Molisannio. Una tesi che salverebbe capra e cavoli: non solo la Provincia di Benevento ma anche la Regione Molise, depauperata della miniprovincia di Isernia.

Ma i più tendono a far restare Benevento in Campania. Si potrebbe venire accorpati a Terra di Lavoro. Ma in molti arricciano il naso: mamma, si corre rischio di venire soggiogati dalla malavita che salta spesso agli onori della cronaca nera.!..

C’è invece più a portata di mano Avellino. Ma l’”astuzia” di Pasquale Viespoli, che farebbe vincere Benevento come capoluogo rispetto ad Avellino con minore popolazione, spaventa De Mita e De Luca.

E non basta. C’è, poi, lo “scatto di dignità” vagheggiato dal consigliere provinciale Spartico Capocefalo che chiede alla deputazione politica locale di dimettersi in blocco. Ovviamente deputati e senatori sembrano restii a cedere allegramente la medaglietta tanto faticosamente conquistata.

E c’è anche chi fa il disfattista, rottamando in blocco tutti i deputati sanniti rei di avere fatto poco o nulla per il Sannio. Il paladino di questo “fuori tutti!” è Raffaele Tibaldi, il candidato Sindaco del Pdl che si vide soverchiare dall’attuale sindaco. Eventualmente al popolo la sentenza prossimamente.

Ma torniamo al problema principale: ce la farà Benevento a non naufragare, conservando l’etichetta di Provincia?! Chi vivrà vedrà. In attesa che il Governo decida, (anzi: che il Parlamento decida) non ci resta che rivolgere una supplice preghiera al Bambino Gesù che sta preparandosi al gran ritorno annuale.

Caro Gesù, distogli lo sguardo curioso dalla battaglia presidenziale di Obama e soprattutto dalla “intemperie” siriane, volgi gli occhi sulla nostra piccola provincia.

Siamo poveri - oh Dio non quanto il poverello d’Assisi! - L’ultima guerra ci ha tartassati, facendoci perdere quasi tutte le industrie che davano lavoro a circa un terzo dei beneventani. Poi, abbiamo tentato di riprenderle sia pure con altri nomi, Purtroppo ci siamo trovati in mano un sacco di mosche, ovvero con tante grosse “incompiute” (tanto per citare: la cartiera Soavex, lo zuccherificio di Telese...). Poi, il dissanguamento generale: la fine ingloriosa della ferrovia Benevento-Avellino, l’Enel, la banca d’Italia... Ora corriamo serio rischio di perdere anche la Provincia. Scusa, caro Bambino, ma perché risanare il bilancio sopprimendo a chiazza di leopardo, cioè a casaccio, le province meno estese e popolate? Ma perché non ci rifacciamo all’unità d’Italia? Nel 1861 in Italia c’erano 59 province, Benevento compresa. Poi , (più di qualcuna per raccomandazione ) sono arrivate a 109. E c’è addirittura anche il Molise che senza il Molisannio perde pure la Regione.

Signore, noi siamo un popolo forte. I nostri montanari, indossati i costumi bellici, vinsero la potenza di Roma alle Forche Caudine. E’ vero, poi gli imperatori romani ci inondarono, premiandoci però col teatro nel rione Triggio, e con l’arco di Traiano. E poi venne il principe Arechi che ci diede la chiesa di Santa Sofia, dichiarata dall’Unesco “bene dell’umanità”.

Conservaci, o Signore , questi meravigliosi, tangibili ricordi e l’orgoglio della Provincia. Le campane del duomo, della Basilica della Madonna delle Grazie, della chiesa di San Bartolomeo, assieme a quelle di tutta la città suoneranno in tuo onore. Tu scendi dalle stelle, o Redentore, ascoltando la nostra preghiera...

CLEMENTE CASSESE 

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