07/11/2012

Dio, l'America e noi

Dio benedica l'America. Non l'ha detto l'arcivescovo di New York o un pastore di Filadelfia. L'ha detto il presidente degli Stati Uniti d'America, Barack Obama, appena rieletto.

Un presidente, di qualunque religione egli sia, riconosce i “fondamentali” di una comunità umana, ai quali non si può rinunciare, se si vuole posare su basi solide la speranza, la fiducia, il futuro.

Ha anche citato, Obama, la potenza delle forze armate USA a presidio della libertà dei suo paese e dei suoi connazionali. E ha assegnato alle università del suo paese l'incubazione del nuovo.

Gli obamisti nostrani si saranno eccitati perché ha vinto il “loro” candidato. A quanti, mi chiedo, è venuto in mente che sarebbe ora, anche in Italia, di liberare Dio dalle appartenenze partitiche, di far morire tranquille le università inutili, di finanziare le idee e le competenze abolendo sussidi di galleggiamento?

Dio benedica, dunque, l'America. Ma non trascuri l'Italia.

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