01/12/2012

Giovani: le ragioni del disagio viste da loro stessi

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Mi hanno insegnato che un bravo giornalista dovrebbe essere sempre oggettivo sui fatti e non lasciarsi trasportare da essi anche quando, questi, lo riguardano in prima persona. In questo caso mi sento di dover fare uno strappo alle regole, perché penso che chi abbia in mano il potere di informare abbia principalmente il compito di denunciare e far riflettere.

Vorrei partire da alcune dichiarazioni tempo fa rilasciate dal nostro ministro del lavoro Elsa Fornero che riferendosi alla disastrosa situazione lavorativa dei giovani italiani ha detto: “Non bisogna essere mai troppo “choosy” (schizzinosi)” e ancora in un’intervista al Wall Street Journal: “Il lavoro non è un diritto” poi corretto dopo le polemiche scaturite, così: “Proteggere le persone, non i loro posti”, perché il lavoro “deve essere guadagnato”.

Di fronte a queste forti affermazioni forse da altre parti, la reazione sarebbe stata molto più dura, attenzione non parlo di violenza, ma sicuramente ci sarebbe stata da parte di tutti, classe politica e non, una denuncia e un indignazione generale. Da noi invece per l’ennesima volta, l’orientamento è rimasto quello del buon senso e i nostri giovani prima etichettati come “bamboccioni” poi come “schizzinosi” hanno incassato l’ennesima offesa.

Ma in realtà chi sono questi ragazzi che non riescono a trovare lavoro? Sono essi che non vogliono accontentarsi delle occupazioni più umili oppure in Italia il lavoro non c’è? I dati Istat parlano chiaro e fotografano una situazione disastrosa. In Italia più di un giovane su tre è senza lavoro, il tasso di disoccupazione giovanile è in crescita, rispetto al mese precedente: tra i giovani nella fascia d'età 15-24 anni, i disoccupati risultano essere il 35,1%.

E la percentuale è in aumento di 1,3 punti rispetto al mese precedente. Proprio in riferimento alla disoccupazione giovanile sul territorio sannita i dati risultano allarmanti. Nella classifica delle province che danno maggiori possibilità lavorative ai giovani ci sono: Trieste, Bologna, Rimini e Firenze; mentre agli ultimi posti troviamo Reggio Calabria, Foggia, Vibo Valentia, Messina e Benevento, tutte città che danno ben poche opportunità di lavoro in provincia di Benevento gli occupati sono circa 85.000, mentre le persone che sono in cerca di occupazione sono circa 10.000. Nel periodo 2004/2011 nel Sannio si sono persi oltre 9.000 posti di lavoro. Infatti in provincia di Benevento gli occupati sono circa 85.000. Dopo le grandi mobilitazioni studentesche del 27 ottobre e del 12, 13 e 14 novembre, tenutesi un po’ in tutta Italia, anche a Benevento sembra che il dissenso e la protesta nei confronti delle politiche di austerity del governo Monti si stia radicalizzando e generalizzando.

Io ho avuto modo di incontrarli questi giovani studenti, tutti diversi ma tutti uguali, mi danno da leggere una nota, che – dicono – spiega i motivi delle recenti occupazioni studentesche: “Vogliamo combattere la rassegnazione generale. Non vogliamo, giunti alla maggiore età, andare a rimpolpare le fila del partito degli astensionisti. E vogliamo riuscirci partecipando, impegnandoci, informandoci e informando. La scuola dovrebbe fornire ai giovani gli strumenti e gli stimoli affinché essi si possano formare come cittadini responsabili dotati di pensiero critico. Tuttavia, nella gran parte delle nostre classi ci sono trenta studenti o più: non c’è tempo di fermarsi, approfondire, discutere o confrontarsi; bisogna andare avanti, interrogare e verificare se si vuole portare a termine il vastissimo programma ministeriale.

Ci rimettiamo noi studenti tanto quanto i professori, a cui ci sentiamo davvero molto vicini in questo momento estremamente critico anche per loro.

Il problema è che la scuola pubblica a cui abbiamo diritto, tagliata e riformata all’inverosimile, non solo non ci fornisce gli strumenti per sviluppare la cosiddetta “coscienza critica”, ma mortifica quella di chi riesce a crearsene una da solo. Ci sentiamo sottovalutati e non valorizzati. Vogliamo un cambiamento reale, non una regressione. Non possiamo e non siamo disposti a perdere ciò che è stato conquistato con anni e anni di lotte. Noi, giovani studenti terribilmente preoccupati per il nostro futuro e disposti ad impegnarci per prenderlo in mano e renderlo degno d’esser vissuto, abbiamo reagito per far sentire la nostra voce, che si sta facendo tanto forte ed unita che presto saranno tutti costretti ad ascoltarla.

Vogliamo combattere la rassegnazione generale”, forse queste saranno solo parole, ma io ci voglio credere, perché queste parole mi danno una speranza in più . E perché no, voglio credere che questi ragazzi abbiano davvero maturato questo forte senso civico che li spinge a voler combattere per il proprio futuro concentrando l’attenzione di tutti sul loro disagio, utilizzando uno strumento efficace, forse uno dei pochi che ci rimane, la diffusione della cultura, dell’informazione e del sapere.

Monti ha dichiarato che l’Italia si è salvata dalla crisi, io inviterei tutti a riflettere al di la dei numeri e pensare che forse alle porte c’è una crisi ancora più pericolosa che deriva dalla disperazione, che ormai attanaglia operai che da un giorno all’altro si ritrovano senza uno stipendio, imprenditori che si suicidano e giovani costretti a lasciare il Paese.

Allora io voglio ancora credere a questi ragazzi e li voglio difendere, e vorrei che il mio Paese li difendesse da chi li considera dei fannulloni, io ho ancora voglia di ascoltarli, perché da loro deriva l’unica possibilità di salvezza che abbiamo altro che Spending review.

STEFANIA REPOLA 

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