01/12/2012

Che corriamo a fare? Ma dove dobbiamo andare?

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Qualche giorno fa mi è capitato di vedere in TV lo Zecchino d'oro. Inizialmente quei bambini così carini che cantavano mi sono sembrati molto strani e quasi finti perchè li ho paragonati a quelli della trasmissione di Antonella Clerici. Poi, dopo un attimo, mi sono ricreduta e mi sono accorta che i “normali” erano i bambini dello Zecchino.Vestiti da bambini, con la voce di bambini e con l'aspetto di bambini. E questo mi ha fatto riflettere. Spesso perdiamo di vista ciò che è normale solo perchè i mass media o l'opinione pubblica ci convincono del contrario.

Noi siamo quelli cresciuti con lo Zecchino d'oro e con Mago Zurlì. Papà seguiva con noi la trasmissione e ci registrava le canzoni che noi subito imparavamo a cantare.Non contento di ciò ci comprava anche i dischi che abbiamo consumato e che ancora conservo. Parlo di “Chiccolino di caffè”, di “Vorrei volare” e tante altre. Quanti bambini avranno, oggi, visto lo Zecchino? Penso nessuno o pochissimi. Perchè oggi va di moda Facebook, Twitter e tante altre diavolerie.

Oggi vanno di moda i bambini di “Ti lascio una canzone” con atteggiamenti da grandi e con voci mostruose per la loro età. Con parole più grandi di loro come i due che incominciano la trasmissione cercando la maniera di restare da soli, o di tanti altri termini che fanno parte di un mondo non loro.

Eppure sono entrati in tutte le case con prepotenza facendo sembrare quelli dello Zecchino degli scemi.

E' una società molto strana la nostra. Brucia le tappe della vita e corre sempre. Ma dove dobbiamo andare? Che corriamo a fare? Godiamoci le varie fasi della vita e gustiamole perchè non tornano più. Ritorniamo ad insegnare ai piccoli ad apprezzare i profumi, i sapori e le dolcezze della loro età e della vita. Perchè , poi, è quello che resta.

Io ricordo ancora, e siamo in tema, “Fammi crescere i denti davanti, te ne prego Bambino Gesù” o anche “Caro Gesù Bambino tu che sei tanto buono...”. Qualcuno dei lettori le ricorda? Non abbiate paura di ammetterlo. Non è una vergogna ma motivo di orgoglio. 

ELISA FIENGO

lisafiengo@gmail.com 

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