03/01/2013

Quelle radici antiche del futuro prossimo

Il trionfatore delle parlamentarie nostrane, l'avvocato Umberto Del Basso De Caro, è al riparo da cattivi pensieri. Ha messo paura al deputato in carica Costantino Boffa, che ha rinunciato alla pugna, e ha sbaragliato il concorrente desideroso di conferma Mario Pepe.

Nonno liberale, padre liberal-socialdemocratico, Umberto si collocò in quel Partito Socialista che, a Benevento, dopo l'unificazione PSI-PSDI e la quasi immediata scissione, si trovò nelle sue file molti ex socialdemocratici. In consiglio comunale furoreggiava la parlantina di un giovane occhialini stile Gramsci e capigliatura arruffata, Luigi Diego Perifano. Umbertino esibiva uno stile più compassato, degno di una borghesia consapevole.

Anche gli avversarsi democristiani non potevano non riconoscere in lui doti di fine operatore. Teneva d'occhio l'Ospedale, entrava e usciva dalla giunta comunale, lasciava da parte i dopolavori per frequentare associazioni influenti (Confindustria? No, più in alto, più in alto).

Fatto sta che nel 1992 diventa deputato del Partito Socialista Italiano. L'inizio di una folgorante carriera politica. L'anno dopo si allea con Mastella per stravincere le elezioni comunali. La coalizione prende più del 60 per cento dei consiglieri ma non ce la fa ad eleggere il sindaco. Al ballottaggio del dicembre dal cilindro del prestigiatore esce sindaco l'ex misino Pasquale Viespoli.

A marzo 1994 si vota con l'uninominale e Umberto paga le disgrazie del PSI. Lascia la Camera dei Deputati e sembra deporre le armi.

Quasi vent'anno dopo incassa i frutti della perseveranza. Entrato nel Partito Democratico, ne rimescola gli ingredienti ex comunisti ed ex democristiani e ne fa il Centro Decisionale, mentre il centro democratico dorme e il centrodestra si accapiglia. Un salto in Consiglio Regionale per affinare la preparazione e rinsaldare i buoni rapporti con Stefano Caldoro.

La sera del prossimo 25 febbraio Umberto Del Basso De Caro deputato sarà l'unica vera novità della politica beneventana. Quando si dice che il futuro ha sempre radici antiche.

 

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