25/04/2013

Le parole sono come le uova

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Le parole e le uova devono essere maneggiate con cura. Una volta rotte sono cose impossibili da aggiustare.

Le parole sono tante, belle, brutte, consolatrici, offensive. Con le parole si può aiutare chi è in difficoltà, si può uccidere e ferire qualcuno irrimediabilmente. Sì, perché una volta uscite non possono essere ritirate o richiamate. Se hanno fatto bene ormai è fatta ma se hanno fatto del male ormai non c’è più nulla da fare.

San Giovanni Bosco, ad una donna che si era andata a confessare e si era pentita di tutte le brutte cose che aveva detto e di tutti i pettegolezzi che aveva diffuso nel paese, rispose che le malelingue sono come le piume di un pollo che è stato spennato. Se le lasci nell’aria non sai dove sono volate ed è impossibile andarle a recuperare tutte.

Ci sono parole che riescono a risolvere una situazione, altre che ne creano un’altra. Perciò, prima di aprire la bocca, controlliamo e assicuriamoci che il cervello sia inserito. Ma soprattutto sia inserito per parlare bene, non per parlare male. Non usiamo la lingua come una spada. Usiamola come una bacchetta magica. Anche perché il proverbio dice:” Chi di spada ferisce, di spada perisce”.

Absit iniuria verbis.

ELISA FIENGO 

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