03/10/2013

La crisi non risparmia nemmeno le professioni

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Proseguendo nella nostra indagine tendente ad approfondire le tematiche legate al Fisco ed alla crisi economica, questa volta incontriamo il presesidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e dei revisori contabili, dott. Gianni Cuomo. Presidente dell’Ordine ininterrottamente da venti anni e coniugato con Maria Russo da cui ha avuto tre figli. Il dott. Cuomo è, inoltre, diventato nonno da pochissimo della splendida Giulia. Svolge la sua attività professionale a Benevento in studio associato a via Toma,8.

La dirigente dell’Agenzia delle Entrate in una nostra recente intervista ci ha dichiarato che i rapporti dell’Ufficio con l’Ordine sono ottimi. Lei conferma?

Confermo. Non potrebbe essere diversamente nei rapporti tra chi rappresenta organismi a tutela dell’interesse pubblico. Il garbo e l’intelligenza nel rappresentare la necessità di espletare il proprio mandato istituzionale rappresenta un salto di qualità che va al di là della correttezza formale dei rapporti.

Eppure qualche lamentela pure l’abbiamo registrata in rapporto agli accertamenti fiscali che partono numerosi dall’Agenzia spesso senza alcun fondamento…

Anche presso il nostro Ordine le lamentele arrivano con una certa frequenza. Ho chiesto ai nostri iscritti di segnalare eventuali casi di accertamenti che, prima facie, potrebbero evidenziare dei presupposti di irragionevolezza e di illegittimità, al fine di sottoporli al vaglio della nostra Commissione di studio appositamente costituita.

E delle Commissioni Tributarie cosa dice? Ci sono delle difficoltà nella difesa del contribuente.

Le criticità del sistema sono tutt’oggi ampiamente dibattute in dottrina come per lo svolgimento part time dell’attività dei componenti le Commissioni; ilprocedimento di reclutamento dei componenti che, spesso, non tiene conto della necessaria competenza tecnica indispensabile in un processo con un elevato grado di tecnicismo delle controversie da decidere; l’insignificante remunerazione dell’attività svolta dal Giudice tributario; la mortificazione del contraddittorio, specie nelle controversie derivanti da accertamenti presuntivi, induttivi e sintetici, per la mancanza di udienze istruttorie; la sommarietà delle discussioni in pubblica udienza dove le precisazioni delle parti e le relative argomentazioni probatorie sono regolate da tempi brevi e, infine, la non ammissibilità della prova testimoniale e del giuramento, sacrificate alla speditezza del processo.

I tempi della giustizia tributaria sono gli stessi della giustizia civile e penale notoriamente lunghi?

Non hanno la stessa lunghezza; nella nostra Regione due gradi di giudizio di merito possono giungere a compimento nell’arco di tre anni.

Parliamo ora di economia della nostra provincia... quanto è grave la crisi economica vista dal suo punto di osservazione?

Molto grave, per lo meno nel breve periodo; tutti gli indicatori economici puntano al ribasso e considerate le criticità che si manifestano a livello nazionale, europeo e mondiale è impensabile che nell’arco di due o tre anni la situazione possa migliorare; anzi…

E’ vero che il numero delle aziende che chiudono è nettamente superiore a quelle che aprono?

Non ho a disposizione statistiche aggiornate all’ultimo minuto sul punto; credo che, in ogni caso, il delta che caratterizza le due posizioni non sia gran che significativo. In periodo di crisi generalizzata è inevitabile che il mercato sia abbandonato dalle imprese c.d. marginali che già in tempi di normalità non riescono a raggiungere un sufficiente livello di economicità. L’indagine andrebbe indirizzata a conoscere, quindi, la qualità delle imprese che chiudono per verificare se lo stato di crisi aziendale è causato da variabili esogene alla organizzazione delle imprese (lungaggini burocratiche, immotivato diniego di accesso al credito, ritardi di giustizia, deficit di politica industriale nazionale e territoriale, incapacità di fare sistema tra tutti gli enti deputati a conoscere le effettive esigenze dello sviluppo industriale e commerciale).

E se chiudono è sempre per colpa della crisi che investe tutto il nostro Paese o ci sono delle motivazioni legate al nostro territorio?

Il più contiene il meno. In ogni caso non ricordo che in tempi diversi, quando cioè non vi era crisi a livello nazionale, l’economia della nostra provincia era caratterizzata da un coerente livello di sviluppo. Tranne casi di eccellenza ben delimitati, la nostra economia è stata caratterizzata da una platea di micro imprese, organizzate in forma di impresa familiare, spesso sottocapitalizzate e lontane da un necessario aggiornamento tecnologico dei processi di produzione.

Per esempio, per quanto riguarda l’accesso al credito le banche del territorio danno più fiducia rispetto ai grandi istituti del nord?

E’ un problema ampiamente dibattuto: se sono più utili alla causa gli Istituti di grandi dimensioni, caratterizzati da un efficiente processo organizzativo e da maggiori capacità d’investimento ma, forse, lontani dalla effettiva conoscenza delle esigenze delle imprese locali o le banche del territorio organizzate su parametri più modesti ma conoscitori della struttura economica locale. La risposta non è univoca e dipende dalla tipologia di domanda di credito delle imprese.

Lei personalmente cosa si sentirebbe di chiedere alle banche per aiutare le aziende locali?

Di avere maggiori contatti con il mondo delle professioni che assiste le imprese. Il confronto è sempre un mezzo di conoscenza utile, sia nella fase di start- up, che di sviluppo e anche di crisi.

Come vede il futuro dell’economia nella nostra provincia? Vede dei segnali di ripresa e se sì, dove, in quali settori?

Sinceramente non sono ottimista; forse una parola di conforto, spero sincera, potrebbe venire dal mondo politico e dagli Economisti che si dedicano allo studio dei cicli economici. Da professionista impegnato nel lavoro quotidiano di assistenza alle imprese è la valutazione degli effetti della crisi che lascia perplessi e che sono sotto gli occhi di tutti: definirli senza precedenti negli ultimi trenta anni non mi pare esagerato e, ripeto, chiacchiere a parte, non vedo miglioramenti nel breve periodo.

Ma è vero che la crisi economica colpisce anche la professione e i vostri clienti hanno difficoltà a pagare persino le vostre prestazioni professionali?

E’ vero. L’oggetto della nostra professione riguarda l’organizzazione economica degli Enti pubblici e privati. Se è in crisi l’economia (e questo mi pare fuori da ogni dubbio) è tutto il sistema che accentua l’andamento sinusoidale, compreso il mondo delle professioni. La consequenziale crisi, anche finanziaria, del sistema compromette la regolarità e forse la possibilità dell’adempimento delle obbligazioni assunte.

E dai politici locali impegnati nelle istituzioni cosa si attende?

Tutto quello che non è stato fatto sino ad oggi.

SILVIA RAMPONE

silvia_rampone@hotmail.it

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