16/10/2013

Puntare sull'agroalimentare per creare sviluppo

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L’ agro-alimentare è sicuramente il fiore all’occhiello dell’economia sannita e il riconoscimento dei tre bicchieri del gambero rosso a diverse varietà della Falanghina del sannio ne costituisce un esempio lampante. Inoltre lo sforzo e l’impegno profusi dal presidente Masiello nei progetti integrati di filiera (PIF), non a caso gli unici due già approvati in Campania, come da lui evidenziato, sono della provincia di Benevento, non persegue solo l’obiettivo di far arrivare soldi nelle nostre terre, ma soprattutto il progetto di rendere famoso l’agro-alimentare sannita, il cui prestigio può, come del resto in parte già accade, fungere da traino per il turismo.

Una sfida più grande, dunque, capace di sollecitare quel processo di “sprovincializzazione” che nel momento di crisi economica, sociale e istituzionale attuale potrebbe fornire nuove opportunità di sviluppo economico, nella speranza di riuscire a trattenere sul nostro territorio le giovani eccellenze sannite.

Nella chiacchierata-intervista è emersa anche la ferma convinzione di Masiello della necessità di investire su cultura e ricerca, parole che giungono un po’ fuori dal coro in un contesto economico troppo incentrato sulla finanza, e, chissà, potrebbero aprire ad una collaborazione tra forze produttive e università per creare nuovi scenari di risoluzione alle problematiche attuali, magari ergendo il Sannio a modello di un innovativo quanto ambizioso sviluppo economico-culturale.

D’altro canto il settore agro-alimentare campano è messo a dura prova dalla vicenda dei rifiuti tossici sversati illegalmente, e a Masiello, presidente anche della Coldiretti Campania, abbiamo chiesto quali potrebbero essere le iniziative concrete per risolvere la drammaticità di questa vicenda: “La psicosi che deriva da questa piaga”, ha denunciato Masiello “ha portato alle disdette dei contratti della grande distribuzione e disincentivato il consumo dei prodotti del brand campano, e per pochi ettari di terreno inquinati, concentrati tra Napoli e Caserta, tutti i soggetti coinvolti, province, comuni e imprenditori, ne pagano i guai”

La rabbia del presidente della Coldiretti campana è enorme e ci ha spiegato come già in passato ha guidato un cartello di venti sigle regionali, dagli ambientalisti ai consumatori, per denunciare l’utilizzo del suolo in modo improprio e per pretendere delle risposte alle seguenti domande: Quali sono i siti inquinati? Da cosa sono inquinati? Qual è il progetto e quali sono le risorse per bonificare i terreni e riportarli alle condizioni originarie? Con amarezza ha sottolineato che, oggi come ieri, si è ancora in attesa di risposte, lamentandosi giustamente di come siano stati spesi soldi inutilmente e si è ancora sprovvisti di un’analisi dei terreni e di una mappatura completa delle acque e dei terreni delle aree coinvolte; tuttavia, ha fornito rassicurazioni basate sulla convinzione che la maggior parte dei terreni inquinati siano già stati destinati ad altre attività diverse dall’agricoltura.

E’ possibile che in una civiltà moderna la soluzione per i rifiuti è scavare buche? O addirittura spendere milioni di euro per fare le palafitte a Sant’Arcangelo Trimonte?” tuona Masiello, polemizzando come la scelta del luogo sia dipesa dalle poche persone che potevano materialmente ribellarsi e chiedendosi se questo modo di affrontare i temi possa mai essere costruttivo.

Rispondendo alla domanda su quali istituzioni possano essere i degni interlocutori per risolvere concretamente quest’emergenza, ha fatto notare che c’è una gerarchia costituzionale delle istituzioni e che gli enti in possesso della responsabilità di programmazione e di gestione del territorio spesso si sono dimostrati capaci solo di affollare le prefetture, non fornendo un’adeguata tutela a chi davvero è vittima di questo vergognoso fenomeno.

GIACOMO FISCARELLI

Nella foto, da sinistra: Mario Pedicini, Giacomo Fiscarelli, Annamaria Gangale, Gennaro Masiello, Nicola Amoroso, Giovanni Fuccio

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