06/11/2013

E' rissa al convegno sui rifiuti tossici

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Clima teso alla sala Vergineo del Museo del Sannio, in occasione della tavola rotonda promossa dalla fondazione M. Vetrone, con l’intento di riunire tutte le istituzioni coinvolte sulla tematica dei rifiuti.

Alcuni spettatori, infatti, non hanno trovato esaustive le risposte fornite dai relatori. Se poi alla giustificabile rabbia dei cittadini su una tematica che vede la morte delle persone come tragico epilogo, si aggiunge l’atteggiamento spazientito e provocatorio di chi ricopre ruoli istituzionali la temperatura non può che essere destinata a salire.

La lodevole intenzione della fondazione Vetrone è stata quella di riunire attorno ad un tavolo tutti i soggetti istituzionali, cui spetta il compito di assumersi responsabilità di fronte ad un’emergenza che non è più solo napoletana o casertana, ma che ormai ricomprende ogni angolo della regione.

Come affermato da Roberto Costanzo, presidente della fondazione M.Vetrone e coordinatore dell’evento, l’intento della tavola rotonda era quello di affrontare il problema, coinvolgendo anche la cittadinanza; iniziative del genere sono davvero molto preziose, soprattutto se la risposta della platea è numerosa e partecipativa e se quanto emerso non si fermi sul piano delle parole ma si trasformi in iniziative concrete.

Venti anni di politiche scellerate, collusioni camorristiche e biechi interessi industriali hanno creato una situazione di emergenza che ormai appare irrisolvibile ed il non potersi arrendere di fronte alla carneficina che ne sta derivando, genera condivisibili malumori e una famelica fame di risposte e soluzioni.

Molti i punti spinosi affrontati, Cimitile, infatti, ha fornito i parametri economici della gestione dei rifiuti della provincia di Benevento e appare evidente che da sola essa non può affrontare la vicenda.

Certo è che il comune atteggiamento di affrontare le problematiche solo all’indomani delle emergenze è abitudine che difficilmente porta lontano, riflessione per altro condivisa da tutti gli intervenuti.

Nicola De Ieso, Aniello Cimitile e Raffaele Caputo si sono dimostrati concordi sull’esigenza che tutte le istituzioni siano chiamate alla cooperazione, senza pensare alla burocrazia delle competenze, poiché il tempo necessario per individuarne le ripartizioni ormai è scaduto, ed è scaduto perché il diritto alla vita è messo quotidianamente sotto assedio nelle terre appestate dai rifiuti tossici.

L’energico sindaco Caputo, ha attaccato duramente l’Arpac e con vena polemica ha poi affermato ”dobbiamo ricorrere ad ogni mezzo perché ogni reato che commettiamo è sicuramente inferiore ai reati di disastro ambientale e di omicidio”. L’intervento del sindaco di Fragneto M. ha scatenato l’ira di un ragazzo presente che ha fatto notare come ormai questo problema affligge il territorio campano da oltre vent’anni e che non si può parlare solo di Sannio quando a non molti chilometri da noi si muore con agghiacciante frequenza. Dopo esser stato accusato di aver presentato analisi false allo scopo di tranquillizzare le persone, Caputo si è scagliato con durezza contro il giovane arrivando a poco eleganti minacce di aggressione; l’intervento della polizia provinciale ha evitato che la situazione degenerasse.

Contestazioni accese anche dopo l’intervento di G.Zarro, il quale aveva iniziato ad affrontare la problematica dei rifiuti in termini storici e generali, scelta non condivisa da chi invocava invece risposte più pratiche all’emergenza, ed ha poi affermato che le responsabilità dei cittadini sono molto rilevanti. Certo desta perplessità questa riflessione in quanto è difficile individuare specifiche responsabilità civiche quando a causare il disastro ambientale sono rifiuti industriali sepolti sotto terra con l’aiuto della malavita organizzata e la quiescenza di alcune istituzioni.

Il brillante intervento di De Ieso ha portato temporaneamente la calma, poiché è stato capace di riconoscere i meriti obiettivi di alcune istituzioni, salvo però scagliarsi contro le forze politiche, accusate di non aver fornito una risposta corale, attraverso un silenzio dei rappresentanti provinciali dei partiti giudicato intollerabile. Il giornalista ha ricordato, poi, Ciro Piccirillo, imprenditore assassinato tragicamente dalla camorra perché come assegnatario dei contratti di appalto per i lavori di smantellamento dell' Italside, non si sarebbe piegato all’elaborato quanto ignobile business orchestrato dalla malavita organizzata.

Scenario ancor più inquietante se accompagnato da due domande legittime poste da Nicola De Ieso: “Perché non partono le indagini sebbene ci siano informative dei Carabinieri di Morcone che evidenziano il seppellimento di rifiuti tossici a Casalduni? Perché non si istituisce un registro regionale sui tumori quando il tasso di mortalità dovuto ad essi ha ormai raggiunto percentuali,che non possono rappresentare coincidenze?”.

GIACOMO FISCARELLI

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