20/11/2013

Vaccinazione sì, vaccinazione no

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Ormai con l’inoltrarsi dell’autunno è tempo, per chi non l’avesse già fatto, di iniziare a pensare come affrontare, e possibilmente prevenire, il male tipico stagionale rappresentato dall’influenza. La vaccinazione annuale è la principale forma di prevenzione contro l’influenza stagionale ed è anche da sempre il miglior modo di ridurre l’impatto di un’epidemia. I vaccini esistono e sono usati da più di sessant’anni e sono sicuri ed efficaci nel ridurre non solo l’incidenza della malattia, ma anche la gravità e la mortalità tra gli anziani e i malati cronici.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), devono vaccinarsi preferibilmente già da ottobre le persone di età pari o superiore ai 65 anni, i soggetti a rischio di complicazioni (malati cronici o soggetti immunocompromessi) e le persone che, come medici ed infermieri, possono trasmettere l’influenza a dei soggetti a rischio.

Esistono anche individui per i quali la vaccinazione è sconsigliata, per esempio soggetti allergici per i quali è sempre consigliato consultare il proprio medico di famiglia. D’altro canto, poiché la quota di vaccini disponibili per ciascun Paese è limitata, la vaccinazione indiscriminata di tutti gli individui può compromettere la disponibilità del vaccino per i soggetti che invece ne avrebbero maggiormente bisogno. Da noi tuttavia non si corre questo pericolo, basti considerare che neanche il 20 per cento del personale medico ed infermieristico ospedaliero si sottopone alla vaccinazione ogni anno e forse anche su questo poco encomiabile esempio molti strati della popolazione sono restii a loro volta ad effettuarla.

Per tutti gli altri, soggetti giovani e sani che non si sottopongono a vaccinazione, i consigli sono sempre gli stessi. Tenendo conto che il virus si trasmette facilmente da un individuo ad un altro, quando un soggetto influenzato respira, tossisce o semplicemente parla emette goccioline di saliva che contengono il virus e che possono essere inalate da altre persone. Per quale motivo le epidemie stagionali colpiscono l’Italia a fine autunno, in inverno e all’inizio della primavera? Perché il freddo e la scarsa umidità della stagione invernale permettono al virus di sopravvivere più a lungo fuori dal nostro organismo. L’influenza si diffonde rapidamente all’interno delle comunità, in particolare nel caso di ambienti affollati, come le scuole, le quali sono un ambiente che presenta condizioni eccellenti per il diffondersi dell’influenza e del raffreddore.

Esistono dei semplici accorgimenti quotidiani che possano essere insegnati ai più giovani e che possano aiutare a proteggersi e a proteggere gli altri dal contagio? Sì, e sono:

1) il lavarsi bene le mani con sapone ed acqua corrente più frequentemente del solito. Secondo uno studio americano, una mano non pulita può infettare potenzialmente 180 persone in 24 ore! In questo numero sono inclusi diversi tipi di infezione, come raffreddore, influenza e diarrea, infezioni della pelle ed altre meno comuni. Sempre secondo lo stesso studio, gli studenti che prestano maggiore attenzione all’igiene risultano essere quelli che fanno meno assenze a scuola.

2) Mettere una mano davanti alla bocca e al naso quando si tossisce o si starnutisce o usare un fazzoletto di carta per coprire naso e bocca onde evitare di contagiare gli altri.

3) Evitare di toccarsi occhi, naso e bocca: i germi infatti si trasmettono quando un individuo viene in contatto con un soggetto contaminato e poi con le mani si tocca occhi, naso e bocca.

4) Evitare la stretta vicinanza con soggetti infetti.

5) Rimanere a casa quando si è ammalati, ed evitare quindi di fare gli eroi andandosene a zonzo, per evitare di contagiare gli altri.

GIANCARLO SCARAMUZZO

giancarloscaramuzzo@libero.it

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