MOIANO - Intenso e radicato il rito dello ''strascino'' per la festa della Madonna nera Chiesa Cattolica

Moiano è la cittadella di Maria qui venerata sotto il titolo di Madonna della Libera.

Fino al 1809 fu un casale inserito nel territorio di Airola ma da quell'anno Moiano divenne Comune autonomo, anche se la comunità moianese ha radici antiche di vita comunitaria attiva e vivace nella fertile Valle Caudina.

Notizie storiche sull'esistenza di Moiano e della frazione Luzzano nello stesso Comune risalgono al basso medioevo. A metà del 1400 si hanno notizie sulla costruzione del santuario della Madonna del Taburno voluta da Carlo Carafa, conte di Airola, dopo l'apparizione della Vergine alla giovane sordomuta Agnese Pepe, originaria di Moiano.

Il culto alla Madonna della Libera rimane da secoli il motivo di più forte richiamo di fedeli provenienti anche dai comuni limitrofi durante la festa annuale che si svolge dal 30 agosto al 9 di settembre di ogni anno. La chiesa di San Sebastiano con il ciclo di affreschi (1703) di Tommaso Giaquinto, definita “la Cappella Sistina della Valle Caudina” è il segno più evidente della rinascita del paese.

Per il secondo anno consecutivo sono stato invitato a guidare il solenne novenario dal dinamico parroco Don Josif Varga, di origine rumena, mio alunno nella Scuola di Teologia.

Dalle cinque del mattino fino a tarda sera momenti intensi di preghiera, di catechesi, di fraternità, di cultura, di testimonianza, fino all'apoteosi finale dell'8 settembre, festa della Natività della Beata Vergine Maria, con la Celebrazione Eucaristica presieduta dal vescovo Domenico Battaglia, la venerazione dell'icona da parte degli ammalati, la “visita” della Madonna a tutte le famiglie del paese ed il rientro festoso nella bella chiesa di San Pietro tra un fiume umano impressionante e insieme edificante e a questo punto il momento più toccante: il saluto sulle note dell'Aida, il canto dell'Ave Maria, l'esortazione finale del predicatore, l'atto di consacrazione alla Madre di Dio ed il cosiddetto “strascino”, atto penitenziale intenso e commovente con cui alcuni fedeli in ginocchio e con la lingua che striscia sul pavimento della chiesa, chiedono una grazia o sciolgono un voto per grazia ricevuta, mentre un gruppo di donne accompagnano il rito austero con un antico e struggente canto popolare.

Una esperienza indimenticabile capace di dimostrare che dove il culto alla Madonna rimane intenso e radicato, anche la fede segna in termini profondi l'identità di un popolo straordinariamente mariano. Aveva ragione il Beato Paolo VI quando al Santuario della Bonaria in Cagliari affermò: «Non si può essere cristiani senza essere mariani».

PASQUALE MARIA MAINOLFI