Papa Francesco a Piana Romana chiede lavoro per i giovani ed esalta il ruolo degli anziani Chiesa Cattolica

Pietrelcina è una terra fecondata da Dio, un luogo particolare, per la nascita di Francesco Forgione, noto al mondo come Padre Pio. L’annuncio della visita apostolica di Papa Francesco, in Piana Romana, a tre Km dal centro abitato, per pregare nel luogo delle prime stimmate ricevute dal Signore il 7 settembre 1910, nonché i doni mistici, segna un’ennesima tappa nel magistero petrino, un’altra tessera nel mosaico della Chiesa, per ridestare le coscienze assopite e per rinsaldare il profondo legame con un autentico “Testimone della Misericordia”. Nella cappella di San Francesco davanti all’olmo, il giovane religioso, avverte dolori lancinanti e sperimenta l’amore senza misura del Signore, attraverso la flagellazione e la coronazione di spine.

E’ ancora buio quando mi reco in Pietrelcina, da cronista e da fedele, per incontrare il Pietro vivente, per narrare le emozioni, per leggere nei volti dei presenti la gioia e per cogliere i segni di un Infinito davvero incomparabile. Lungo il passaggio che conduce alla sala stampa, l’immensa felicità di Cosimo Cavalluzzo traspare dal suo viso, simile al mare cristallino dai cromatismi smeraldo, reso evidente dalle sue parole, classe ‘21. Egli è già dalle 04.00 del mattino, vestito di tutto punto, reca in mano un cartello con le immagini di papa Francesco e san Pio, dimostrando che la terza età, esplode nei germogli primaverili, simbolo della fede genuina e incrollabile.

Nell’aula liturgica “Padre Pio Santo”, i devoti in religioso silenzio recitano il rosario alla Madonna della Libera, venerata in Pietrelcina, la statua viene portata poi sul palco a spalle dai fedeli e collocata sul palco nel Piazzale Jubilaeum. Fervono gli ultimi preparativi, i componenti del coro polifonico “P. Pio da Pietrelcina”, diretti magistralmente da Orazio Fioretti, si radunano alla spicciolata e quando i contralti, i soprani, i tenori e i bassi, sono sopraggiunti provano il “Cantico del Giubileo” e “Fratello Sole e Sorella Luna”, accompagnati alla tastiera da Polito Daniela.

Nel cielo plumbleo le nuvole minacciano pioggia, alle 07.47, giunge l’elicottero del papa, con 13 minuti di anticipo rispetto al programma diramato, atterra nello spazio indicato dalla Gendarmeria vaticana con le forze dell’ordine. Il sole vince il grigio e illumina con i suoi raggi migliaia di fedeli accorsi per ascoltare la sua illuminante parola. Il pontefice scende dal velivolo ed incurante del protocollo non sale in macchina, percorre a piedi il breve tratto, stringe le mani, sorride amorevolmente, accarezza i bambini, rincuora i fedeli dietro le transenne, ridona la speranza ai contriti di cuore, rende visibile la Misericordia del “Padre”, che attende il ritorno del figlio prodigo, per salvare ciò che è perduto.

Il pontefice prega prima nella cappella di San Francesco, iniziata nel 1958, terminata il 23 aprile 1961, si ferma in preghiera davanti all’olmo, attualmente protetto da un vetro, in seguito accompagnato dall’arcivescovo metropolita Felice Accrocca sale sul palco. Il papa si accosta accanto alla statua della Madonna della Libera, dona la corona del rosario alla Madre del Signore. L’indirizzo deferente di saluto del pastore dell’arcidiocesi di Benevento esprime innanzitutto il ringraziamento per la visita del pontefice, in un fazzoletto di terra calpestato dal santo cappuccino.

Il presule nel suo breve ma incisivo discorso sottolinea: “La nostra terra soffre, a dispetto delle sue grandi potenzialità, che restano mortificate dalla grave debolezza delle infrastrutture: così i nostri giovani sono costretti a cercare lavoro altrove e nei nostri Comuni - come in tutte le aree interne del Paese - la popolazione diminuisce, mentre l’età media di coloro che restano s’innalza sempre più. Tutto ciò pone nuove urgenze alla vita pastorale”.

Il papa non segue completamente il testo scritto, si sofferma su alcuni paragrafi, aggiungendo altre riflessioni inerenti le divisioni nella comunità, affermando la presenza del diavolo. Il pontefice riprende il tema del lavoro, spesso evidenziato nei suoi interventi, tocca il sociale, esalta il ruolo preminente degli anziani, patrimonio della comunità.

Conclude, infine: “Incoraggio questa terra a custodire come un tesoro la testimonianza cristiana e sacerdotale di san Pio da Pietrelcina: essa sia per ciascuno di voi uno stimolo a vivere in pienezza la vostra esistenza, nello stile delle Beatitudini e con le opere di misericordia. La Vergine Maria, che voi venerate con il titolo di Madonna della Libera, vi aiuti a camminare con gioia sulla via della santità”.

Al termine saluta le autorità civili, fasce tricolori, mentre l’azione cattolica ripete più volte uno, due, tre, quattro, cinque, sei, Ciao. Ancora si ferma con i malati, portati dall’Unitalsi, raggiunge l’elicottero. Riprende il suo viaggio per San Giovanni Rotondo mentre il velivolo s’innalza verso il cielo, la sua venuta non è solo un evento per la storia della chiesa locale, ma l’essere pellegrino nel paese d’origine di San Pio, rappresenta un monito a ritrovare le vere coordinate della vita cristiana sul quadrante delle virtù teologali. E’ un invito a ripensare il nostro essere Chiesa nell’umiltà, per scoprire nelle periferie esistenziali le vicissitudini degli uomini contemporanei, per annunciare la Buona Notizia, la nuova linfa per edificare la Civiltà dell’Amore. 

NICOLA MASTROCINQUE 

nmastro5@gmail.com 

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