Al Museo Modern di San Marco dei Cavoti intitolata a Domenico Zuppa la Biblioteca di Medicina Cultura

Dallo scorso mese di giugno il Modern di San Marco dei Cavoti (museo multitematico e centro di studi e ricerca con al suo interno l’unico Museo d’Italia dedicato all’oggettistica pubblicitaria) vanta anche una vastissima biblioteca di medicina che comprende i fondi dei dottori Vessa, Parziale e Giudicepietro, è costituita da una grande mole di volumi, saggi, enciclopedie e riviste di varie epoche, in italiano e in inglese,ed occupa una sala dedicata a cui si è deciso nei giorni scorsi di dare un’intitolazione.

Tra i tanti medici sammarchesi (che saranno comunque ricordati nella sala con i loro ritratti), si è scelto di il nome del dottor Domenico Zuppa poiché di recente il pronipote omonimo, magistrato a riposo, ha donato al Modern un busto raffigurante il nonno, opera in terracotta firmata dall’illustre scultore Carlo De Veroli (Carrara, 1890 - Napoli, 1938) e posizionata all’ingresso della Biblioteca di Medicina la quale, appunto, d’ora in poi onorerà l’eminente clinico che nacque a San Marco il 9 dicembre del 1864 da Vincenzo e Barbara de’ Conno.

Avviato inizialmente alla carriera ecclesiastica per volere di uno zio, Zuppa sentì tuttavia sin da giovanissimo la passione per la medicina, tant’è che - abbandonato il seminario e laureatosi all’Università di Napoli nel 1893 - tornò poi al proprio paese come medico condotto rendendosi però ben presto conto delle disagevoli condizioni della categoria, tra l’altro non retribuita adeguatamente e priva di alcuna opera previdenziale.

Esposte tali problematiche in vari congressi in tutta Italia sin dai primi anni del Novecento, nel 1912 ricevette l’incarico dall’insigne oncologo sannita Giovanni Pascale di eseguire un’analisi sulle condizioni dei medici condotti della provincia di Benevento portando così alla luce l’esiguità degli stipendi dei professionisti meridionali rispetto a quelli del nord-Italia, e manifestando altresì la necessità di istituire un Ordine provinciale dei Medici dove successivamente, in veste di consigliere, espose all’Assemblea Generale presieduta da Giovanni Pascale la relazione Condotte mediche e stipendi minimi che fu poi stampata, per decisione unanime e a spese del neonato ordine,nel cui consesso egli venne pure designato a far parte di un Comitato di Agitazione, assieme ai dottori Petrillo, Barricelli, Capozzi, Baccari e Pelosi.

Fu inoltre dal 1913 un convinto sostenitore dell’abolizione delle condotte piene che -  ritenute indispensabili solo perpoveri e bisognosi e non per ceti abbienti - vennero così soppresse sei anni più tardi, mentre continuò a lottare su altri fronti, denunciando ad esempio su svariati giornali (Il Giornale d’Italia, Avvenire Sanitario e Il Mattino) l’esiguità degli stipendi dei medici condotti, fornendo in merito dati dettagliatissimi  e citando come eloquente caso quello del collega di San Leucio del Sannio Commendator Zamparelli che, pur percependo uno compenso annuo di 2900 lire, era obbligato, dopo venticinque anni di servizio, all’uso del cavallo perraggiungere le dodici frazioni dell’abitato, nonché al pagamento di parecchie tasse.

Presidente dell’Associazione dei Medici Condotti dal 1919, Zuppa continuò comunque a impegnarsi per il bene della categoria medica con ulteriori articoli di contestazione su prestigiosi giornali e riviste ove lamentò l’inadeguatezza dei corrispettivi per le condotte per i poveri in quanto il medico, a conti fatti, percepiva in media appena una lira a persona, praticamente alla pari di un barbiere; non esitò quindi a rispondere, con schiaccianti prove documentarie alle obiezioni rivoltegli, anche quando esse venivano da personalità di spicco, tra cui lo stesso Giovanni Pascale il quale a volte non aveva creduto a tutti i dati da lui esposti.

Seppe così guadagnarsi la stima di tutti i più autorevoli esponenti della classe medica e politica, tra cui lo stesso Pascale, che ritrattò le proprie obiezioni, Leonardo e Vincenzo Bianchi, Pietro Castellino, Luigi Ferrannini e gli onorevoli Bonardi, Bossi e Pietravalle.

Presentate le dimissioni dagli incarichi ufficiali quando l’Associazione dei Medici Condotti aderì al fascismo, Zuppa proseguì ugualmente nell’attività di lotta e denuncia deplorando la scarsa attività del sodalizio su scala nazionale, nonché  proponendo modifiche e miglioramenti alla legge sulla Cassa Pensione dei medici edesortando in proposito i colleghi ad intervenire al Congresso di Bari del 1922,laddove le sue tesi furono trionfalmente accolte e presentate al Governo dal conterraneo Leonardo Bianchi.

Domenico Zuppa fu anche Conciliatore, Ispettore per la provincia di Benevento durante gli anni del colera e rappresentante per la stessa zona del Collegio degli Orfani dei Sanitari di Perugia fin quando, ritiratosi dalle posizioni di prima linea, continuò a svolgere la professione a San Marco dei Cavoti di cui fu medico condotto e ufficiale sanitario e dove morì il 16 febbraio del 1942.

Sposato con Adele Bianco, il dottor Zuppa ebbe due figli, Armida e Armando; ad opera di quest’ultimo, anch’egli medico e radiologo di fama nazionale, tutti i suoi scritti furono raccolti e pubblicati nel 1936 a Napoli, nel volume Per la riscossa dei Medici Condotti, per le edizioni Di Lauro.

Con questa intitolazione, il Modern Museo contribuisce a tener viva la memoria delle tradizioni locali, rendendo in tal caso onore a un professionista del secolo scorso al quale, ancora oggi, devono tanto le giovani generazioni di medici.

ANDREA JELARDI