Traiano e Padre Pio Cultura

Ancora una volta ci tocca ricevere schiaffi dolorosi. L'università Telematica “Giustino Fortunato” ha il merito (tra altri) di attirare la presenza di personaggi del mondo culturale. E' in corso dalla scorsa estate un progetto inteso a celebrare la figura dell'Imperatore Traiano della cui opera Benevento raccoglie una testimonianza straordinaria, quale è l'Arco in suo onore eretto per celebrare la Via Appia Traianea (Benevento Brundisium sua pecunia fecit si legge sui cippi posti ad ogni miglio) e la conquista della Dacia (attuale Romania). Ebbene, illustri personalità capitate a Benevento sottolineano come l'eccezionale patrimonio storico-artistico-culturale della nostra città sia poco conosciuto oltre una ristretta cerchia di studiosi.

Ne siamo perfettamente coscienti, come dimostra tutta la collezione di questo giornale (e qualche altra storia di impegno professionale). Ed è la grande colpa di una classe dirigente a tutti i livelli inidonea a valorizzare, gettando sul mercato della organizzazione economica, i tanti “pezzi unici” che Benevento può esibire.

Il riconoscimento di Santa Sofia patrimonio dell'umanità secondo l'UNESCO è consistito nell'appropriazione della Chiesa nel patrimonio del Fondo Culto del Ministero dell'Interno dopo che per decenni la Provincia ha profuso fondi del proprio bilancio o comunque ha curato, con la Parrocchia, tutti i lavori di manutenzione, compresi i due restauri dell'ultimo mezzo secolo nel presupposto, che pareva pacifico, che la Chiesa fosse di proprietà della Rocca dei Rettori. Ma in nessun modo questo riconoscimento è utilizzato per un qualunque ritorno economico. Da parte di chicchessia: uso del logo su carte intestate, atti promozionali, gadget turistici, pubblicazioni, cartellonistica stradale. Forse è più probabile che Benevento possa essere annunciata al viaggiatore da un a scritta Città Denuclearizzata come hanno fatto attorno a noi modesti agglomerati i cui poveri abitanti stentano a capire che cosa significhi. E forse anche a Benevento c'è chi stenta a capire che significa sito Unesco.

Ho più volte ricordato il professore Umberto Fragola che, negli anni '60 quando il Prefetto Paternò riuniva operatori vari per parlare di iniziative turistiche, si ripeteva affermando che “il turismo non è un tedesco che si ferma ad ammirare l'arco di Traiano e scappa via ma chi resta in città, fa uso di ristorante ed albergo”. Che cioè il turismo è essenzialmente un fenomeno economico.

Lo hanno capito comunità (e classe dirigente relativa) che hanno qualche muro diroccato e attorno a quello fanno “girare” comitive portate da agenzie organizzate. Noi abbiamo realizzato sporadiche iniziative di turismo scolastico, e pure quelle sono finite.

Milioni di visitatori vanno a vedere la Reggia di Caserta, bellissima certo, ma è un palazzo del 1700. Benevento può esibire testimonianze di vicende risalenti e due millenni e mezzo fa che stanno scritte nella storia dell'Europa. Negli archivi di chiese e palazzi c'è una stratificazione di fatti storici che si sognano le pubblicizzate città toscane del Rinascimento. E' importante il Rinascimento, ma la storia della Chiesa dove la mettiamo? Benevento ha inventato la scrittura musicale ed è titolare di un “tipo” grafico che in tutto il mondo si chiama “beneventano”. Qui bisogna venire per indovinare dove si trova il luogo delle Forche Caudine (forche caudine si usa in tutte le lingue a significare una stretta o una umiliazione) o della battaglia di Pirro che diede avvio alla storia di Roma. Qui bisogna venire per vedere il più bell'arco dell'Impero Romano e si possono osservare dell'età imperiale ponti e strade, oltre il teatro e indizi certi di un anfiteatro. Di qui passarono per millenni tutti quelli che dall'Oriente dovevano andare a Roma. E dall'Europa per passare in Oriente il punto nodale è stato in questa terra.

Da sempre l'umanità è soggiogata da storie fantastiche di streghe e diavoli. Dove se non a Benevento si è immaginato il Noce che diede spunto nell'800 al più popolare balletto per mano di un musicista di nome Sussmayr?

Un distinto signore che ha incombenze in ambito universitario, appreso che Pietrelcina è a una diecina di chilometri, si chiedeva perché mai non ci fosse alcun abbinamento comunicativo tra le due realtà. E si potrebbe continuare con cose più effimere come il patrimonio agrario, l'ambiente, il paesaggio, la ricchezza dei nostri dialetti tutti ricchi di riferimenti al greco e al latino. Ma forse anche a scuola si dovrebbe dire che le prime parole della lingua italiana (Sao ca kelle terre eccetera) sono state scritte in ambito beneventano. O che Benevento è stata per secoli la capitale del più importante regno della storia del Mezzogiorno (altro che  Due Sicilie).

Fa rabbia che si sprechino soldi pubblici per scopiazzare sagre paesane di nessun impatto duraturo sul tessuto economico. Fa rabbia soprattutto dover ammettere che le associazioni di categorie imprenditoriali che pur si dibattono in condizioni difficili non comincino una buona volta a puntare sul turismo. Inteso come quel complesso di iniziative capaci di mettere sul mercato tutto questo ben di Dio che abbiamo appena accennato. Il mercato del turismo nel mondo è in costante crescita.

Al  viaggiatore che chiedeva dove sta Pietrelcina avremmo dovuto dire che pure Padre Pio non se la passa tanto bene?

MARIO PEDICINI