Ieri come oggi la novena di Natale... Enti

Nell’era contemporanea gli uomini sono letteralmente travolti dalla valanga del consumismo e relegano nell’oblio le tradizioni, considerate desuete e fuori dal tempo.

Mancano pochi giorni alla Nascita del Signore, il conto alla rovescia è gia iniziato, l’attesa spasmodica di Gesù deve riportare al centro il messaggio autentico della sua venuta nel mondo, al fine di rischiarare le menti ottenebrate da modelli culturali, contrapposti ai dettami del Vangelo, tendenti a sminuire il valore dell’evento spirituale.

L’incidenza del fenomeno non è da sottovalutare e la riflessione attenta del rapporto Uomo-Dio, attraverso i fotogrammi della memoria ci riporta nella società a struttura semplice dove l’importanza della Novena di Natale assume una preminenza imprescindibile per vivere con fervore il Mistero del Figlio di Dio.

Tra le pagine più significative della storia locale di Foglianise, scritte e raccontate con grande emozione dagli anziani del paese riaffiorano i ricordi indelebili, legati alla Novena di Natale, uno dei momenti più emozionanti del periodo d’Avvento.

Nella ricorrenza liturgica dell’Immacolata Concezione, Nicola Palladino, detto “u cecatu”, perché privo della vista, si recava nelle abitazioni del paese e delle campagne, per acquisire il numero delle famiglie che desideravano ascoltare la Novena di Natale, consegnando un’immagine della Sacra Famiglia di Nazareth. Il suono dell’organetto di Nicola, accompagnato dai figli Celestino, Angelo ed Elisabetta era il preludio ideale per scandire il tempo forte del cristiano, i cantori della tradizione eseguivano il brano “ Tu scendi dalla stelle”, con una variazione tipicamente di Foglianise, dal 15 al 23 dicembre.

Le prime due strofe sono quelle scritte da Sant’Alfonso Maria de’ Liquori con l’aggiunta delle seguenti parole: “E la novena che simu cantatu la nascita di Gesù si è presentata, Immacolata, in cielo e in terra sia nostra avvocata”. C’erano anche le note degli zampognari che risuonavano dolcemente, eseguite da Giovanni Izzo e Alfonso Api, la melodia del violino di Gennaro Viglione a sublimare la letizia del Dies Natalis, che cambiò la storia della cristianità.

I fedeli, inoltre, si preparavano spiritualmente alla nascita del “Principe della Pace”, partecipando alla novena dell’Immacolata Concezione di Maria, che si celebrava alle 05:30, nonostante le inclementi condizioni atmosferiche giungevano dalla campagna e dal paese, illuminati da lanterne ad olio, da tizzoni ardenti o da “cannaucci”, quest’ultimi raccolti sul monte Caruso o di San Michele, per raggiungere la Chiesa di San Ciriaco Martire, per invocare Colei che generò il Figlio di Dio.

Nella Chiesa del SS. Corpo di Cristo veniva allestito un meraviglioso presepe del ‘700, realizzato dai maestri napoletani, ammirato dai bambini e dagli abitanti della Valle Vitulanese, per la sua incomparabile bellezza.

Una bella preghiera era rivolta al Bambino, deposto nella “Greppia della Speranza”, ne riporto il testo, in quanto poco noto: “La Notte de Natale che bella festa principale e lu ove e l’asinello e San Giuseppe lu vecchiariellu. Ieva a l’ortu a coglie i fiuri e ne cuglieva nu maccaturo, le mettivo in cunnulella, fai la nanna Gesù Bambino”.

Il presepio, raffigurato dai grandi pittori, curato nelle abitazioni, preparato nei luoghi sacri, richiama il simbolo inequivocabile della Sacra Famiglia che si perpetua nel tempo e nello spazio ancora nel terzo millennio.

L’arte presepiale veicola il messaggio cristiano in modo immediato, le statue con i volti popolani, le immagini celestiali, gli antichi mestieri, le differenze razze, i Re Magi comunicano i valori intramontabili delle virtù teologali in una quinta scenografica che desta meraviglia.

NICOLA MASTROCINQUE

nmastro5@gmail.com

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