Enti - Tesori nascosti da rivalutare nella Chiesa di Sant'Anna

Tesori nascosti da rivalutare nella Chiesa di Sant'Anna Enti

Nella chiesa del Santissimo Corpo di Cristo, comunemente chiamata dai “foglianesari” di Sant’Anna è collocato un inestimabile patrimonio artistico. L’edifico di culto, originariamente dedicato a San Giovanni, è stato fondato nel 1536. All’interno del luogo sacro appaiono due tele che colpiscono l’occhio del fedele o del visitatore. I quadri, due inediti orsiniani sono stati realizzati da Luca Giordano (1634-1705) o da un suo brillante allievo Giuseppe Simonelli (1650-1710), in assenza del caposcuola partito per la Spagna.

L’opera barocca dal titolo: “La Vergine bambina con Sant’Anna, San Gioacchino e il Padre Eterno”, risale al 1692, misura (cm 230 x 160), impreziosisce l’altare maggiore. Con la tecnica ad olio il pittore raffigura la Madonna nonché i suoi genitori San Gioacchino e Sant’Anna. E’ probabile che il committente della tela sia il Cardinale Vincenzo Maria Orsini, Arcivescovo Metropolita di Benevento dal 1686 al 1724, che nel corso del suo eminente episcopato profonde le sue migliori energie per il decoro delle chiese con immagini ispirate alla Bibbia e alla vita del Figlio di Dio, descritta nella Buona Novella dagli evangelisti.

Un ruolo preminente si deve a Basilio Giannelli (1662-1716), molto legato al porporato Orsini, nato nell’antico casale di Sirignano, ricadente nel territorio di Foglianise, famoso giureconsulto nella città partenopea e celebre letterato arcade con lo pseudonimo di Cromeno Tegeatico. I restauratori rimuovendo gli strati pittorici del quadro sull’altare maggiore hanno rinvenuto la sigla “L.G.” (Luca Giordano). Ciò non è altro che il marchio di fabbrica, pertanto, le ipotesi formulate rimandano all’opera già presente nella chiesa ancor prima della Visita Pastorale dell’Arcivescovo Orsini.

Del resto risulta difficile immaginare che i quadri fossero solo abbozzati e poi terminati dai suoi allievi. Si potrebbe ritenere che le due tele siano giunte antecedentemente e disposte in modo diverso rispetto a come sono state poste attualmente. Non è da escludere che nell’atelier di Luca Giordano, infatti, alcuni particolari siano stati dipinti dal maestro per esaltarne la qualità della tele, come il bellissimo angelo riprodotto nella pala d’altare o la figura potente di San Gregorio Magno in un quadro della navata laterale.

Un elemento di eccezionale importanza che si coglie nell’iconografia della tela sovrastante l’altare, richiama lo stile pittorico del barocco, per emozionare il credente ed immergerlo nella luce del Mistero. Il quadro ritrae gli angeli tra le nubi del cielo, Dio è assiso in posa regale. Sulla sinistra due angeli con le ali, uno con le mani congiunte prega dinanzi alla Vergine, l’altro in ginocchio dona un piatto di rose. A destra, invece, in una posizione retrostante rispetto alla scena San Gioacchino. Il padre di Maria è avanzato negli anni con una barba canuta, con le mani poggiate su un bastone. Davanti a lui una figura femminile che tocca il ramo di un piccolo arbusto, inserita nella scena principale.

Nella Sacra Scrittura la santità e la bontà sono rappresentate dall’albero con un linguaggio metaforico, evidenziati dalle figure di Sant’Anna e S. Gioacchino. Da ammirare ancora l’opera dall’eccelso valore artistico “La Madonna con Il Bambino, San Giuseppe e San Gregorio papa e le anime purganti”, misura cm (230 x 160), databile al 1692.

I pigmenti di colori e il gioco di luci con le pennellate morbide, delicate, richiamano i tratti iconografici e stilistici di Luca Giordano e della sua scuola negli anni Sessanta e Settanta del Seicento. La Vergine è seduta sulla nube, circondata dai cherubini, tiene tra le braccia il Bambino a cui tocca il piedino. Il piccolo è rivolto alla sinistra verso l’angelo che gli dà delle rose. Nel registro inferiore appare la figura di San Giuseppe con la verga fiorita e San Gregorio Magno con gli abiti pontificali. Il Padre putativo di Gesù è raffigurato con il volto solcato dalle rughe, i capelli bianchi, le mani che pulsano e le vene sono segnate dalla fatica. Nel suo volto rifulge la luce, le sue vesti sono abbastanza umili, esprime la virtù della saggezza.

Il patrimonio artistico della chiesa del Santissimo Corpo di Cristo costituisce un itinerario di fede, non ancora conosciuto, poco valorizzato, la Città di Foglianise deve prediligere la cultura religiosa, per incrementare il turismo delle aree interne, non affatto considerato dall’Ente Locale nei percorsi del Sannio, al fine di riscoprire l’arte barocca.

NICOLA MASTROCINQUE

Nella foto “La Vergine con il Bambino, San Giuseppe, San Gregorio Papa e le anime purganti”

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