Eventi - CASTELPOTO - Sabato 7 novembre la presentazione del libro 'Per la libertà. Il rugby oltre le sbarre' di Antonio Falda

CASTELPOTO - Sabato 7 novembre la presentazione del libro 'Per la libertà. Il rugby oltre le sbarre' di Antonio Falda Eventi

Il rugby non e' solo il Sei Nazioni. Puo' essere anche un viaggio, lungo poco piu' di 210 giorni, nelle carceri italiane: e' quello che ha fatto lo scrittore Antonio Falda, ben raccontato nel libro che ha per titolo Per la libertà. Il rugby oltre le sbarre.

Antonio Falda scrive soprattutto storie di rugby, ed è già autore di “Novelle ovali-35 piccole storie di rugby e di vita” e di “Franco come il rugby” un omaggio al grande Franco Ascantini, dove l’autore attraverso una conversazione intensa con una leggenda di questo sport, ripercorre le tappe del rugby italiano.

Per chi non lo conoscesse Ascantini, sannita verace, descritto come uomo coraggioso e deciso ha caratterizzato quasi sessant’anni del rugby italiano. Ha contribuito a scrivere la favola della Partenope Napoli: squadra di studenti del liceo classico “Genovesi” cresciuta col suo gioco “scugnizzo” fino a diventare campione d’Italia nelle stagioni 1965 e 1966.

Da allenatore è stato tra i fondatori del Benevento e a quell’epoca il Benevento faceva sognare molti appassionati con il suo gioco. Era il rugby di Ascantini, il rugby del professore, come lo chiamavano i suoi colleghi, fatto di inventiva, capacità di muovere la palla al largo, sostegno, continuità e movimento.

Chi sa se non ci fa una sorpresa e si presenta anche lui alla presentazione del nuovo libro di Falda. Sarebbe sicuramente un emozione grandissima per tutti. Sarà presentata il 7 novembre alle ore 18 presso la Sala Consiliare del Comune di Castelpoto l’ultima opera narrativa dello scrittore beneventano.

Oltre all’autore, saranno presenti il sindaco di Castelpoto Vito Fusco, Antonio Luisi, originario di Castelpoto, nonché vice presidente della F.I.R (Federazione Italiana Rugby),il responsabile Formazione Giovanile area sud Luigi Donatiello e il giornalista Antonio Caporaso che farà da moderatore.

All’appuntamento saranno presenti anche atleti e autorità del mondo del rugby che potranno intervenire durante la presentazione confrontandosi con l’autore.

L’iniziativa si inserisce nel programma promosso dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria a sostegno dei progetti sportivi nelle carceri italiane. Il libro di Falda è parte integrante del Progetto Carceri sviluppato e sostenuto dalla F.I.R che lo promuove come strumento sociale e occasione di recupero.

Il testo racconta proprio le vicende personali di chi cerca, anche attraverso il rugby, una forma di riscatto personale. Lo scrittore sardo ha visitato gli otto istituti coinvolti. Dal carcere minorile di Nisida agli istituti detentivi di Terni, Torino, Monza, Frosinone, Porto Azzurro, Bollate e Firenze, incontrando numerosi detenuti e parlando con operatori e professionisti del settore.

Le testimonianze sono state raccolte, per divenire protagoniste delle pagine. Falda nel libro ci fa intendere che la palla ovale non è solo uno spettacolo agonistico che raccoglie il favore di folle crescenti di appassionati, ma è soprattutto una scuola di vita ed un patrimonio di valori legati alla lealtà sportiva, allo spirito di sacrificio ed alla volontà di riscatto: in particolare nelle situazioni difficili, come quelle vissute dai detenuti “oltre le sbarre”.

I detenuti somigliamo più a una palla ovale che a una rotonda: rotondo è perfetto. Come nessuno di loro è. Ovale invece può essere una palla rotonda venuta male,pressata,abituata a soffrire così come ognuno di loro, è la forma che più li rappresenta proprio perché non è perfetta.

L'importanza di questo sport va ben oltre gli aspetti tipici legati alla pratica sportiva, come benessere e forma fisica. Insegna soprattutto a privilegiare il valore del gruppo rispetto al singolo, sviluppa il senso del sacrificio in favore del risultato di squadra. Regole basilari nella vita, ma che all'interno di una struttura come quella penitenziaria possono diventare preziosissime proprio in vista di un reinserimento sociale successivo.

Nel rugby i detenuti imparano a inseguire la meta di un riscatto, correndo, sudando, soffrendo, ma soprattutto scoprendo, nella mischia, quelle regole e quel rispetto dell’avversario che forse non hanno mai incontrato nelle mischie di strada.

Il rugby, ha come consegna per chi lo pratica la buona creanza del rispetto assoluto dell'avversario e delle regole di gioco, in tal senso rappresenta una metafora della vita, spesso smarrita dietro i cancelli delle carceri italiane.

NELLO MARRA                       

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