Eventi - Ricordi e divertimento alla presentazione dell'ultimo libro di RS 'Io, le macerie, il fango e lo sport' scritto da Mario Collarile

Ricordi e divertimento alla presentazione dell'ultimo libro di RS 'Io, le macerie, il fango e lo sport' scritto da Mario Collarile Eventi

Scoppiettante (ma anche spassosa), dinamica (ma anche coinvolgente), istruttiva (ma anche solidale): questa la presentazione/evento del libro Io, le macerie, il fango e lo sport scritto da quel simpaticone dell'avvocato Mario Collarile.

Definitosi a più riprese “il valletto della serata” in quanto ha, tra le altre cose, introdotti i relatori e passato il microfono, Collarile ha voluto fortemente che il suo 12° volume - edito da Realtà Sannita - godesse del proscenio dell'Auditorium Santa Maria di Costantinopoli, sito in quel Rione Ferrovia dove l'avvocato ha vissuto la sua fanciullezza.

Ed il primo a salutare il folto e attento uditorio è stato proprio il padrone di casa, mons. Pompilio Cristino, vicario generale della diocesi di Benevento, nonché autore dell'introduzione del libro.

“Un quartiere - ha esordito il presule - per avere identità deve avere le radici, perchè senza le radici non si costruisce nulla e difatti ho chiesto a più amici di scrivere del passato per costruire il futuro, la memoria storica ci vuole! Ed io - ha sottolineato mons. Cristino - sono davvero contento di aver vergato l'introduzione al volume di Collarile, perchè lui è particolarmente legato a questo quartiere”.

Il tomo, bello corposo (296 pagine suddivise in 27 capitoli), è un racconto di fatti ed avvenimenti beneventani, che vanno dall'ultima guerra fino alla terribile alluvione del 2015 e sono narrati con l'immancabile ironia e sagacia dell'avvocato, scrittore e uomo di sport.

Tutto il ricavato della vendita del libro, inoltre, sarà devoluto alla squadra Volley Santa Maria di Costantinopoli.

“Fare sport ha tra i suoi molteplici pregi anche quello di togliere dalla strada tanti ragazzi e forgiarne il carattere - hanno affermato gli allenatori della VSMC Tonia Mezzapesa e Antonio Poccetti - e per noi è indispensabile poter tornare ad allenarci a casa nostra, nella palestra Rampone, resa inagibile dal nubifragio dell'ottobre scorso”.

Ovviamente, non ha fatto mancare il suo saluto l'editore Giovanni Fuccio, che ha espresso viva soddisfazione per aver dato alle stampe questo scrigno prezioso di ricordi dell'avvocato Collarile, definito “esempio straordinario di vita, passione e impegno”.

Spazio, dunque, agli interventi e, per usare un gergo calcistico, “se la sono palleggiata” l'autore e lo storico Elio Galasso, il cui amabile disquisire è stato inframezzato dalla lettura di alcune pagine del libro ad opera dell'attore Tonino Intorcia.

Collarile e Galasso, per chi non lo sapesse, sono amici di lunga data, un'amicizia nata, cresciuta e consolidata sui banchi di scuola e poi fuori, all'aperto, tra una miriade di giochi “poveri”.

“Sono le tribolazioni che mettono alla prova l'intelligenza - ha asserito il già direttore del Museo del Sannio Elio Galasso -. La II Guerra Mondiale, con tutti i suoi disastri, ci è caduta addosso quando eravamo bambini e pertanto non ne sapevamo un granchè, ma questo ci ha fatto aguzzare il cervello, noi dovevamo inventare ad essere bambini, ovvero, a giocare, C'erano le macerie a Benevento, con tutto il loro carico di bombe inesplose, e noi andavamo a scavare nelle macerie per cercare cose. C'era la fame, e non è solo un'espressione letteraria, ma era vera. A Piazza Roma c'erano dei grossi crateri fatti dalle bombe e noi bambini ci facevamo le sciuliarelle”.

Galasso, quindi, ha tenuto una divertente lezione di idioma beneventano, una parlata definita “saporosa” ed infine ha concluso: “Il libro non è un'autobiografia di Mario, ma è un libro della storia di Benevento, della nostra città raccontata fino al minimo dettaglio, che ha avuto una sua fioritura, una sua valenza ed il rammarico è per i tanti che non mettono su carta quello che hanno vissuto in prima persona, storie destinate all'abisso del tempo”.

“Scusate il ritardo”, occhi e mani al cielo Collarile ha ricordato gli amici passati a miglior vita poco tempo fa, i quali aspettavano con ansia l'uscita del suo volume, tant'è che gli avevano fornito anche delle foto.

Mario Collarile asso del tennis in gioventù, presidente del Coni di Benevento e tutta una vita spesa a divulgare i valori dello sport, ha narrato vari aneddoti vissuti in prima persona e opportunamente inanellati nel libro.

Eccone uno: “Era il 1943 ed il mio primo allenatore sportivo si chiamava Ndonio, Antonio figlio di una contadina di Beltiglio, che a noi sfollati di Benevento ci insegnava un “baseball ruspante”, ovvero, “mazz e pivz”, che in fiorentino significa mazza e pezzettino.

Gli attrezzi erano una mazz, costituita da un bastone affusolato ed appuntito alle due estremità.

Il gioco consisteva nel porre a terra davanti a sé il pivz e colpirlo sopra una punta con la mazz, in modo da far saltare in alto il pivz, che doveva poi essere colpito nuovamente, ma a volo, in modo da scagliarlo il più lontano possibile.

Le regole prevedevano che, dove cadeva il pivz, si dovesse effettuare un secondo colpo e di seguito un terzo; vinceva chi lanciava, con i tre colpi, il pivz più lontano.

Ebbene, col mio primo colpo fui capace di stabilire un record: contemporaneamente commisi un errore, provocai un infortunio e subii una sanzione.

Commisi un errore perchè, dopo aver colpito a terra il pivz mancai di colpirlo di nuovo. Provocai un infortunio perchè con la mazz finii per colpire il ginocchio destro di Ndonio. Subii una sanzione perchè Ndonio mi diede “nu cavc ngul”, che in fiorentino significa un calcio nel sedere, ma fa male tale e quale”.

E così, tra risate e applausi, a cui hanno fatto da corollario i luminosi flash dei fotografi e le tante richieste di autografo all'autore, la serata è volata via con profondità e spensieratezza.

ANNAMARIA GANGALE

annamariagangale@hotmail.it

Foto di Antonio Caporaso - www.antoniocaporaso.it

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