Benevento - Quel 'budello oscuro' della galleria di via Napoli... così intasato di sporcizia e rifiuti In primo piano

Ho da poco attraversato in auto la galleria che da via Napoli immette sulla tangenziale ovest di Benevento. Vero e' che il tratto si percorre in senso unico ma e' l'effetto scenico, all’ingresso in galleria, che crea il panico. Nel buio più totale spuntano come fantasmi, drammaticamente illuminati dai fari, sporcizia e rifiuti addossati alle pareti. E’ probabile che i cittadini abbiano già chiesto un intervento delle istituzioni, ma è il caso di alzare la voce su quella che è, più in generale, la tenuta delle strade.

E’ indifferibile ricorrere all’autorità dell’assessore ai lavori pubblici e del primo cittadino per mettere in sicurezza la galleria che congiunge la zona sud della città con la zona nord, oltretutto fondamentale via di fuga che evita agli automobilisti di percorrere via Napoli, sempre intasata dal traffico, e consente di raggiungere velocemente l’altra parte del centro abitato e di immettersi sulla Benevento-Caianello.

C’è un rischio enorme di essere coinvolti in incidenti quando si percorrono soprattutto le strade più periferiche. Il solo lavoro di evitare le buche del dissestato manto stradale crea condizioni di criticità”, segnalano coloro che giornalmente si spostano sulle strade urbane; e pare strano che nessun amministratore si renda conto o abbia provveduto ad effettuare un sopralluogo, giusto per toccare con mano la disastrosa situazione delle strade. Per non parlare poi della tenuta dei bordi, dove le erbacce crescono indisturbate e occludono il campo visivo, creando il pericolo di ulteriori incidenti.

Tutto ciò, è evidente, non assolve coloro che lanciano dai finestrini delle automobili rifiuti di ogni genere, con il risultato che i margini della carreggiata sono diventati un ricovero di immondizia; inoltre sono molti coloro che transitano nella galleria a fari spenti, giovandosi della traccia dell’automobile che sta davanti, e rappresentando un concreto rischio per sé e per gli altri.

La vegetazione ha ormai incorporato i cumuli delle buste di plastica; ma sulle strade di periferia urbana, quelle dove è esclusivo il ricorso all’automobile, lo sguardo distratto dell’autista o del passeggero non coglie se non una cortina di naturale vegetazione.

Non ci sono soldi per fronteggiare le emergenze”, è la risposta degli amministratori. C’è una ragione di fondo, anche in questa affermazione, che spesso sembra di circostanza. La tanto sbandierata spending review, una delle cause più rilevanti che hanno determinato lo sciagurato abbandono del territorio, ha generato solo rovine, non solo nei servizi e nelle prestazioni d'opera ma soprattutto nella salvaguardia del paesaggio.

Perché la questione incuria si sposta, con macroscopica evidenza, dalle città alle periferie e da queste alle aree suburbane, investendo in breve tutto il territorio e l’ambiente. Quest’ultimo è l’elemento che balza subito all’occhio anche del meno attento osservatore, nel senso che è il suo abbandono che genera quel senso di frustrazione e di disagio.

Non siamo più abituati a vivere in case sudice eppure continuiamo a sporcare. E per capire l’analogia, facendo un salto di scala, consideriamo che la città come una grande casa, dove le strade sono i corridoi, le piazze i disimpegni, le abitazioni sono le stanze, le infrastrutture sono i servizi e gli spazi periurbani non sono altro che i giardini che la circondano.

E sempre quell’osservatore meno attento di sicuro nota le buche che diventano sempre più grandi, che le cunette sono intasate, che le zanelle non sono pulite, che gli avvallamenti della sede stradale creano un senso di disorientamento, che gli alberi tagliati a casaccio non trattengono più i terreni, che le acque meteoriche ruscellano scriteriate, che le erbe e i rovi la fanno da padrone.

Il terzo paesaggio, quello teorizzato da Gilles Clément, diventa allora una tragica profezia, dove l’uomo consegna alla natura i residui della modernità, gli spazi incolti che diventano il rifugio della diversità, come il relitto di una nave, arrugginita ed abbandonata sul fondale marino.

UBALDO ARGENIO

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