Con ottimismo e ironia Rocco Papaleo conquista il pubblico beneventano In primo piano

L’attore, il cantante, lo showman fa ridere, cantare, pensare. Scende in mezzo al pubblico, sale sul palco, balla, racconta barzellette, invita a suonare, ma, soprattutto, a liberarsi e a lasciarsi andare sull’onda dei ricordi e della spensieratezza, perché, a volte, “rendersi buffi fa bene a se stessi”. Con questa iniezione di ottimismo e di sana ironia, Rocco Papaleo ha portato avanti “Una piccola impresa meridionale”, lo spettacolo andato in scena al Teatro Massimo di Benevento, tra gli applausi convinti di un pubblico sorridente.

L’avventura dell’attore ha pescato a piene mani dal bagaglio della sua gioventù. Sotto le luminarie di paese è passata così la banda musicale, il campeggio con gli amici ed una bella bionda rimorchiata, che gli consente di provare la “prima volta”, il capo dei perdigiorno davanti al bar imitato da tutti i ragazzi, la combriccola degli sfigati, le occasioni perdute e quel treno che non passava mai. Ma soprattutto il profumo delle radici.

Mio padre amava camminare e la musica americana - ha ricordato Papaleo - c’è una bella differenza tra camminare e passeggiare. Se la domenica mattina ascoltavamo la canzone di Frank Sinatra, “Fly me to the moon”, significava che il tempo era bello. Mia madre mi preparava pane e frittata e me ne andavo in campagna. Dopo una decina di chilometri, la fame saliva, il pane e la frittata si ammorbidivano, si impregnavano ed al momento gusto mi sedevo per “azzannare” la loro fragranza”.

La cavalcata dello showman si snoda tra il bisogno di solitudine e quello di vivere con gli altri, perché, è vero che “il cactus sta bene”, ma si può fare a meno delle relazioni? Al suo paese, in Basilicata, girava una semplice teoria: gli elementi essenziali della vita sono il cibo, il sesso e il ballo. Su questi tre binari si sono mosse la musica e le parole, tra aneddoti frizzanti, pittoreschi quadretti paesani, dialoghi piccanti e dissacranti e Maria Teresa che “è brutta, ma a me mi piace”. “Perché - ha sottolineato ironicamente l’attore - l’ideale della vita è “trovare una brutta che ti piace”. Perché la bella piace a tutti”.

Il cantante ha coinvolto il pubblico, ha fatto salire sul palco una ragazza volontaria, ha fatto suonare la diamonica a tre spettatori, perché “tutti possono e devono suonare uno strumento”, perché, in fin dei conti, la questione della vita è quella di “mettere una nota giusta in un’armonia”. La musica e le canzoni, briose e spiritose, hanno dato vita ad uno spettacolo accattivante e scanzonato, leggero e riflessivo, grazie anche alla bravura dei musicisti Arturo Valiante, Guerino Rondolone, Francesco e Gerry Accardo e alla sobria regia di Valter Lupo.

Lo spettacolo si è chiuso con il ballo della foca. Rocco Papaleo, ormai mattatore, ha fatto alzare tutti in piedi, convincendoli a ballare, eseguendo i movimenti del mammifero artico, sulle note della sua canzone. Dopo aver catturato l’attenzione della platea, ormai immersa in un lieve e flessuoso ondeggiamento, ha gridato sarcasticamente dal palco . “Vergognatevi, ma liberatevi!”. E giù una pioggia di applausi e risate.

ANTONIO ESPOSITO

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