Cultuta. La denuncia di Campus Benevento: 'Industria dimenticata tra progetti bocciati e teatri chiusi' In primo piano

Tra progetti bocciati, teatri chiusi e la concentrazione degli spazi culturali nelle mani di particolari istituzioni, l'associazione Campus Benevento compie una radiografia spietata della cosiddetta città-cultura non mancando di avanzare proposte al Comune.

“Non è un caso e neanche l’unica nota di merito di Mantova. Ma la città con la migliore qualità della vita in Italia è da anni sede del Festival della Letteratura.

Nonostante si critichi la frase: “Con la cultura non si mangia”, si fa invece di tutto per dimostrare che sia vera. Anche in una realtà che ha l’ambizione di definirsi città-cultura come Benevento, dove i progetti destinati a intercettare fondi regionali ed europei sembrano quasi una pratica secondaria da sbrigare svogliatamente.

Gli affreschi “in ammollo”

Emblematico il caso della occasione perduta (200.000 euro) per il restauro degli affreschi di piazza Sabariani, i più antichi della città, che rischiano ora di sgretolarsi sotto i colpi dell’umidità e dei vandali che occupano come campo da calcio il loro tetto. Ottenere un punteggio così basso, inferiore a quelli di tanti piccoli centri, evidentemente più concentrati sugli obiettivi, è stata oggettivamente una figuraccia. Poi si scopre che quella che sarebbe dovuta essere una proposta legata alla valorizzazione dei beni culturali in realtà era un minestrone di generiche indicazioni di eventi. Un progetto che evidentemente non rispondeva alla richiesta del bando. Dai “laboratori” di Palazzo Mosti insomma il rischio è che non riescano a emergere prodotti di qualità quasi si puntasse a finanziamenti più frutto di distribuzione di carattere politico che non della qualità espressa dalla richiesta. Un punto che dovrebbe interrogare gli amministratori.

La resa dei comodati d’uso

Anche la delibera sui teatri cittadini sembra non riesca ad evadere la precisa richiesta della Regione che porterebbe allo sblocco dei fondi per ristrutturare il Comunale, il San Nicola e completare il De Simone. La nota della Regione (protocollo n. 453065 del 4/7/2016 (4 mesi fa) chiede una “proposta programmatica” e un “programma di eventi da realizzare” che non vengono individuati. Queste “imprecisioni” nelle risposte da parte dell’ente locale rischia di ritardare, se non vanificare, anche i finanziamenti previsti relativamente alle strutture teatrali con le quali poter riavviare percorsi virtuosi e di qualità per reimpostare un piano attrattivo di carattere nazionale.

Il dissesto economico incombente per il Comune affretta, intanto, misure di cessione in comodato, e si punta su Università e Conservatorio. La prima, già proprietaria di tanti beni accantonati (chiesa di S. Teresa, auditorium Calandra, cappella De Simone), rinuncia ad acquisirne altri. Al Conservatorio, intanto, andrebbero il complesso San Vittorino e l’auditorium della Spina verde al rione Libertà. Il Comune troppo frettolosamente sceglie di liberarsi degli spazi nei quali si dovrebbe riorganizzare invece una speranza affidata soprattutto ai giovani e alla loro creatività.

La concentrazione degli spazi culturali nelle mani di particolari istituzioni, di fatto, riduce la libertà di espressione e soprattutto finisce per essere un limite all'esplorazione di nuove forme di lavoro culturale. Il Comune deve chiedere con convinzione la mobilitazione di più forze, anche del volontariato attivo e competente, e ritrovare il coraggio della pianificazione culturale guardando “politicamente” a un orizzonte di sviluppo di livello nazionale.

La svolta necessaria

La “città dei teatri” deve, come Mantova, riguardare le sue scelte strategiche. Non fosse altro per la consistenza del patrimonio strutturale esistente in città.

Elenco dei teatri e siti collegati ad attività culturali: Romano, Massimo, De Simone, Mulino Pacifico, Arena del Musa, Arco del Sacramento, Piccolo Libertà, auditorium S. Agostino, auditorium Vergineo, Biblioteca Mellusi, Biblioteca Pacca, Biblioteca Archivio di Stato (strutture operative); Comunale, auditorium Calandra, San Nicola, Spina verde, complesso San Vittorino, San Marco, Arena dell’Hortus (strutture chiuse o inagibili); cappella De Simone, ex chiesa di Santa Teresa (da ristrutturare); auditorium Giovanni Paolo II; auditorium Biblioteca Pacca, auditorium S. Gennaro,  auditorium S. Maria di Costantinopoli; auditorium Sacro Cuore, sala Le Grazie (strutture di proprietà della Chiesa).

I musei: museo del Sannio, Geobiolab, Musa, Arcos, complesso San Felice (“casa” di Ciro), museo diocesano, Sant’Ilario.

A questi 27 siti e 7 musei si aggiunge naturalmente Palazzo Paolo V, da anni indicato come il simbolo della rinascita e della programmazione culturale ma che, al momento, nonostante i proclami, ospita un po’ di tutto, deprivato per i prossimi dieci anni dell’intero piano terra concesso a una serie di cooperative. Ai piani superiori l’unica installazione, scambiata per opera d’arte contemporanea, sono i secchi posti sul pavimento per raccogliere l’acqua che scende dal soffitto lesionato”.

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