Dal Sannio a Terezin: uomini nel vortice del nazismo. Una commedia amara per non dimenticare In primo piano

La brutalità della guerra e del programma nazista piomba nella tranquillità quotidiana di un paese immaginario del Sannio. Mentre intorno cadono le bombe. Questo lo scenario dello spettacolo “Memoria”, andato in scena al Mulino Pacifico per la rassegna Obiettivo T, organizzata dalla Solot. Un maresciallo incredulo riceve l’ordine di trovare due ebrei da mandare ai campi di concentramento. “Come devo fare? -esclama sbalordito - Adesso si sono inventati la razza superiore e la razza inferiore”. Si fa avanti il signor Orefice, che vuole rivedere la moglie e le figlie già condotte a Terezin, vicino Praga. Il secondo prigioniero scelto è lo scemo del villaggio che non ricorda neanche il suo nome.

Il maresciallo, interpretato da Rosario Giglio, con naturalezza e ritmo incalzante, cerca di organizzare un agguato per fermare il camion dei prigionieri a Cerreto Sannita e riportarli indietro, ma il piano viene scoperto dai tedeschi e anche lui finisce nel lager. Qui scoprono l’orrore e la fame, diventano numeri da macello, cercano di alleviare la durezza dei lunghi giorni dividendosi il pane. Il primo pensiero di  Orefice, che fa l’orefice, va ai bambini. “Dove li porteranno? Dove sono la mie figlie? Volevo portare loro un cavalluccio a dondolo”. Il suo tormento è rappresentato con forza e intensa emotività da Antonio Intorcia.

Si cerca di trovare uno squarcio di luce, di continuare a sorridere, di rimanere umani in quello immenso  orrore. Ma la tristezza e la rabbia, il pianto e la sofferenza non consentono ilarità. II piano della morte deve andare avanti. Di fronte a quella cruda realtà lo scemo, interpretato con tenerezza ed incisività da Massimo Pagano, lancia la sua riflessione sul mondo. “Se l’uomo intelligente ha prodotto tutta questa distruzione, tutto questo male, forse era meglio  che rimanesse un po’ scemo. Sarebbe stato più felice”.

Si avvicina il Natale ed i tre sono incaricati dal kapò di preparare qualche canzone per far divertire gli ufficiali tedeschi. Per salvare la vita allo scemo, il maresciallo lo fa passare per un grande chitarrista. Cominciano a cantare e suonare, mescolando testi tedeschi e napoletani, da “O Surdato ‘nnammurato” a “Funiculì Funiculà”. Quando, ad un cero punto, lo smemorato intona canzoni di pace e di libertà. Una fucilata lo abbatte sotto gli occhi sgranati degli altri due amici.

La speranza di uscire vivi svanisce. Il povero Orefice viene a sapere che la moglie e le figlie sono state uccise ed allora non gli resta altro che suicidarsi con il cianuro nascosto in un anello. Il maresciallo rimane solo, immaginando di incontrare i due suoi amici un giorno, come dicono “certi libri e leggende”. I testi e la regia dello spettacolo sono di Michelangelo Fetto. “Si tratta di una commedia amara - dice il regista - che mira a far conoscere il passato e a lanciare allarmi sui nuovi rischi xenofobi e di chiusura alle diversità”.

Antonio Esposito

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