Due donne nel tunnel del nazismo. Nei fiori un mondo nuovo per Ofelia In primo piano

'Ieri la casa era piena di gente, ieri la serra era piena di fiori'. In queste parole delicate e dolci sta tutto il mondo di una ragazza tedesca, disabile mentale, che vive di ricordi e di giochi nella Germania degli anni quaranta, immersa nell’atmosfera tetra ed opprimente della dittatura nazista. La sua storia è raccontata con grande intensità nel dramma 'Un giardino per Ofelia', andato in scena al Mulino Pacifico di Benevento per la rassegna Obiettivo T, organizzata dalla Solot.

Nella casa al centro di Amburgo la ragazza è rimasta sola, il padre è morto, trascorre il suo tempo coltivando fiori, dialogando con i tulipani. Un’infermiera nazista va a controllare le sue condizioni di salute. Da poco il regime ha avviato il programma denominato T4, che prevede l’eliminazione dei malati di mente con la reclusione nei lager. Molti vengono trattati con l’elettroshock, che li porterà comunque alla morte. Il dialogo tra le due donne è serrato, ma man mano perde la durezza iniziale, aprendo spiragli di umanità.

Le due attrici protagoniste, Barbara Giordano e Serena Ottardo, si muovono sulla scena con eleganza e naturalezza, rappresentando con forte impatto drammaturgico due storie amare e dure, emblematiche della cupezza di quel periodo storico. Il contrabbasso di Marco Polizzi accompagna il loro viaggio nelle tenebre e nella speranza. La bellezza della vita risuona nella canzoni di Edith Piaff, accennate dall’infermiera Getrud, e nei balli infantili rianimati da Ofelia.

Come salvare la ragazza? La possibilità sta forse nel far apparire la sua malattia mentale come un incidente capitato quando era bambina, come una caduta dalle scale. Un’altra carta da giocare può venire dal suo giardino. Ai capi della Gestapo piacciono i girasoli per le loro feste. L’infermiera ordina ad Ofelia di coltivarne molti, perché deve portarli ad un suo amante. Il suo amore per i fiori forse la salverà. Ma, nella sua ingenuità, la ragazza arriva a denunciare i maltrattamenti che subiscono i malati psichici.

L’infermiera capisce che la sua presenza è rischiosa, deve trovare un'altra via per salvarla. Nella stanza di ospedale, dove si trova Ofelia, Gertrud porta un'altra ragazza che le assomiglia. Per offrire un’altra chance alla ragazza disabile, la imbarca su un pullman che la condurrà forse in un luogo dove finalmente la sua vita sarà degna di essere vissuta. Il testo ha vinto il Premio Attilio Corsini nel 2009. La regia è di Daniele Muratore, le scene sono di Bruno Buonincontri. La vicenda rappresenta una pagina umana negli orrori del nazismo, un contributo significativo per 'La Giornata della Memoria'.

ANTONIO ESPOSITO

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