Festival Filosofico del Sannio, la lectio magistralis di Dacia Maraini incanta il pubblico del 'Massimo' In primo piano

'Qui siamo tutte uguali'. Nel convento aperto da Chiara d'Assisi non c'era distinzione tra aristocratiche e contadine. Si praticavano la poverta' assoluta e la democrazia, si viveva di elemosina, si applicava il Vangelo. Il messaggio e la vita della santa sono stati illustrati da Dacia Maraini al Teatro Massimo di Benevento nell’ambito del Festival Filosofico del Sannio, che quest’anno ha per tema il coraggio.

La scrittrice è partita dalla sua dura esperienza in un campo di concentramento in Giappone, dove era finita all’età di due anni coi suoi genitori che si erano rifiutati di firmare l’adesione alla Repubblica di Salò. 'Il coraggio sta nella difesa delle proprie idee anche a rischio della vita - ha sottolineato Maraini - questo è il più grande insegnamento che ho ricevuto da mio padre'.

La figura di Chiara è davvero rivoluzionaria per la sua epoca. Come dimostrano le sue parole di condanna della mentalità imperialistica della Chiesa, che si lanciava nelle Crociate senza esitare ad uccidere quelli di un’altra religione. La santa d’Assisi, insomma, non è solo la mistica con l’aureola in testa. 'Nel convento pratica la libertà, la democrazia, l’uguaglianza - ha affermato la scrittrice - fa i lavori più umili. Le sue scelte sono politiche. Fuori c’era la società feudale fondata sui privilegi. I contadini erano proprietà dei feudatari. Con Cristo muore la schiavitù. Oggi ritorna l’ossessione del possesso, riprende forza il concetto di proprietà, che fa da sfondo ai tanti femminicidi. Ma non si può possedere una persona in una società civile'.

Il viaggio di Dacia Maraini da Marianna Ucrìa a Chiara d’Assisi è caratterizzato da tante inchieste sulle carceri femminili, sui manicomi e sui conventi. Per la difesa dei diritti dei più deboli, contro le persistenti discriminazioni verso le donne. L’incontro, presentato dalla professoressa Carmela D’Aronzo e coordinato dal critico letterario Eugenio Murrali, ha vissuto due momenti artistici: la lettura di alcuni brani del libro 'Chiara d’Assisi. Elogio della Disobbedienza', effettuata da Sara Pallini, ed un balletto preparato dalla compagnia di Carmen Castiello.

Gli interventi degli alunni di diversi licei della città e della provincia hanno vivacizzato la discussione sul coraggio, sulla moralità, sulla politica e sui comportamenti della chiesa attuale. Ad aprire la serie della domande è stato Pasquale del Liceo Classico 'Giannone' di Benevento con una riflessione sul rapporto tra l’agire morale e l’agire politico. 'Il politico oggi va in tv, si comporta come un divo - ha risposto Maraini - bada più al look e all’apparire. Si è perso il confronto con la piazza e la gente. La politica non risponde più di nulla. C’è una deformazione che allontana e svuota la democrazia'.

Altri studenti come Noemi, Giuliana, Sabina, Lorena, Giusy e Roberta, hanno chiesto di conoscere il suo pensiero sulla religione, sulla società e su come nasce un romanzo. 'Sono laica, ma non sono atea - ha detto la scrittrice - credo nella spiritualità. La fede non si può imporre. Credo nel convincimento e non nella punizione. Anche una dittatura etica è una dittatura. Per formarsi un’idea, la lettura è una delle cose più belle del mondo, ma deve essere un piacere, non un dovere'. A questo proposito ha ricordato che le avventure di Pinocchio sono il secondo libro più letto al mondo dopo la Bibbia.

L’ultima domanda è toccata a Sati del Liceo Classico di Sant’Agata dei Goti: 'Come mai non è ancora capitato che un Papa andasse a piedi scalzi come Chiara e Francesco d’Assisi?'. Dacia Maraini ha ricordato che il Cristianesimo è stata la svolta più rivoluzionaria della storia, perché Cristo viveva di elemosina, non aveva una casa, è nato in una grotta. 'Andare scalzi sarebbe un atto di umiltà bellissimo - ha concluso - anche perché oggi si camminerebbe su una strada pulita e asfaltata e non tra spine, pietre e fango, come ai tempi di Chiara. Ma quando Papa Francesco lava i piedi ai carcerati ed ai poveri, c’è questa idea di umiltà. E’ un atto molto più dirompente di quello che pensi'.

ANTONIO ESPOSITO

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