Festival Filosofico del Sannio, Umberto Curi: 'La verità è ricerca e libertà' In primo piano

Ramoscelli di mimose per le donne, ragazze danzanti sul palco ed in platea, il profilo di alcune eroine greche, per ricordare l'otto marzo, prima di ascoltare le parole profonde del filosofo sull’antico e sempre intrigante tema “Che cos’è la verità?”, al centro dell’ottavo incontro del Festival Filosofico del Sannio, svoltosi al Teatro Massimo di Benevento e organizzato dall’Associazione “Stregati da Sophia”. Al “simposio”, aperto dalla presidente Carmela D’Aronzo, hanno partecipato Antonella Tartaglia Polcini, in veste di moderatrice, e la vicesindaco Erminia Mazzoni.

La verità non è una cosa, non è un contenuto, ma coincide con una vita vissuta. Questo vuol dire Gesù quando afferma: “Io sono la via, la verità, la vita”. La domanda sulla verità appare per la prima volta nel Vangelo secondo Giovanni, quando Gesù risponde all’apostolo Tommaso. La verità è un’infinita indagine, una ricerca interminabile. Questo il senso emergente dalla tradizione giudaico-cristiana, analizzato e sintetizzato amabilmente da Umberto Curi, docente all’Università di Padova e autore di tanti libri.

Sul versante greco-latino la ricerca della verità affonda le radici nel famoso “mito della caverna”, raccontato nel VII libro della Repubblica di Platone. Il cammino dell’uomo dall’ignoranza verso la conoscenza è contrassegnato da conflitti e lotte. Le luci che si intravedono fuori dalla caverna sono ingannevoli. Molti credono che la verità stia nel guardare fisso la luce del sole. Ma per liberarci dalle catene c’è bisogno che qualcuno ci aiuti. Per questo il prigioniero che esce fuori, riflette e poi ritorna indietro per liberare gli altri schiavi rimasti nell’antro. Non si può distinguere la verità dalla libertà, che, per essere vera, deve diventare liberazione.

Questo incessante “polemos” tra tenebre e luce, questa lotta per liberare gli altri contiene inevitabilmente anche il rischio di morire. Una riflessione amara, dimostrata dalla vita di tanti filosofi, condannati e perseguitati dalla chiesa, e da tanti protagonisti della storia, da Giacomo Matteotti a Nelson Mandela, combattenti per la libertà, contro le dittature. Una critica ungente alla politica che spesso non mantiene le promesse è venuta da Erminia Mazzoni. “Il rispetto della verità - ha evidenziato la vicesindaco - è una questione di democrazia, ma per avere il consenso si sfocia facilmente nella demagogia”.

Il professor Curi è stato stuzzicato dalle domande dello studente Pasquale Abbatiello  e della professoressa Teresa Simeone, entrambi del Liceo Classico “Giannone”. Il primo si è soffermato su come può essere definita una verità, mentre la seconda ha rilevato la differenza tra la Chiesa, che considera la verità come possesso, e il Vangelo, che la vede come ricerca.  Per la filosofia - ha fatto notare Simeone - sono sicuramente testimoni di libertà, Socrate,Giordano Bruno, Tommaso Campanella, non certo Heidegger, esaltatore del Nazismo”.

“Non ci sono fatti - ha concluso Curi, richiamando Nitschze - ma interpretazioni di fatti. La verità non coincide con un processo conoscitivo, ma con l’essere martire, perché sia nel caso di Gesù, sia nel caso del prigioniero che si è liberato, la fedeltà li conduce alla morte. Quindi chi è fedele alla verità fino in fondo deve testimoniarla  e può morire per essa. Per questo “l’amore per la verità”, questo vuol dire “filosofia”, ci può portare a essere testimoni fino all’estremo sacrificio”.

Antonio Esposito

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