Gino Rivieccio show, fuochi d'artificio su Napoli tra rabbia e amore In primo piano

'Non vero che a Napoli la gente è sempre allegra. Quante bugie dicono le canzoni. Ma quello napoletano è un grande popolo per il contributo che ha dato alla cultura mondiale'. Questo il messaggio cardine dello spettacolo Io e Napoli con Gino Rivieccio, andato in scena al Teatro Massimo di Benevento, nell’ambito della rassegna Palcoscenico Duemila. Accompagnato al pianoforte dal maestro Antonello Cascone e dalla cantante melodica Fiorenza Calogero, l’attore comico napoletano ha fatto un tuffo nei vizi e nelle virtù dei partenopei.

L’affresco di Rivieccio è partito dalla canzone di Domenico Modugno, 'Tu si na’ cosa grande' e si è concluso con l’inno alla sua città, racchiuso nel brano 'A’ città e’ Pulicinella'. Tra gag e barzellette, caricature ed imitazioni di personaggi tipici e politici, lo spettacolo si è dipanato su un dialogo immaginario con San Gennaro, rappresentato sul palco con la testa sovrapposta ad un enorme 'curniciello' , in una suggestiva scultura rossa dell’artista Lello Esposito. La fede e la fortuna, la religione e la superstizione in perfetta simbiosi.

Nell’excursus di Rivieccio un posto centrale ha avuto il tifo dei napoletani per la loro squadra di calcio, che l’attore ha definito 'un ammortizzatore sociale'. 'Quando vince il Napoli - ha osservato acutamente e scherzosamente - la mattina dopo le cose funzionano meglio'. Non poteva mancare il ricordo della vittoria dello scudetto del 10 maggio 1987. Se due napoletani s’incontrano al Polo Nord, la prima informazione che chiederanno sarà sicuramente il risultato della partita del Napoli.

Un giorno, anche i terroristi, sbarcati all’aeroporto di Capodichino, furono derubati delle valigie, un tassista approfittatore gli fece fare un lungo giro prima di portarli al Centro Direzionale, si imbatterono in manifestazioni di disoccupati e scontri con i poliziotti, alla fine storditi e scombussolati decisero di non mettere più piede a Napoli. L’esilarante vicenda viene fatta raccontare da Antonio Bassolino, una delle imitazioni più riuscite di Rivieccio, che, a questo punto, ha rilevato che i napoletani hanno la maschera per tutto l’anno e forse per questo il Carnevale qui non ha avuto la fortuna di altre città.

Molto contemporanea e divertente la parte dedicata al cameriere, che aspetta i clienti nel ristorante, protagonista di situazioni spassose, collegate alle prenotazioni e alle attese per la liberazione di un posto. Le frecciate sul costume dei napoletani non hanno mai il sapore di un sermone moralistico, ma ricamano uno spettacolo incalzante e coinvolgente, nel quale l’attore non perde mai un colpo, anche se qualche battuta appare un po’ vecchiotta. Uno show tra rabbia e amore, molto apprezzato dal pubblico, che non dimentica i problemi, ma esalta le qualità di un popolo che ha lasciato un segno indelebile nella musica, nel teatro, nell’arte e nella letteratura.

ANTONIO ESPOSITO 

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