In primo piano - Governo Di Maio - Salvini: a colloquio con l'on. Costanzo già parlamentare europeo

Governo Di Maio - Salvini: a colloquio con l'on. Costanzo già parlamentare europeo In primo piano

Siamo davvero di fronte a un governo del “cambiamento”?

Di governi di cambiamento ne abbiamo già visti; basti tornare indietro di ventiquattro anni, quando fu costituito il primo governo Berlusconi. C’erano più facce nuove nel primo governo Berlusconi che non in questo primo governo Di Maio - Salvini. Basti vedere il caso del ministro Savona (il casus belli…), e non solo Savona, il quale nei cinquant’anni alle nostre spalle è stato tutto e di più, e non solo nel mondo accademico. Dirigente di primo piano di Banca d’Italia, di Confindustria; presidente di due - tre grandi banche nazionali, e tanti altri incarichi come quello di ministro con il governo Ciampi, venticinque anni fa, e (sentite, sentite) è stato stretto collaboratore, più che un ministro, di Berlusconi nel suo terzo governo. Sarà pure un governo di cambiamento, questo di Di Maio e Salvini, ma, comunque, non è un governo  totalmente nuovo.

Quali le cause che hanno portato all’attuale situazione, ed a questo governo Di Maio - Salvini?

Non dimentichiamo che questa svolta non è stata imposta da un colpo di Stato ma da un risultato elettorale. Quindi è la conseguenza di una scelta democratica. Giù il cappello! Ci troviamo in questa situazione per cause diverse: per merito e colpa di tanti soggetti politici, soggetti economici, soggetti della comunicazione. Come persona, che ha fatto politica in altre stagioni, sono sconcertato dall’attuale rapporto tra politica e comunicazione. Quello che si racconta, come si racconta, attraverso i mezzi di comunicazione di massa, come viene recepito dalla gente comune. Ad esempio, come gli strumenti d’informazione (radio - televisivi, cartacei ed in rete) hanno commentato il comportamento politico di Salvini e Di Maio? Come l’hanno raccontato? Soltanto in questi ultimi giorni i giornaloni italiani e le grandi firme di prima pagina sembrano essersi accorti del rischio che stava correndo l’Italia. E si sono allarmati non a causa degli inusuali attacchi al Presidente della Repubblica, né tanto degli inopportuni richiami di qualche incauto esponente della Commissione di Bruxelles e di altri governi europei, ma essenzialmente dalle preoccupate e preoccupanti reazioni dei mercati finanziari, le cui conseguenze prima di colpire risparmi, stipendi e pensioni delle classi lavoratrici, mettono le mani nei portafogli dei grandi investitori e, quindi, scuotono gli interessi di qualche grande editore italiano.

Quindi come si spiega il cambio di rotta di certi grandi giornali e di qualche influente rete televisiva?

Basti rilevare il cambio di valutazione de “La 7”, del superricco editore Cairo. Mai un governo appena nato era stato bombardato di dubbi e riserve dal mondo dell’informazione, come sta accadendo al governo Di Maio - Salvini. Dubbi, riserve, critiche che lasciano il tempo che trovano. Questa nuova maggioranza può fare ormai  quello che vuole. Non ha una opposizione parlamentale credibile; non ha di fronte un mondo dell’informazione che abbia voglia, capacità ed interesse a contrastarlo. Dobbiamo augurarci che commettano pochi errori, che non riescano a portare a termine i contradditori propositi che hanno sbandierato. Dobbiamo sperare che la pubblica opinione trovi da sé, autonomamente, la capacità di vedere e giudicare. E non sarà facile, visti gli strumenti di informazione che la condizionano. Che non sono i tradizionali mezzi radiotelevisivi e cartacei, per fortuna, visti i radio-telegiornali vigenti e viste le prime pagine e le grandi firme della stampa cartacea. Oggi tutti i critici ed i supercritici  del neonato governo Conte, come se ce lo avesse portato la cicogna, fingono di non sapere che questo è il frutto di una pianta che la grande stampa italiana ha annaffiato e concimato. Ora si accorgono che i 5 Stelle e la Lega, per comunicare non hanno bisogno dei telegiornali, dei talk - show, dei grandi quotidiani: oramai sanno comunicare da soli, hanno Casaleggio alle spalle… Le critiche giornalistiche di questi giorni, forse, confortano chi ha paura di questo governo, ma non impauriscono Di Maio e Salvini.

Allora dobbiamo rassegnarci: Salvini con le minacce, Di Maio con le promesse non saranno più fermati?

Non saranno più fermati se non si contrappongono fra loro, se continuerà a lungo la luna di miele e se le opposizioni continueranno a pensare ed a parlare di cose fuori dal mondo e dalla storia. Ci vorranno un paio di anni perché la gente possa provare sulla propria pelle le conseguenze delle insensate minacce di Salvini e delle fatue promesse di Di Maio. Succederà come a Roma, dove sono passati due anni e le cose vanno come vanno ma soltanto per responsabilità degli amministratori del passato. La Raggi non ha colpe…anzi ha dei meriti, e gran parte dei romani continua ad avere fiducia nella sindaca Raggi. Succederà come a Roma, speriamo come in Venezuela dove ormai la gente ridotta in tragica miseria continua tuttavia a credere che è colpa del governo di Washington e non del governo di Caracas. È sempre colpa degli altri in Venezuela come a Roma e in Italia. Tutto dipende da come viene gestita la comunicazione. Da come viene usata la parola. Casaleggio docet.

GIPE