Il cinetelebuonismo del terzo millennio In primo piano

'Per fortuna in citta' non ci sono piu' sale cinematografiche. Come faranno nei grossi centri urbani a convivere con tutta la propaganda dei cinepanettoni?'.

E l'altro: 'Il bambinello si torcera' nella mangiatoia…'

E così andava avanti una fumante conversazione, ascoltata per caso davanti ad un bar del corso Garibaldi. C’era talmente umidità che davvero le parole parevano accompagnate da un’aureola di fumo.

La mente assorbe, recepisce ed elabora a prescindere dalla volontà dell’incauto ascoltatore, e la mia mente pensava che forse sì, era un problema non avere cinema, o forse un problema in meno, secondo la versione dei due interlocutori. Ma c’è pur sempre la tv, e ognuno ne ha perlomeno una in casa (anche se non tutti pagano il canone). Ma in ogni modo ognuno, e con sistemi diversi, paga la sua parte per sottrarre e incamerare la sua dose di buonismo.

Ma perché questa necessità di sentirsi migliori, e perché far incrociare (mai termine fu più appropriato) questo bisogno con la nascita di Gesù?

Il buonismo porta benessere ed anche una sana risata può contribuire allo scopo. E quale migliore occasione delle feste, lontano dalla tristezza del lavoro quotidiano, per farsene qualcuna seria e autorevole? E i film sono stati girati per questo motivo, e sono lì pronti a farci compagnia, nuovi o opportunamente riciclati per l’occasione. E in questo modo, contribuendo all’ilarità collettiva e diffusa, si porta conforto anche al mercato cinematografico, facendo rifiatare registi, attori, gestori e l’intera catena della distribuzione.

Quanto ai contenuti, beh quella è una nota dolente. Ci si diverte con storie che raccontano di genitori sessantenni che frequentano le amiche dei figli, delle nevrosi dovute a sbornie di denaro, di falsi preti e surreali personaggi anarcoidi o vagamente artisti, maestri zen e magiche pillole di saggezza, di vacanze tropicali… E si sta lì, nella sala, a guardarsi intorno, a carpire l’attimo ed il sussurro illuminante, ad aspettare con ansia il momento topico per la risata liberatrice. Ma è triste constatare che dietro questo grigiore ci sono studi serrati, maniacali, sui comportamenti e i vizi delle persone, delle tendenze e delle mode, e non ultimo dei fatti di cronaca, anche quelli più infami, arrangiati per la circostanza. Ridiamo delle nostre scelleratezze.

Mio padre mi parlava dei suoi Natale alla tv, quando la moda cinemaiola non era ancora così diffusa. C’erano i Fantaghirò (e questo lo ricordo anche io) e i Desideria, i Santa Claus e i miracoli di Natale, ma ancora prima i Capitan Fracassa e Piccolo mondo antico, l’Isola del tesoro o le immancabili produzioni disneyane. Si dirà, altre esigenze ed altri tempi.

Importante è tenere alto lo spirito natalizio, le pubblicità e le pay per view ce la stanno mettendo tutta per riempire con qualsiasi cosa le noiose serate di festa. E quest’anno, tanto per non cambiare, ancora avventure esotiche, guerre stellari e scoiattoli animati: al meglio, usciamo di casa e ci buttiamo in un cinema con una pietra al collo. Niente a che fare con il Natale che riteniamo vero.

Ma il Natale ha tradizioni tenaci e durevoli, e in ogni casa, oltre alla tv che trasmette i concerti di musica sinfonica, c’è l’albero, il presepe, il cenone, i regali e tanto altro ancora. E le usanze, soprattutto quelle buoniste, vanno custodite e protette, anche se proprio la tv, giornalmente, ci racconta di stragi di migranti e morti di bambini, e abusi sulle donne e sui derelitti. Ma nel giorno di Natale non può esserci spazio per le lacrime e le afflizioni, e ci si finge amici e si dona per obbligo, e si compra, si compra, ci si illude di comprare la felicità. E tappiamoci il naso, le orecchie, e abbassiamo gli occhi, fissi sulle nostre necessità. Si vive una sola volta! E rituffiamoci nelle miniserie tv, e dopo aver goduto la presentatrice, con la voce invitante, ci dice rimanete con noi… Altroché se rimaniamo, mica siamo scemi a tediarci con la morte e le sofferenze. E dopo il panettone il nostro caro, vecchio torrone, anche del papa e, magari, anche quello della piccola Giovanna.

Ma il tempo, quello meteorologico, non ci aiuta. Non sarà, questo, un bianco Natale; nemmeno la gelida neve a tenerci dentro i luoghi del cintelebuonismo. Saremo costretti, forse, a scendere per le strade, a mescolare le solitudini per le vie illuminate, a stringere mani avvezze solo a stringere mani, a dare baci di augurio ma le guance appena si sfioreranno e le labbra prenderanno opposte direzioni. E, disgraziatamente, incontreremo anche un autentico morto di fame.

UBALDO ARGENIO

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