Il ritorno del Cinghiale In primo piano

E’ bastato un discorso improvvisato di autorità osannanti la bellezza del Toro Apis, a far scattare l’orgoglio del Cinghiale. Sì, lettera maiuscola, perché Egli è il Sovrano Reggitore dello stemma della città. Il sigillo trovasi ad altezza d’uomo lungo il campanile della Cattedrale. Quello è l’animale riproposto a distanza di secoli nello stemma urbano. Benevento, città dalla storia plurimillenaria, rivendica le sue origini agresti, addirittura silvestri. Con la fierezza del cinghiale il beneventano ha conservato anche una certa ruvidezza di carattere, che scatta quando qualcuno prova a stuzzicarlo.

Così è stato l’altra sera. Dopo una rapida spruzzata di acqua si è dato corso alla messa in funzione dell’impianto di illuminazione, pagato dalla Gesesa (cioè da quelli che pagano la bolletta dell’acqua ndr), della statua di granito da tutti chiamato Bue Apis, che gli studiosi ci tengono a dire trattarsi di toro (non per le corna, avete capito), ma che quelli che, avendolo portato in città, vollero metterlo su un piedistallo ci scrissero sotto “bubalum”. Non è che tutti i beneventani sapessero leggere, qualcuno azzardò che bubalum significa bufalo. Ma i beneventani amano il genere femminile e della bufala hanno tratto la vulgata ‘ufara (bu diventa vu e poi non si pronuncia più: vero prof. Silvio Falato? La l divera r). Già traumatizzato dalla castrazione lessicale (da possibile Toro a Bue sia pure sempre Apis) e poi transessualizzato nella femmina del Bufalo, il mastodonte pareva tranquillo e sornione anche di fronte a frasi celebrative di elevata autorevolezza istituzionale.

Quelli che non l’hanno presa bene (la cerimonia di esaltazione con acqua e luce) sono stati i discendenti legittimi del vero animale simbolo della città, il cinghiale.

Voi non ci crederete, ma la sera di venerdì tutto quel movimento sul ponte del fiume Calore (pompieri, guardie municipali, fotografi, pensionati e affaristi vari) aveva una sola ragione. Una schiera di cinghiali era partita dalla montagna flagellata dalla tramontana decisa a riprendersi il posto di spettanza nella gerarchia degli animali simbolo e protettori di Benevento. Le povere bestie pensavano di arrivare facilmente in città seguendo il corso del fiume Calore. Non sapevano che erano stati costruiti i muraglioni e il megaparcheggio con le scale mobili nuove di zecca. Proprio sotto al megaparcheggio non riuscivano a capire da dove si sarebbe potuto salire per arrivare a Palazzo Paolo V.

La Giunta Comunale si riunirà dopo aver acquisito i necessari incartamenti. Dovremmo tranquillizzare i cinghiali. Anche per via del cambio di deleghe, nessuno era arrivato a pensare di abbandonare il cinghiale per il bue. Adesso non rischieranno di fare arrivare i cinghiali a manifestare sotto la Prefettura.

A proposito. Ma ai cinghiali giunti nei pressi del ponte gli hanno dato qualcosa da mangiare?

M. P. 

Altre immagini