Il ritorno di Ugo Gregoretti tra Benevento e Venezia In primo piano

'Ho fatto il regista di cinema, teatro, per la tv e la radio, di opere liriche, l'attore. Scherzando dico che, escluse la cronaca di calcio e la messa cantata, per il resto ho fatto tutto'. Con questa simpatica sintesi Ugo Gregoretti ha descritto il suo intenso percorso artistico, presentando il libro 'La Storia sono io. Con finale aperto' nella XXXVII edizione di 'Benevento Città Spettacolo'. Per omaggiare il fondatore della rassegna teatrale beneventana, che sta per compiere 86 anni, il Festival del Cinema di Venezia ha deciso di consegnargli il Premio Bianchi l’8 settembre per volontà unanime dell’Associazione  Registi Cinematografici.

Il regista ha ricordato i momenti più provocanti  e divertenti vissuti in città. Tra questi, in particolare, ha raccontato la sbarazzina intervista rilasciata al periodico 'Il Quaderno', 'sollecitato da uno zelante giovanotto”, nella quale lanciò graffianti critiche ai cittadini e agli esercenti che 'si erano un po’ disamorati della rassegna'.

'Dopo dieci anni di direzione - ha detto Gregoretti - era giusto che lasciassi, ma volevo farlo in modo teatrale, come è nella mia natura. Da allora, però, il legame con la città ed il territorio non si è mai interrotto. Anzi si è rafforzato, perché l’ho vissuto e coltivato attraverso Pontelandolfo, il paese dove mio padre possedeva una torre. Qui sono diventato cittadino onorario ed ho lasciato il mio archivio personale, cioè tutte le mie scartoffie'.

Nel suo racconto ironico e spassoso, Gregoretti ha ripercorso il suo lavoro alla Rai, dove fu assunto nel 1953, 'formidabilmente raccomandato'. Fu allora che propose Santa Chiara come patrona della radiotelevisione italiana, perché, secondo lui, aveva visto “in presa diretta” le immagini di San Francesco morente. Un’idea ed una motivazione accolte ed apprezzate anche dal papa. 'Quando vado alla Rai - ha scherzato Gregoretti - e passo davanti al simulacro della santa, posto lì in bella mostra, la guardo e dico: 'Beh, t’ho fatto fare una bella carriera!'.

Stimolato dalla giornalista Maria Ricca, il regista ha sottolineato i passi avanti fatti dal giornalismo, apprezzando la qualità dei servizi dei corrispondenti dai paesi del recente terremoto. 'Ai miei tempi - ha rilevato - c’era una gabbia censoria alla quale era difficile sfuggire. C’era un match quotidiano con la censura. Oggi c’è una considerevolissima libertà di pensiero e di espressione'.

Per il cinema bisogna vedersela col predominio della presenza americana. Quello  impegnato, fatto da registi come Faenza, Lucchetti, Mazzacurati, D’Alatri, ha un’esistenza difficile. 'Il mio libro - ha concluso Gregoretti - non è un’autobiografia come le altre, dove gli autori si auto-monumentalizzano. Qui, invece, io mi auto-sfotto, ricamando un mosaico aneddotico sulla mia esperienza di teatrante divertente e divertito'.

ANTONIO ESPOSITO

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