Il Sannio ha un patrimonio epigrafico di 972 pezzi e la sola Benevento ne conta 755 In primo piano

Interessante conferenza quella svolta nel pomeriggio del 6 febbraio 2018 presso la sede dell’Ordine dei Medici da Paola Caruso sul tema: “L’epigrafia a Benevento: un tesoro cittadino da scoprire”. L’incontro, promosso dall’Ammi (Associazione Mogli dei Medici Italiani-Sezione di Benevento) è stato introdotto da Gianni Ianniello, presidente Ordine dei Medici di Benevento, e da Angela Maffeo, presidente AMMI Sezione di Benevento.

Assai avvincente e chiara la relazione tenuta da Paola Caruso, docente di Lettere presso il Liceo Classico “Giannone” di Benevento, dottore di ricerca in Letteratura latina medievale, autrice di saggi storici ed antropologici di cultura beneventana, giornalista, già collaboratrice di “Realtà Sannita”.

La Caruso, davanti ad un pubblico numeroso e attento, ha passato in rassegna alcune delle più belle ed importanti epigrafi del patrimonio sannita. Ha spiegato che la traduzione di tali testi richiede trascrizione e scioglimento delle abbreviazioni e si è soffermata sui cippi votivi o funerari studiati da lei e dal prof. Solin, di Helsinki, diversi dei quali, di ottima fattura, del tutto sconosciuti agli stessi cittadini di Benevento.

La sola città di Benevento ha un patrimonio epigrafico di 755 pezzi, che la pone immediatamente dopo città come Roma, Brescia, Capua e Pozzuoli.

La prof.ssa Caruso ha anche mostrato le immagini di alcune importantissime iscrizioni rinvenute in provincia, per poi lanciare la proposta al sindaco Mastella, presente in sala ed intervenuto al termine dell’incontro, di realizzare una pubblicazione che finalmente cataloghi le 972 iscrizioni finora rinvenute in territorio sannita, nonché la sistemazione più consona di alcuni reperti, tra i quali un cippo collocato nei pressi di una campana destinata alla raccolta dei rifiuti in città. Il sindaco, in merito al primo punto, ha evocato le ormai note e perennemente ribadite difficoltà del bilancio, mentre si è detto immediatamente disponibile a risolvere il secondo problema. Ha anche parlato di un nuovo tipo di turismo che permetta di usufruire di nuovi e sconosciuti percorsi archeologici, e che tale percorso sarebbe da coniugare ad un nuovo itinerario sacro, sulla via dei “tre santi” della storia sannita: San Gennaro, San Pio e San Giuseppe Moscati.

Paola Caruso collabora con team di archeologi e filologi e segue corsi di epigrafia presso il Liceo Classico “Giannone” in città. Un impegno encomiabile che ne fa una studiosa apprezzata in tutta la comunità scientifica, un orgoglio della città di Benevento.

Suscita interesse la Stele del Cavaliere Tracio… ma a Pago Veiano tutto tace

Ha suscitato un grande interesse l’articolo sulla Stele del Cavaliere Tracio, uscito a firma della scrivente sul numero 1/2018 del quindicinale “Realtà Sannita”. Moltissimi lo hanno letto anche sul nostro sito, e poi commentato, inoltre il contenuto e le riflessioni in merito sono state rilanciate da Rito Martignetti sul “Sannio Quotidiano” dello scorso 5 febbraio in un articolo dal titolo esplicativo: “Salvate il Cavaliere Trace”.

Nonostante la rarità e preziosità del pezzo, esso è tuttora esposto alle intemperie ed all’incuria degli uomini e non si fa nulla per valorizzarlo.

Ma Pago Veiano, invece, risulta nel tempo sempre affascinante per gli studiosi che vi si recano per scoprire la storia che continuamente affiora dal sottosuolo e dalle epigrafi che in gran quantità sono emerse in vari punti del paese. Ne ha parlato anche la studiosa Paola Caruso nel corso della conferenza sull’epigrafia tenutasi presso l’Ordine dei Medici, quando ha mostrato al pubblico la stupenda iscrizione in latino antico e medioevale che si trova sul portale d’ingresso della rupestre chiesa di San Michele. Per poi concludere con una statistica esplicativa della ricchezza che ci troviamo tra le mani senza sapere farla fruttare: 972 epigrafi in territorio sannita. Benevento da sola ne ha 755; Pago Veiano 26 (ma, aggiungiamo noi, molte sono andate distrutte ed altre finite nelle fondamenta di svariate abitazioni durante i lavori di costruzione); Circello e la zona di Macchia 60; l’agro beneventano 58, Aequum Tuticum (l’antica Ariano Irpino anticamente facente parte del comprensorio sannita) 73; 11 non sono registrate.

Un piccolo paese come Pago Veiano, che ha visto interessarsi ad esso studiosi del calibro di Mommsen e Garrucci, non ha alcuna contezza del suo patrimonio culturale, verso il quale non c’è la minima attenzione e salvaguardia. Non ci sono tavole rotonde che possano sensibilizzare su tale tematica, né più storici locali che, come accadeva almeno fino agli inizi degli anni Novanta, si facciano portavoce di battaglie a favore del recupero del patrimonio archeologico o che, come fece il professor Elio Galasso, a gran voce ribadiscano la necessità di allestire finalmente un Museo Civico, con cotanta storia che caratterizza queste contrade.

Il problema è, come sempre, culturale.

Eppure, che dire: con tale ricchezza archeologica, la presenza di un maniero mai ristrutturato ma sempre vandalizzato a Terraloggia e la chiesina rupestre di San Michele, che vide in essa più volte la presenza di Padre Pio, qualcosa si sarebbe potuto anche realizzare.

Come sempre, si è preferito distruggere invece che recuperare, dimenticare piuttosto che valorizzare. Ecco la breve storia triste di qualcosa che poteva essere e non è stato.

LUCIA GANGALE

Per leggere l’articolo sulla Stele del Cavaliere Tracio cliccare sul seguente link: http://www.realtasannita.it/articoli/cultura/la-stele-del-cavaliere-tracio-un-reperto-unico-in-terra-sannita.html

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