Impegno per il turismo In primo piano

I flussi turistici sono regolati e gestiti secondo modalità organizzative che presuppongono una fortissima integrazione tra promotori, fruitori, detentori di beni artistici-storici-ambientali, amministratori pubblici, management diversamente allocati.

Data la consistenza del loro valore economico, dovrebbero poter contare su interlocutori certi, dotati di poteri di impegno conclusivo. I “pacchetti”, infatti, sono merce deperibile. Ad una agenzia che chiede che c’è da fare a Benevento nel mese di luglio, c’è bisogno che qualcuno sappia rispondere con precisione; e, a cascata, che altri sappiano contattare alberghi, musei, chiese, istituzioni e privati.

Ma c’è anche bisogno di chi provveda a raccogliere tutte le informazioni attorno a iniziative,  manifestazioni, eventi che possano incentivare flussi turistici a indirizzarsi dalle nostre parti.

Prima di tutto serve un congegno che agisca per mettere in calendario quello che si fa e/o sappia stimolare la ideazione e la concreta realizzazione di fatti aventi i connotati di una attrazione turistica certa.

Vado a curiosare sul sito del Comune di Benevento e, nella descrizione delle attribuzioni agli assessori, si incontra una generica “promozione turistica”. E’ solo un esempio (certificato) dello stato dell’arte. Del resto, qui in Campania, dalla fine degli Enti Provinciali per il Turismo al varo di una legge regionale ci son voluti decenni. E quella legge sta sul Bollettino Ufficiale ma chi pon mano ad essa? E tuttavia, nel mondo in cui viviamo, non può essere affidato solo allo strumento legge la gestione di un fenomeno che coinvolge professionalità e sensibilità assolutamente non pre-definibili. Gli enti pubblici vadano pure in malora con il rispetto pedissequo di circolari e regolamenti e con contabilità orientate solo alla soggezione di controlli meramente formali. C’è tutto il vasto spazio della libertà di iniziativa privata da riempire e alle istanze di questo “potere privato” tutto l’armamentario della farragine pubblica dovrebbe essere servente. Non viceversa.

E’ vero, però, che se mai il privato non assurge a sicura soggettività operativa non avrà la forza di poter sovvertire il pantano nel quale ci troviamo. L’illusione è che l’uno possa spingere l’altro; ma poi la stasi è la risultante di due inefficienze.

Si può cominciare a fare un censimento delle cose che già si fanno a Benevento, di quelle che hanno una base solida perché ormai radicate nel tempo e di quelle ancora in fase di lancio. Un censimento (separando dove possibile i settori: musica, intrattenimento, teatro, convegnistica, eventi celebrativi...) da tenere continuamente aggiornato. Sulla base di una esperienza più o meno consolidata, si possono stilare progetti poliennali (l’Accademia di Santa Sofia alla nascita varò, e realizzò, un programma triennale). Si possono scrivere, cioè, nei calendari dei futuri tre-cinque anni le date nelle quali ci saranno eventi ai quali possono partecipare comitive di turisti provenienti da altre parti d’Italia e del mondo

Il turista che la mattina abbia visitato le nostre chiese può tranquillamente aver piacere di trovare la sera il teatro comunale aperto per un Barbiere di Siviglia o l’auditorium San Vittorino per una Quattro Stagioni di Vivaldi o Michelangelo Fetto pronto a farci fare due risate intelligenti. Gli italiani (tra cui molti beneventani) quando vanno in giro in comitiva turistica si sciroppano programmi belli fitti e tutti rigorosamente rispettati. Scoprono segni di civiltà in tanti angoli del mondo. Benevento ha soltanto il dovere di cominciare a fare pacchetti e a venderli.

Ma non può essere un volenteroso assessore a doversi inventare di volta in volta una competenza che deve abitare altrove. Anche l’assessore più competente e attrezzato deve, invece, trovare una struttura organizzativa collaudata e affidabile. Autorevole al punto di potere, con successo, mettere attorno a un tavolo i soggetti titolari di beni artistici, architettonici, storici per concordare “percorsi” di visita (a diversa articolazione e livello di fruizione, secondo la qualità del visitatore) e poterli rendere effettivi e resi pubblici con il massimo di pubblicità. Credo che a livello di Europa si possano trovare finanziamenti a fronte di una progettazione capillare articolata secondo le sommarie indicazioni proposte.

MARIO PEDICINI