In un Palatedeschi ritornato a nuova vita la favola di Alessandro Siani da povero ruspante a principe innamorato In primo piano

Il popolo e il re, il povero ed il ricco, la realtà e l'apparenza, il vicolo e il palazzo. Sull'eterno contrasto tra due mondi lontani si snoda la favola comica de Il Principe abusivo, portato in scena al Palatedeschi di Benevento da Alessandro Siani e Christian De Sica. Dal film al teatro, lo spettacolo si trasforma in una sorta di musical, vivacizzato da canzoni e balletti, da una scenografia dinamica e sontuosa, da una cascata di sketch e battute frizzanti, travolgenti, che sembrano inventate all’istante.

La storia del napoletano Antonio De Biase, trasformato in “principe abusivo” nel palazzo della principessa, che vuole uscire dall’anonimato e diventare famosa, si conclude col trionfo dell’amore, che “a nullo amato amar perdona”, che non permette scherzi, quando di mezzo ci sono i sentimenti, la sincerità, la poesia di Jaques Prevert o la canzone “Indifferentemente” di Sergio Bruni. Chi va a giocare rimane con le “dita nella marmellata”, con la quale poi può fare anche i cornetti, ma il suo cuore resterà addolcito per sempre. La scoperta dell’amore porterà i reali a diventare più umani.

Tra le novità della commedia, rispetto al film, spicca per la sua esilarante attualità la scena dell’aereo, che il giovane squattrinato e sfaccendato Antonio prende per la prima volta per recarsi dalla principessa, perché scelto per un’opera di bontà che la dovrà rendere celebre sui rotocalchi di tutto il mondo. “Vi parla il comandante Schettino - spunta improvvisamente una voce dal microfono -  saluto i passeggeri e vi invito ad allacciare le cinture di sicurezza”. “Ma questo non guidava la nave? - si chiede stupito ed impaurito Antonio - Chi ce l’ha messo qui? In Italia succede sempre così: li tolgono da una parte e li mettono dall’altra”.

La trasposizione teatrale del film di Alessandro Siani guadagna in freschezza e ritmo, anche se non manca  qualche indulgenza eccessiva verso il trash. Come quando si parla di “incatastamiento”, pummarola, “masinicola” e casatiello, della regina che sta facendo i “rotoloni”. La performance dell’attore e regista napoletano e di De Sica, anche in chiave di cantante, aumenta, insomma la sua “ruspantezza” e spontaneità, due ingredienti, che il pubblico sannita ha dimostrato di apprezzare con scroscianti e frequenti applausi.

Grande affiatamento tra tutti gli interpreti, da Elena Cucci (la principessa) a Luis Molteni (il re), da Ciro Salatino (il principe Gherez) a Stefania De Francesco (la cugina Jessica), a Lello Musella e Antonio Fiorillo, i due “imbranati” e sempre affamati amici di Antonio. Belle le musiche di Umberto Scipioni. Con questa commedia, il Palatedeschi è tornato a splendere di nuova luce, dopo alcuni anni di letargo, pur mostrando ancora diversi acciacchi, incomprensibili per un gioiello che potrebbe essere utilizzato di più e meglio.

Antonio Esposito 

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