In primo piano - Inebriante spettacolo sulla storia del vino, 'Salute'... alla Solot

Inebriante spettacolo sulla storia del vino, 'Salute'... alla Solot In primo piano

La radice della parola vino ha qualcosa in comune con amore. Ma il frutto della vite è soprattutto simbolo di compagnia e socialità. Senza vino, insomma, si è destinati a condurre una vita solitaria. Questo il succo dello spettacolo Salute, andato in scena al Mulino Pacifico di Benevento, grazie al gustoso allestimento della compagnia teatrale Solot.

Quattro personaggi irrompono sul palcoscenico per raccontare la storia del prezioso nettare, tra ricordi antichi, balli e canzoni d’avanspettacolo, pillole culturali erudite. L’abbraccio tra Bacco e Venere risale alla notte dei tempi. Il vino, però, è anche figlio di Dio. Come dimostra la parabola delle nozze di Cana, quando Gesù, qui chiamato Fru Fru da un ubriacone invadente, interpretato con genialità clownesca da Rosario Giglio, fa il famoso miracolo trasformando l’acqua in vino, regalando la giusta allegria al matrimonio che rischiava di fallire senza quel prezioso liquido.

Il saggio presentatore del viaggio nelle radici di un prodotto così importante del Sannio è Antonio Intorcia, nelle vesti di un perfetto dicitore, che cerca di illustrare le varie etimologie dell’aromatica parola. La storia parte dagli albori della civiltà, passa per la Grecia e per Roma, si ferma per un attimo a Parigi negli anni trenta, dove un fine sommelier racconta aneddoti erotici. Si tratta di Michelangelo Fetto, che parla del vino dei latini e dei profumi che provoca secondo la varie zone geografiche, così come il corpo di una donna emana umori inebrianti diversi a distanza di pochi centimetri.

Si viene a sapere che la Francia ha solo 400 vitigni, mentre l’Italia più di duemila. L’allegra brigata intona canzonette e stornelli romani, pugliesi, napoletani, guidata dal provetto chitarrista Massimo Pagano, che si lancia nell’adattamento di vecchi ritornelli sanremesi. A lui gli altri rivolgono un saluto augurante racchiuso nell’esilarante battuta “Hai tutta una vite davanti”.

Sulla scena si presentano all’improvviso due strani personaggi, la Falanghina e l’Aglianico, che recitano la loro storia, parlano dei loro abbinamenti e “accoppiamenti”, delle loro terre e dei metodi da seguire per gustare i prodotti che essi rappresentano. Spiegano tutte le potenzialità che ha il Sannio per il futuro, sfruttando meglio la bianca e rossa risorsa. Ma il discorso appare confuso e raffazzonato a due esperti sommelier che saltano sulla scena ed illustrano in tutti i dettagli le regole del bere ed il percorso da seguire nella degustazione.

Viene prima la vista, poi l’olfatto e poi il gusto. L’enologa afferma che il vino rappresenta “il risveglio della memoria dell’anima” e che i profumi da esso derivanti somigliano a quelli dei fiori e ella frutta. Nel dolce mondo di Bacco si raccoglie, insomma, una girandola di sensazioni e di emozioni.

Lo spettacolo forse perde un po’ il ritmo durante la lunga parte didattica, ma nel complesso coinvolge e diverte, regala momenti di riflessione sulle ricchezze dell’agricoltura, ed invita a brindare gridando “Salute!”.

ANTONIO ESPOSITO

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