Jazz, si alza il sipario sulla rassegna 'Riverberi'. Ironico Hakon Kornstad e briosa la Banda del Buko' In primo piano

Dalla Norvegia al Sannio. Con un'esplosione di sonorita', suggestive e multiformi, e' partita la carovana della rassegna jazz 'Riverberi', diretta da Luca Aquino. Il concerto d'apertura, svoltosi all’Arco del Sacramento di Benevento, ha avuto come protagonisti il sassofonista norvegese Hakon Kornstad e la sannita “Banda del Bukò”. Il musicista scandinavo si è presentato sul palco suonando il sassofono, poi il flauto ed infine il “flutonette”, un flauto accoppiato con un bocchino clarinetto.

Nei ritmi gradevoli e ballabili, all’improvviso è spuntata la sua voce da tenore. Il progetto di Kornstad mira ad unire l’opera col jazz attraverso nuove ed originali sperimentazioni. Il concerto solista si è trasformato in un’orchestra di suoni e di voci dolci e affascinanti. Il musicista ha coinvolto con allegria ed ironia il pubblico, ha concluso la sua performance in platea intonando la canzone napoletana “Marechiare” di Salvatore Di Giacomo.

La rassegna è stata presentata dal giovanissimo Mattia, che con parole chiare e semplici ha anche invitato le pubbliche istituzioni ad avere più attenzione per una rassegna che continua a crescere, guadagnandosi un posto di rilievo nel campo musicale e che, con un maggior sostegno, potrebbe varcare i confini provinciali. Qualche contributo in più è arrivato quest’anno da diversi sponsor e dai comuni di Torrecuso, Ceppaloni, Sant’Angelo a Cupolo, Pietrelcina, San Leucio del Sannio e San Salvatore Telesino.

Dopo le fantasie melodiche di Kornstad, il palco è stato affollato da una ventina di musicisti, cantanti e ballerini. E’ salita “La banda del Bukò” con le chitarre, i flauti, i tamburi, la fisarmonica, la tromba, il violino, l’armonica e il sassofono. Con la sua musica briosa e travolgente. Per i ragazzi del gruppo è stato un momento importante ed emozionante. Hanno presentato il loro primo lavoro discografico, intitolato “Rosmarinus”, per ricordare una pianta molto cara ad Emanuele Vicerè, il loro compagno scomparso tragicamente l’anno scorso.

Mio fratello aveva uno sconfinato amore per la natura - ha affermato Giampaolo Vicerè, fisarmonicista e presidente della banda - per lui tutte le cose avevano un’anima. Egli si vedeva in un rosmarino”. La compilation dei musicisti sanniti raccoglie i brani eseguiti negli ultimi anni, nel corso di un’avventura musicale nata per caso e pian piano arricchitasi di nuovi elementi e strumenti. Da un laboratorio sperimentale si è formata così una comunità che cerca “armonia” e una dimensione naturale nella difficile e complessa società contemporanea.

Attraverso i suoni del mondo, balcanici, egiziani, mediterranei e napoletani. Attraverso ballate rielaborate in chiave jazz, musiche tradizionali e tammurriate, per accompagnare le feste e il cammino dei popoli nomadi. Con un messaggio di speranza e di lotta contro le ingiustizie e le guerre, ricordando in una canzone la necessità di una Palestina libera, sventolando striscioni contro le trivellazioni nel Sannio. Durante il concerto gentili ragazze hanno distribuito un ramoscello di rosmarino. Profumo della terra e di un ricordo che non muore.

ANTONIO ESPOSITO

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