In primo piano - La Festa della Liberazione a Benevento. Il messaggio: 'Mai più guerre'

La Festa della Liberazione a Benevento. Il messaggio: 'Mai più guerre' In primo piano

Altro che Resistenza come mito. La Resistenza tutto è tranne che un mito”. Con queste parole che guardano al futuro, l'ex senatore Antonio Conte, presidente provinciale dell'Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia) ha sottolineato il valore della Liberazione nella manifestazione tenutasi a Benevento. La città ha vissuto una giornata di festa, riflessione, solidarietà, di speranza, di impegno e di lotta.

Un corteo multicolore si è snodato lungo Corso Garibaldi sulle note di “Bella ciao”, suonata in chiave moderna da una simpatica banda musicale. Davanti a tutti, due partigiani sanniti, poi i segretari dei sindacati confederali, una folta pattuglia di sindaci della provincia, dirigenti politici di centrosinistra, tanti giovani e lavoratori con le bandiere della pace. La sfilata è confluita in Piazza Matteotti, dove hanno parlato, oltre a Conte, i due partigiani Alfredo Festa e Giuseppe Crocco, detto Caramba, e Gaia Casillo, studentessa del Liceo Classico “Giannone” di Benevento .

Benevento ed il Sannio - ha ricordato il presidente dell’Anpi - hanno visto morire tanti loro figli. Il 16 giugno del 1944,una donna beneventana, Maria Penna Caraviello, fu uccisa a Firenze perché era antifascista. Il maresciallo Francesco Pepicelli di Sant’Angelo a Cupolo fu ucciso alle Fosse Ardeatine a Roma. La nostra città ha ricevuto la Medaglia d’oro per le duemila vittime dei bombardamenti del 1943, provocati dalla guerra fascista. I partigiani hanno lottato per la pace e la libertà, per la democrazia e il lavoro. Il più grande frutto della Resistenza è la Costituzione, che dobbiamo attuare, non svillaneggiare”.

In Piazza Matteotti c’erano anche alcuni ragazzi della Nigeria, del Mali e della Sierra Leone. Tutti devono avere gli stessi diritti di vivere e di pensare al loro futuro. Il messaggio di fratellanza è risuonato più volte nelle parole di Alfredo Festa, infermiere professionale, originario di Telese, che durante la guerra fu mandato a combattere a Gorizia e poi scelse la strada della Resistenza in Slovenia.

Siamo stati 20 mesi nei boschi - ha raccontato il partigiano Festa che ha 93 anni - dopo l’8 settembre dovemmo scegliere da che parte stare. Di fronte a tanti morti e feriti non ci furono dubbi. Il desiderio della pace e della libertà prevalse su tutto. Per i tedeschi eravamo traditori. Il ritorno a casa fu avventuroso. Da Gorizia a Caserta impiegai cinque mesi con mezzi di fortuna”.

L’attualità della Liberazione nel settantesimo anniversario è stata sottolineata da una ragazza del Liceo Classico. “Quella giornata simbolica - ha detto Gaia Casillo - non può essere vissuta come un romantico sogno lontano, ma rappresenta la radice dei valori contemporanei più belli: quelli del coraggio e dell’onestà, della fiducia nel futuro e della dignità dell’uomo”. Per questo il 25 Aprile può parlare ancora ai giovani. Il senso della Liberazione sta anche nel suo netto rifiuto della cultura dell’odio e dell’indifferenza.

La manifestazione è stata chiusa dalle memorie di Giuseppe Crocco, originario di Cusano Mutri, che oggi ha 92 anni. “Ho partecipato alla Resistenza combattendo sull’Appennino emiliano-ligure - ha concluso Caramba - ero un semplice contadino quando ad appena vent’anni dovetti decidere rapidamente con chi schierarmi. Feci la scelta giusta. Dopo quella dura esperienza, il mio motto, che voglio comunicare soprattutto ai giovani, è il seguente: “Mai più guerre”.

ANTONIO ESPOSITO

Altre immagini