In primo piano - La multiforme performance di Mario Lanzione/Il fango del nazismo e dell'alluvione

La multiforme performance di Mario Lanzione/Il fango del nazismo e dell'alluvione In primo piano

Nel buio si intravede una luce fioca, una speranza che annuncia la possibilita' di uscire dal tunnel dell'infamia e del sangue. Al centro della stanza un uomo annaspa, cammina ansimando, poi corre su è giù nello stretto spazio, accompagnato da forti colpi di tamburo. Sul terreno scorre il fango portato dall’alluvione.

Questi gli elementi pregnanti della performance dell’artista Mario Lanzione, che affianca la sua mostra intitolata “Lutum Nocte Mali Eventus”, allestita nell’Arte Studio Gallery di Benevento. La multiforme installazione mira a squarciare il velo del male, per capire gli abissi dell’umanità perduta, segnata dai crimini del nazismo e da vendette fratricide, come quella di Caino ed Abele.

L’artista si muove in uno scenario di astrattismo totale, ma punta a cogliere gli aspetti più eclatanti del reale. Sembra un ossimoro, ma veramente l’arte di Lanzione, partendo da un punto immaginario e surreale, riesce a scendere nei meandri della verità. Per ricordare il dolore egli ricorre a poeti, come Primo Levi ed Alda Merini. Le sue sette opere raccontano il cammino di Cristo dalla croce all’ascensione, dalla natività alla resurrezione. Un calvario che indica all’uomo la strada faticosa della rinascita e della riscossa possibile.

Nell’oscurità, Mario Lanzione recita i versi meriniani “O dammi canto da cantar soave, sì che lacrime di cielo colorino la vita”. Declama le dure parole della poesia “Se questo è un uomo” di Primo Levi, soffermandosi in particolare sulla seconda strofa: “Considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane, che muore per un sì o per un no”. Il fango che ritorna a segnare le tragedie umane, il fango da spalare per liberare la gente alluvionata, il fango che opacizza il mondo.

Il lamento dell’artista è stato accompagnato da due giovani musicisti, Anna Lonardo e Carlo Corso, dall’aiuto tecnico di Raffaele Esposito e Giulio Calandro e dalla collaborazione di Vincenzo D’Argenio. La mostra rimarrà aperta fino al prossimo 2 febbraio. La performance, che ha intrecciato insieme pittura, poesia e musica, si è conclusa con il “Pater Noster”, una preghiera-invocazione contro il male primordiale, per riconquistare pienamente il diritto alla vita e alla libertà.

ANTONIO ESPOSITO 

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