La scoperta della verità dopo la pioggia al Mulino Pacifico In primo piano

Tutto e' scritto nel copione, tutto e' previsto e stabilito, ma l'attore non ci sta ad essere ingabbiato in un mondo irreale, vuole avere una vita normale. Come fare? Questo il dilemma centrale dello spettacolo “Aspettando che spiova. La ventesima replica”, rappresentato al Mulino Pacifico di Benevento nell’ambito della rassegna “Obiettivo T”, organizzato dalla Solot.

Sulla scena, scarna e sobria, con due tavoli e due secchi e un arco antico, un leggio per recitare, irrompono due attori, Luigi Credendino e Gianluca D’Agostino, costretti a conoscersi e a confrontarsi, mentre fuori cade una pioggia scrosciante, scossa dalla luce dei fulmini e dal rombo dei tuoni. Non è tragico scoprire che le tue parole non sono le tue? L’uomo che lava a terra si presenta con questa domanda. Vuole capire chi è.

La risposta la porta l’altro personaggio. “Io e lei siamo il teatro. Il mondo è teatro”. Il dialogo diventa scontroso, piovono minacce ed insulti, ognuno segue il filo del suo ragionamento. La realtà e la finzione si mescolano all’infinito, con un ritmo pirandelliano, perché la verità e l’apparenza sono contrastanti e spesso inconciliabili. L’attore non può uscire dal percorso tracciato dall’autore.

Tu ti chiami Antonio e sei il protagonista”. Ricorderà l’uomo con l’impermeabile bianco. “Ma io sono solo un custode universitario”. Ribatte l’altro, chiamato ad interpretare una parte che non gli piace. La diatriba scivola sul piano sociale. Antonio scoprirà che l’attore intellettuale lavora per una società petrolifera, e allora gli rinfaccerà la smania di successo, la corsa ai soldi e agli affari. “Avete rovinato il mondo - esplode il custode universitario - mi fate schifo. Ci vorrebbe una bella catastrofe. Devo fare qualcosa che tu non hai previsto. Pensavi di tenermi sotto controllo”.

Prende una pistola e si accinge a sparare per ucciderlo, ma l’arma è a salve. La disputa si trasforma in un battibecco grottesco sulla necessità di superare l’egoismo e lavorare per la comunità. I due bravi protagonisti danno vita ad una serrata riflessione sull’essere e il parere. Mentre fuori la pioggia svanisce e ritorna il sereno. Scacciando via le nuvole, le ombre e i fantasmi che agitano la vita quotidiana. Perché il teatro è finzione, ma anche uno squarcio di luce sull’esistenza.

ANTONIO ESPOSITO

Altre immagini