L'alluvione di Benevento vista dai giornalisti un anno dopo In primo piano

Si è svolto nella Sala del Centenario presso la Basilica della Madonna delle Grazie di Benevento l'incontro, organizzato dall'Ordine dei Giornalisti della Campania, sul tema Valore e deontologia dell’informazione nelle emergenze - L’alluvione un anno dopo.

A prendere per primo la parola è stato il presidente dell’Assostampa Benevento, Giovanni Fuccio, il quale, dopo i ringraziamenti di rito, ha annunciato la mancata presenza di quello che era previsto come il principale relatore dell’incontro, il viceprefetto di Campobasso Pierpaolo Pigliacelli. Dopo un veloce preambolo sulla situazione dell’editoria nella nostra provincia, auspicando un incontro tra i direttori delle testate locali, il presidente ha ceduto la parola al sindaco Clemente Mastella.

Il sindaco, dall’alto del suo passato di giornalista, ha espresso la propria solidarietà per la categoria, dichiarandosi disponibile a sostenere l’editoria locale, nei limiti consentitigli dalla legge. Ha poi reso noto che, a ormai un anno dall’alluvione, ben poco è stato fatto: nelle zone alluvionate nulla è cambiato da quel tragico 15 ottobre. A seguito dell’esondazione del Calore, il PIL della nostra provincia, già provata dalla crisi economica, ha subito un calo del 20%. Sotto quest’aspetto, l’alluvione ha arrecato più danni all’economia locale rispetto al terremoto del 1980. Lo Stato, tuttavia, mostra una maggiore propensione ad elargire fondi alle zone terremotate piuttosto che a quelle alluvionate. La nostra provincia, che a tutt’oggi è priva anche di un piano di messa in sicurezza delle scuole, si trova così nella poco invidiabile situazione di essere contemporaneamente a rischio sismico ed a rischio idrogeologico.

Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine regionale della Campania, ha fatto presente che la Regione ha stanziato ben 80 milioni di euro per il Sannio, ma di questi soldi finora nemmeno un centesimo è stato speso.

Dopo aver tracciato il quadro assai sgradevole della situazione attuale, alcuni colleghi hanno rievocato le loro esperienze dirette dell’alluvione. Lorenzo Gambatesa ha raccontato di come in piena notte rimase bloccato con l’auto nel comune di Fragneto, con l’acqua che minacciava di sommergere il veicolo, e che solo la mattina dopo il nubifragio giunsero i soccorsi a tirarlo fuori, dopo che aveva effettuato 170 telefonate per chiedere aiuto.

Alfredo Pietronigro ha voluto ricordare come i giornalisti locali furono i primi a giungere sui luoghi della catastrofe ed a tenere aggiornati i colleghi della stampa nazionale. E che, quando questi ultimi andarono via, poiché l’alluvione non era più notizia da prima pagina, i locali rimasero e continuarono a dar voce a chi in pochi secondi aveva perso tutto.

Mario Del Grosso ha fatto un raffronto con il terremoto dell’80: se allora furono le radio private a tenere informate le persone in tempo reale di ciò che era accaduto nella nostra provincia, l’alluvione è stata vissuta in diretta attraverso i social.

Alfredo Salzano ha illustrato come la città, subito dopo l’alluvione, fosse divisa tra chi aveva il fango fino alle ginocchia e chi magari nemmeno sapeva che c’era stata un’alluvione (poiché, a causa della morfologia di Benevento, chi abitava nella zona alta aveva avuto la percezione di un forte nubifragio e nulla più); tra folle di persone che impedivano il passaggio ai mezzi di soccorso per scattarsi un selfie accanto alle strade allagate e chi approfittava della situazione per darsi un po’ di visibilità procurando allarmi ingiustificati.

Simbolicamente, quest’incontro vuole aprire una settimana dedicata al ricordo dei fatti avvenuti un anno fa, che culminerà sabato prossimo, il giorno dell’anniversario dell’alluvione. Benevento vuole ricordare, perché se le acque si sono ritirate dopo la piena, gli effetti devastanti sulle persone e sulle cose permangono ancora oggi.

E non basta che lo Stato e la Regione mettano a disposizione degli aiuti economici: in un’epoca di cambiamenti climatici, per non essere costretti ogni volta a rimediare ai danni di un evento ambientale traumatico, è necessaria un’opera costante e pianificata di prevenzione.

Conosciamo i rischi a cui è soggetto il nostro territorio, ma le autorità competenti intervengono sempre dopo una catastrofe, mai prima. Occorre cambiare drasticamente questa mentalità per non essere costretti, in futuro, a versare nuove lacrime per altre tragedie.

CARLO DELASSO

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