Le troppe sfide interne della politica nostrana In primo piano

In fatto di sfide l'Italia non è seconda a nessun altro paese. Le competizioni pero' sono quasi tutte interne alla politica. Tra partiti e partiti, tra componenti e componenti, tra leader, o presunti tali, e leader. Insomma, una guerra guerreggiata permanente che specialmente in questo periodo post elezioni amministrative, ed ante politiche,  si fa sentire in tutta la sua belligeranza.

Matteo Salvini già da tempo ha deciso di defenestrare l’ex Cav. e, specialmente dopo le ultime amministrative, non ci sono santi che tengano per una mediazione finalizzata al governo, da destra, dell’Italia. Don Silvio, a sua volta, non ha nessuna intenzione di sottostare alla volontà di primo della classe del padano italianizzato, a fin di voti per la sua causa. Berlusconi rimpiange il Senatùr  Bossi e le loro epiche litigate. Ma i due si confrontavano risiedendo stabilmente a Palazzo Chigi da inquilini.  

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, sotto sotto spera di poter essere la carta mediatrice tra i due contendenti come candidata alla presidenza del Consiglio. E’ vero che un’esperienza di questo tipo l’ha già fatta a Roma, quando si candidò come sindaco sostenuta dalla Lega. Forza Italia allora però non cambiò orientamento puntando fino all’ultimo su Alfio Marchini. Risultato finale: vittoria dei 5Stelle e buco nell’acqua della destra zoppa.  Le lezioni dovrebbero servire per non commettere gli stessi errori del passato. Eppoi, secondo il probabile ragionamento della sorella-fratello d’Italia Giorgia, Silvio da Arcore non può più sperare nel vecchio amico del Patto del Nazareno.

Lui, il Matteo gigliato, per il momento deve fare di tutto e di più per prendere le distanze da Forza Italia, vista la sfida che Pisapia e Bersani, per non parlare del compagno-nemico D’Alema, gli hanno mosso. Giuliano Pisapia, nel suo intervento da Piazza SS Apostoli a Roma, cita don Lorenzo Milani per ribadire al segretario del Pd che “la politica è trovare insieme una soluzione. Uscire dai problemi da soli è avarizia, assieme è politica. Da soli non si va da nessuna parte”. Insomma, se il Pd renziano non vuol andare a sbattere non ha altra strada che sposare la nuova casa comune del centrosinistra” che fa capo appunto all’ex sindaco di Milano e ad altri “compagni” ex Pd. Rincara la dose Pier Luigi Bersani: Da questa piazza vogliamo rivolgerci a tutto quel popolo di centrosinistra che se ne sta testardamente a casa, disilluso, sfiduciato, spaesato, che sente in tv anche Renzi, ma gli passa come acqua sul marmo. Vogliamo reagire o no? E possiamo accettare che la destra prenda in mano il Paese?”.

Sull’“Insieme” di Pisapia e Bersani la posizione di Renzi è arcinota: Fuori del Pd non c'è la vittoria della sinistra di lotta e di governo, c'è la sconfitta e chi immagina di fare il centrosinistra senza il Pd vince il premio Nobel della fantasia ma non raggiunge alcun risultato concreto”. E siamo “punto e accapo”.

Come nel centro-destra anche a sinistra c’è chi spera di poter mediare tra i due blocchi contrapposti. Tra Renzi e il Campo progressista un’ipotesi mediatoria avanza. Potrebbe essere l’ex presidente del Consiglio ed ex presidente della Commissione Europea Romano Prodi a mettere pace - si fa per dire - tra il segretario del Pd ed il resto della sinistra. E non è un caso che Prodi fino a qualche tempo fa insisteva nel sostenere che la sua posizione con il Pd era di una “tenda vicino al partito”. Per poi aggiungere, successivamente, che “la tenda si può mettere nello zaino e rimettersi in cammino”. Per andare dove il prof. non lo dice, ma lo si può immaginare, probabilmente verso il Campo progressista. Altro schiaffo sul muso all’ex sindaco di Firenze.

Un po’ di rancori Prodi non li ha ancora smaltiti verso i 101 franchi-traditori del suo partito che non lo votarono a presidente della Repubblica come successore di Giorgio Napolitano. Una sua candidatura, proposta dal Pd, potrebbe cancellare quel brutto ricordo e servirebbe a Renzi per far avvicinare, provarci per lo meno, Pisapia and company su di una designazione democrat alla presidenza del Consiglio. E, soprattutto, provare seriamente a bloccare l’avanzata di Grillo e del centro-destra, nel caso dovessero trovare un accordo sul possibile inquilino di Palazzo Chigi.

Come andrà a finire? Al di là delle ipotesi tutto lascia prevedere che ognuno rimarrà sulle sue posizioni “divisorie”, con grande soddisfazione di Grillo, Di Maio e compagni che sentitamente ringrazieranno.

ELIA FIORILLO

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