Nuove sperimentazioni didattiche al Liceo Guacci In primo piano

Nella necessità di stare al passo con i tempi, e con un mondo sempre più complesso, anche la scuola sperimenta nuovi approcci didattici alle sfide proposte anche al mondo della scuola. Il Liceo Guacci è la scuola più grande della provincia di Benevento, non solo per numero di alunni, ma anche per la presenza di un nutrito corpo docente. È inevitabile quindi che in un ambiente così ricco e stimolante vengano portate avanti nuove tecnologie didattiche, perfezionate anche in contesti esterni di livello internazionale. Nell’ambito delle attività sulla didattica per le competenze nel terzo millennio, organizzate dal prof. Roberto Capone, due docenti del Guacci hanno partecipato a convegni internazionali.

La prof.ssa Patrizia De Caterina, docente di lingua inglese, ha partecipato a Barcellona, dal 3 al 5 luglio, a un convengo internazionale sulle nuove tecnologie didattiche, relazionando sull’apprendimento misto che combina l’insegnamento tradizionale con le attività on-line e trova la sua migliore applicazione nella Flipped classroom dove la responsabilità del processo didattico viene in qualche modo trasferita agli studenti che hanno accesso diretto ai contenuti della lezione prima di andare a scuola.

L’approccio per realizzare questo insegnamento capovolto è quello di creare classi virtuali sui social media come Facebook, Edmodo o Fidenia, che sono utili anche come una sorta di repository on-line delle lezioni e come forum di discussione tra l’insegnante e i loro studenti. Da questa nuova prospettiva, gli studenti possono sperimentare nuove tecniche e strategie attraverso l’apprendimento cooperativo.

Dal 16 al 18 ottobre si è invece svolto a Torino l’VIII Convegno di didattica della fisica e della matematica, al quale ha partecipato, per il Liceo Guacci, la prof. Monica Liguori con una relazione dal titolo “Uso di artefatti e dell’Inquiry per la scoperta delle geometrie non Euclidee”.

Mediante l’utilizzo di materiali semplici da reperire, quali sfere, cartoncino, bottiglie, foglie, gli studenti possono non solo verificare sul campo la validità di proprietà geometriche note, ma anche giungere, seguendo un percorso intuitivo, a nuove conoscenze. Per introdurre la geometria iperbolica, ci si è ispirati al lavoro della professoressa Daina Taimina realizzando all’uncinetto modelli del piano iperbolico e della pseudosfera. La metodologia didattica adottata è stato l’Inquiry-Based Science Education (IBSE). L’IBSE, avvalendosi di un approccio esperienziale, che riprende l’impianto del metodo scientifico galileiano, è scandita in cinque fasi: Engage, Explore, Explain, Extend, Evaluate, finalizzate al coinvolgimento attivo dello studente nella costruzione di concetti.

In questo lavoro viene presentata una attività di geometria rivolta agli studenti del secondo anno della scuola superiore, che introduce le Geometrie non Euclidee in modo intuitivo, evitando il formalismo geometrico-matematico. L’obiettivo è quello di far comprendere agli studenti che la geometria è intorno a noi: una bottiglia di plastica, una insalata riccia o una patatina Pringles possono rappresentare un modello geometrico, anche se diverso, dalla più nota Geometria Euclidea.

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