PAGO VEIANO - La fine di Palazzo Polvere In primo piano

E' sparito anche lo zoccolo di pietra che correva lungo la facciata di Palazzo Polvere che si erge, pericolante, su di un ormai semideserto Corso Margherita a Pago Veiano. Forse trafugato nella notte, approfittando dell’involucro che da circa un quadriennio lo circonda, in quanto pericolante. L’alta vegetazione che è cresciuta tra le transenne e la facciata principale non impedisce di scorgere questo ennesimo scempio perpetrato ai danni della memoria storica di un paese nel quale, di storico, è sparito praticamente tutto, come anche di scorgere che persino le colonnine in pietra poste davanti al portone d’ingresso sembrano essere sparite…

Nessuna denuncia è partita da chi di dovere per scoprire i colpevoli.

Grande il rammarico nella popolazione locale, per la quale è e rimarrà sempre una ferita aperta anche l’abbattimento inopinato del cinquecentesco, bellissimo palazzo marchesale che sorgeva sull’area dell’attuale Comune. Come anche la distruzione del centro storico sul quale compariva l’antica chiesa del Rosario. «Di storico non abbiamo più niente nel paese - dicono in molti -, finanche la Torre (di Terraloggia) è crollata».

L’ultima notizia che gira in paese è che sarebbe prossimo l’abbattimento del piano superiore di Palazzo Polvere, divenuto assai pericolante, dopo che è già stata smantellata un’ala laterale, sempre perché pericolante.

In una intervista rilasciata a chi scrive alcuni anni fa, il compianto dott. Pierluigi Ruffo - proprietario della parte centrale del palazzo - rivelava che egli aveva sempre avuto in animo di donare il palazzo, mentre le sue cugine, Anna ed Antonia De Cillis, proprietarie delle ali laterali, non erano granché propense a questa donazione.

Il palazzo è stato luogo di ritrovo, di cultura, di politica, di fasi e feste paesane. È appartenuto al Senatore del Regno Nicola Polvere (1833-1915), la cui candidatura fu fortemente sostenuta da parecchi giornali sanniti dell’epoca.

All’interno di quello che è ormai lo scheletro del palazzo sono cresciuti alti alberi che ne hanno sempre più minato la stabilità, fino a renderlo un pericolo pubblico. Insomma, una lunga storia di incuria, di mancato accordo tra i vari proprietari, di transazioni mancate, che ha decretato la fine di quest’ultimo testimone della storia paesana. Un proverbio indiano dice: “Tutto ciò che non va donato va perduto”. È anche il caso di Palazzo Polvere?

LUCIA GANGALE

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