In primo piano - Parabola dell'uomo solo al comando

Parabola dell'uomo solo al comando In primo piano

Se la politica della clientela pervade ogni spazio della vita civile la conseguenza non necessariamente dovrebbe essere la paralisi di ogni iniziativa privata. Questa paralisi è invece il risultato ineluttabile della corruzione della politica clientelare e il suo passaggio alla politica dell’uomo solo al comando.

In quest’ultima ipotesi, che ha ampie rappresentazioni qui da noi in Campania, l’iniziativa individuale viene accantonata come un’arma rischiosa più che inutile. Creato il capo e tributatogli ogni culto servile, tutto ciò che sarebbe immaginabile viene demandato alle sue decisioni. Nuova sibilla cumana, il grande capo esonera i sudditi da ogni iniziativa perché il futuro sarà quello (e solo quello) che uscirà dall’oracolo. Figurarsi, poi, se oltre ad oracoli il grande capo distribuisce incarichi, posti, missioni tutte profumatamente compensate con soldi non suoi.

Il risultato garantito è l’immobilismo dell’attesa. Gli unici culti ammessi sono quelli della adorazione. L’esperienza dimostra che il grande capo si circonda di accoliti che hanno la funzione di incensarlo con il racconto delle sue formidabili intuizioni e di una inattaccabile produttività. Il pensare, si sa, può far venire il mal di testa e di questo fastidio i sudditi sono esonerati.

Qualcosa, però, ogni tanto trapela. Per esempio che nel 2019 Napoli è stata scelta come sede delle Universiadi, cioè le olimpiadi dello sport universitario. Si sa che a fare sport sono per lo più i giovani e, nel mondo civile, quasi tutti i giovani vanno all’università. Si dà il caso, allora, che a fare sport nelle formazioni rappresentative delle università della terra ci siano anche atleti famosi. L’Universiade, perciò, è un evento che coinvolge migliaia di partecipanti in qualità di atleti e migliaia di presenze necessarie tra tecnici, accompagnatori, dirigenti. Ci sono poi le famiglie, le comunità di provenienza dei vari atleti, turisti che scelgono una meta con l’obiettivo di collegare la conoscenza di un luogo con il passatempo di gare sportive, che comunque sono uno spettacolo.

La decisione di far disputare a Napoli le Universiadi 2019 fu presa il 5 marzo 2016. Non c’era molto tempo per pianificare gli interventi necessari a programmare la preparazione e lo svolgimento della manifestazione. Bizzarre intuizioni hanno fatto il giro del mondo. Per la sistemazione degli atleti, ad esempio, è trapelata l'idea di tenerli in due grani navi da crociera all’ancora nel porto di Napoli. Bella idea: anche per le mongolfiere si usa far provare l’ebbrezza in palloni ancorati a terra. Solo che gli atleti dovrebbero correre in pista, gareggiare in bicicletta e su strada, nuotare in piscina. Cioè per fare gli allenamenti e le gare devono lasciare le nave e chi li porta a destinazione? quanto tempo ci vuole? quanti motoscafi o elicotteri servono?

Affascinati dall’idea, si fece tardi a pensare ad una alternativa. Tutto fatto: si costruiranno moduli abitativi (non si dice più baracche) nel recinto della Mostra d’Oltremare, opera del Regime prima abbandonata e poi rilanciata e ora buona per ogni carnevalata.

Manca un anno (se si tolgono luglio e agosto, sono dieci mesi) e si sta per concretizzare una rinuncia. Non sarebbe la prima: Napoli (cioè la Campania) rinunciarono anni fa anche alla costruzione di Disneyland (Eboli-Pontecagnano-Paestum o Mondragone-Villa Lietrno?), la quale (sì, proprio quella) ogni anno attrae milioni di visitatori nella periferia di Parigi.

Si dovrebbe dire che anche Benevento avrebbe avuto interesse a far disputare qualche gara, in primis nella disciplina del rugby, ma ci fermiamo qui.

L’uomo solo al comando anestetizza gli organi periferici. A Napoli i fenomeni sono due, il sindaco e il presidente di Regione. A Palazzo San Giacomo non abbiamo nessun rappresentante. In Regione uno ci sarebbe, ma è della squadra dell’uomo solo al comando. Non gli ha passato nessun incartamento e lui non ha avuto l’ardire di chiedere in giro: le Universiadi potrebbero interessare ai produttori vinicoli di Torrecuso?

MARIO PEDICINI