Presentato il libro di Franco Roberti. 'I mafiosi non sono benefattori e vale la pena battersi' In primo piano

'Possibile che dopo 200 anni stiamo ancora a parlare di mafia nel nostro paese? Possibile che sia fortissima in Europa, in Germania, in Olanda e finanche in Canada? Possiamo arrenderci e darla vinta ai poteri criminali?'. Partendo da questi interrogativi, il procuratore nazionale dell’antimafia e dell’antiterrorismo, Franco Roberti, ha introdotto la presentazione del suo libro Il contrario della paura, presso l’Auditorium di Sant’Agostino, davanti ad un foltissimo pubblico.

L’incontro, promosso dalla Procura della Repubblica di Benevento, ha consentito una riflessione a largo raggio sui rapporti tra criminalità organizzata e terrorismo. Nessuna provincia è tranquilla, neanche quella di Benevento. Il tarlo della corruzione penetra con facilità nei meandri della cosa pubblica, aprendo le porte alla camorra. 'Il sistema clientelare - ha osservato il procuratore Giovanni Conzo - blocca lo sviluppo dei territori e condanna i giovani ad andare via dal Sannio. Per scacciare la paura ci vuole coraggio. Cominciando a denunciare anche le più piccole e sottili intimidazioni. Apprezzo molto questi giovani che vengono da Casal di Principe a studiare al Conservatorio, perché vogliono costruire un futuro diverso. Dobbiamo migliorare i collegamenti e la vivibilità in Campania'.

La criminalità organizzata  si muove come i terroristi. Non c’è settore dell’economia che non venga preso d’assalto dalle mafie attraverso il riciclaggio del denaro sporco. Di qui la necessità di un grande coordinamento europeo. L’idea del libro è nata sotto la spinta emotiva dell’attacco terroristico verificatosi l’anno scorso in Francia. Il procuratore Roberti prende le mosse dalla tragica vicenda di Valeria Solesin, la giovane ricercatrice veneziana morta nella strage del Bataclan, a Parigi, il 13 novembre 2015.

'Il terrorismo italiano - ha rilevato l’autore - è stato sconfitto non con leggi speciali, ma col diritto penale ordinario. Lo scambio informativo tra le procure e le forze dell’ordine è stato molto utile. Per questo siamo un passo avanti rispetto agli altri paesi. Il fatto che da noi non sia successo niente, significa che si è operato bene sul terreno della prevenzione'. Il giornalista Sandro Ruotolo, moderatore dell’incontro, ha invitato tutti a tenere sempre alta la guardia sul fenomeno terroristico. L’esigenza di dare una risposta alle mafie in chiave europea è emersa in diversi interventi.

'La mafia e il terrorismo - ha detto Francesco Cananzi, membro del Csm - hanno in comune le situazioni di disagio e le diseguaglianze. Per molti i mafiosi appaiono come benefattori della gente. La risposta sta quindi anche in un rinnovato stato sociale amico'. Solo così si può vincere la sfida della sfiducia. Il problema della cooperazione internazionale è connesso al controllo dei flussi migratori. Ma per combattere la criminalità ed il terrorismo non bastano solo magistrati e forze dell’ordine. Serve una vera  rivoluzione culturale e civile. Il contrario della paura. Esempi coraggiosi come quello di Augusto Di Meo, che denunciò l’assassino di don Peppe Diana, il parroco di Casal di Principe ucciso nel 1994 nella sagrestia della chiesa.

'Dopo quella testimonianza - ha raccontato Di Meo - dovetti lasciare il mio paese per quattro anni, ma poi sono tornato, convinto che devono andare via i camorristi, non io'. Molta strada è stata fatta, grazie al coraggio di tanti  cittadini e magistrati. Tra questi sicuramente il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, che ha ricordato l’amicizia con Conzo e Roberti ed il suo legame affettivo con il Sannio. 'Una provincia che si credeva tranquilla, ma tanto tranquilla non è - ha fatto notare - come dimostrano la scoperta della cellula mafiosa con base a Montefalcone Valfortore e la presenza nel vostro territorio di uomini dei Casalesi e del clan Pagnozzi. Dobbiamo fare il nostro dovere contro le organizzazioni criminali che ci tolgono la libertà e il respiro. Dobbiamo denunciare e rivolgerci allo Stato, che è impegnato contro l’illegalità. Oggi c’è un grande cambiamento: il magistrato è vicino alla gente. Dobbiamo ascoltare, intervenire e proteggere chi denuncia. Non ci dobbiamo rassegnare, ma avere sempre la schiena dritta'.

Nessuno deve fare l’eroe, ma quando sono in gioco la libertà di vivere, di viaggiare, di lavorare, non si può tacere o chiudere gli occhi. Qualche lentezza si registra sul piano organizzativo- repressivo. Ma le tante manifestazioni di rivolta, con la partecipazione dei giovani e delle scuole, l’impegno sempre più serrato delle forze dell’ordine, l’arresto di numerosi latitanti, l’approvazione di leggi più adeguate, fanno ben sperare per il futuro.

'Le cose stanno andando meglio - ha concluso Roberti - gli omicidi ed i crimini di mafia sono drasticamente ridotti. Il cammino è ancora lungo. Diceva don Ciotti che 'il più grande regalo fatto alle mafie è la mancata attuazione degli articoli della Costituzione da uno a 50'. Da un’indagine è risultato che sei persone su dieci sarebbero disposte a lavorare per un’impresa mafiosa. Per questo, attuare i principi costituzionali è fondamentale nella lotta alle mafie, che in molte zone svolgono ancora una funzione di supplenza dello Stato'.

Prima della presentazione del libro, per onorare la memoria di Raffaele Delcogliano e Aldo Iermano, i magistrati, il prefetto ed un gruppo di cittadini si sono recati in Villa Comunale, dove c’è una stele dedicata all’assessore regionale, ucciso il 27 aprile 1982 insieme al suo autista. Il presidente dell’Associazione 'Libera', Michele Martino,ha annunciato l’apertura anche a Benevento di uno sportello antiracket e antiusura. I musicisti e i cantanti del Conservatorio 'Nicola Sala' hanno accompagnato la serata con brani del 'Trovatore', del 'Don Giovanni' e della 'Boheme'.

ANTONIO ESPOSITO

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