Scandalo a Palazzo Mosti, in carcere il dirigente Angelo Mancini e otto imprenditori In primo piano

Questa mattina, a conclusione di una complessa ed articolata attivita' d'indagine coordinata dai magistrati della Procura della Repubblica di Benevento, i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Benevento hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura cautelare emessa dal giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Benevento nei confronti di 10 persone, tra cui Angelo Mancini, dirigente del Comune di Benevento, cinque imprenditori operanti nel settore edile, più altri quattro imprenditori.

Domiciliari disposti per:

Angelo Collarile,

Fioravante Carapella,

Giuseppe Pancione,

Guido Mastantuono,

Pellegrino Parrella,

Antonio D’Addona,

Mario Siciliano,

Pietro Ciardiello.

Obbligo di firma, infine, per Angelo Pilla.

Sono tutti gravemente indiziati, a vario titolo, della commissione di più reati contro la pubblica amministrazione, in particolare di concorso in più delitti di corruzione aggravata e reiterata e di turbativa di gare in appalti pubblici.

LA TECNOLOGIA A SERVIZIO DEL CRIMINE

Per riuscire nell’intento criminoso, gli indagati si avvalevano anche di un laparoscopio, strumento medicale di alta tecnologia e utilizzato in micro-chirurgia, dotato di una speciale microtelecamera e di un lungo e stretto beccuccio a fibra ottica. L’apparecchio sarebbe stato usato per penetrare, senza lasciare tracce visibili, all’interno delle buste presentate dalle ditte e contenente l’offerta per le gare d’appalto. Uno stratagemma per sbirciarne il contenuto, stabilendo così in anticipo il punteggio da attribuire alle imprese in gara e destinare l’appalto alla società prescelta.

IL MODUS OPERANDI DI MANCINI

Il dirigente Angelo Mancini - una volta entrato in possesso della lista delle ditte partecipanti all’asta - si avvaleva di un gruppo di persone (già titolari in passato di imprese e destinatarie anche loro di misure cautelari), che fungevano da intermediari, proponendo ai titolari delle aziende in gara il pagamento di una tangente di importo pari al 7% del valore dei lavori da fare, garantendo in caso di accettazione l’aggiudicazione dell’appalto alla ditta interessata.

GLI APPALTI TRUCCATI

La vicenda accertata concerne la gestione tra il 2011 e il 2013 dei fondi comunitari nell’ambito del progetto “PIU Europa” e l’aggiudicazione di 4 appalti a favore degli imprenditori arrestati. Il tutto relativo all’esecuzione dei lavori di riqualificazione urbanistica per importi compresi tra i 600mila e i 5 milioni di euro. Si trattava infatti della realizzazione del terminal dei bus extraurbani, la riconfigurazione di alcune piazze al rione Libertà e a San Vito, la riqualificazione del ponte di Santa Maria degli Angeli, la costruzione di un ponte “didattico” ciclopedonale Santa Maria degli Angeli e la costruzione del ponte in via Torre della Catena.

IL SEQUESTRO PREVENTIVO

L’ordinanza del Gip ha disposto anche il sequestro preventivo per equivalente di denaro e beni mobili nella diretta disponibilità degli indagati, oltre agli immobili intestati per un valore che supera il milione di euro. Nell’abitazione di due persone coinvolte, inoltre, sono state rinvenute somme per 250mila euro in contanti, in cassaforte e nascosti sotto il letto.

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