In primo piano - Traffico e mobilità urbana a Benevento: le proposte di Rete Campus

Traffico e mobilità urbana a Benevento: le proposte di Rete Campus In primo piano

Riceviamo e pubblichiamo la nota di studio e di proposte che Rete Campus ha prodotto sul redigendo piano traffico e mobilità cittadina di Benevento.

Premessa

La norma in materia prevede per i comuni capoluogo la possibilità, anche per poter accedere ai finanziamenti comunitari, di redigere il PUMS (piano urbano mobilità sostenibile). Questa pianificazione  racchiude un’area vasta di almeno 100.000 abitanti,  già individuata dal comune in occasione della partecipazione al bando GAL regionale nell’agosto 2016 (bocciato) e dal distretto turistico (per fiscalità di vantaggio) come da normativa regionale. Quindi l’adozione di un PUMS prevede nel suo sviluppo anche la stesura, quasi conseguenziale, di un piano turistico locale (PTL) e di quello dei servizi-commerciale. In definitiva lo sviluppo socio economico della città per i prossimi 10 anni.

Occasione perduta

E’ inconcepibile pertanto rinunciare a priori da parte dell’amministrazione di dotarsi di uno strumento così importante e vitale anche per intercettare finanziamenti. Si rinuncia ad uno studio di fattibilità che poteva annettere all’area vasta i siti maggiormente frequentati dai turisti nella provincia quali il Museo di Montesarchio del MIBACT che avrebbe fatto avvicinare la proposta culturale alla Reggia di Caserta. Ma anche il sito di Pietrelcina per il turismo religioso. Altresì scaturiva la necessità di dotarsi di stazioni di trasferenza (terminal) per la mobilità  di 1° livello e di 2° livello, individuando spazi in disuso, da dismettere o di nuova costruzione nell'ambito del perimetro urbano, in prossimità del centro storico. Così potevano proporsi per la mobilità provinciale il nuovo terminal di Santa Colomba molto vicino al polo scolastico e agli uffici regionali del rione libertà ma anche l’area dell’ex Consorzio Agrario (in dismissione) per la sua vicinanza alla stazione centrale come mobilità regionale e nazionale. Senza trascurare la linea ferroviaria che sfiora il centro storico nella parte che passa in galleria sotto l’ex terminal del La Salle, della villa comunale per arrivare alla stazione di Porta Rufina. La possibilità di un traffico su ferro, con una metro leggera, poteva svilupparsi per consentire percorsi-proposte culturali che dalla stazione di Caserta,  poteva passare dal Museo di Montesarchio e fermarsi a ridosso del centro storico della città. Avendo a disposizione, pernottando in città, la possibilità di visitare i siti turistici e recarsi a Pietrelcina. Ma il PUMS significa anche creare a livello territoriale, con le istituzioni e gli stakeholder, quella rete di supporto organizzativa che avrebbe poi implementato il piano nella sua esecutività. La pianificazione condivisa dal basso, anche coinvolgendo la cittadinanza attiva nel momento della proposta, come palestra per formare un dream team e raccogliere successi futuri, in particolare per frenare l’emorragia di giovani che abbandonano la città.

La scelta dell’orizzonte

Risulta quindi difficile pensare a suggerimenti per il PUT senza una pianificazione di livello superiore. Sarebbe  riduttivo infatti considerare il PUT come mero strumento per la disciplina del traffico, mobilità e spazi a parcheggio in quanto in esso c’è la possibilità di far rivivere le tante piazze, slarghi e fontane storiche prevalentemente abbandonati e trasformati in mini discariche a cielo aperto. Nella stesura di un piano per la mobilità urbana non si può tener conto, come spesso capita, solo delle esigenze di alcuni settori. Per decenni, ad esempio, la pedonalizzazione del centro storico è stata bloccata da un manipolo di commercianti (poi si è scoperto che la loro crisi non dipendeva dal fatto che i clienti non potessero arrivare con l’auto fino alla vetrina ma dalla loro scarsa professionalità), così come la passata amministrazione ha “licenziato” l’assessore all’Urbanistica (un noto urbanista) perché si mostrò contrario a un PUC redatto non tanto a tutela della qualità della vita ma delle automobili. Insomma da un piano di mobilità sostenibile dipende l’orizzonte che un’Amministrazione intende segnare per il proprio cammino e quello dei cittadini.

L’Arco ferito

Appare urgente concentrarsi su alcune priorità relative alle aree cittadine a trazione maggiormente turistica e di particolare attrattività artistica e culturale. Non può non tenersi conto dello snodo mai troppo considerato per quello che esso rappresentata per la città, cioè l’Arco di Traiano. Si può creare, almeno la domenica, un isolamento alla viabilità adiacente per una maggiore fruizione del bene incentivata da manifestazioni con possibilità di fitto giornaliero dei troppi locali chiusi nella zona di via Traiano e viale Rettori. Questo è reso possibile dalla disponibilità di una viabilità costruita da oltre dieci anni con lo scopo di deviare il maggiore flusso veicolare da viale dei Rettori e incanalarlo nella strada che costeggia il fiume Calore. Inoltre bisognerà pensare a disporre per lo stesso viale dei Rettori un senso di marcia in discesa adatto ad evitare l’accelerazione degli automezzi in salita proprio nei pressi dell’Arco di Traiano.

Piazza Duomo

Non può restare irrisolta la questione del parcheggio in piazza Orsini, pessimo biglietto da visita per i turisti che avviano la loro visita alla città proprio dall’area intorno al duomo. Uno scenario che stride con il desolante megaparcheggio vuoto di via del Pomerio a poche decine di metri con grave danno per le casse comunali. Ma l’intera area tra piazza duomo e via Rummo è al momento una risorsa non sfruttata se si pensa che lo stesso storico monumento a papa Orsini resta un semplice spartitraffico.

Corso Garibaldi

Indispensabile chiarire se il corso Garibaldi sia una ZTL oppure un’isola pedonale e certamente non imporre un divieto tassativo al transito delle bici quando attualmente è invasa da troppe autovetture dotate di permessi come sempre troppo estensivi.

Le porte della città

Altra priorità è certamente la congestione del traffico nella zona di ingresso della città da Napoli che tra i pendolari e il centro commerciale Buonvento origina code chilometriche. Il passante in galleria, previsto nel PUC, dalla tangenziale est all’ex stabilimento Abete è di prioritaria importanza (sarà stato previsto nei prossimi finanziamenti comunitari denominati PICS ?). Inoltre andrebbe portata a termine la pratica di acquisizione della strada privata ad Ovest della Gran Potenza per alleggerire il traffico diretto al Buonvento e per favorire la mobilità ciclabile.

Gli ingorghi in centro

Non va trascurato il periodico ingorgo lungo via dei Mulini all’incrocio con via delle Poste che ingolfa anche via Rummo verso piazza Orsini dovuto a parcheggi selvaggi ma anche alle aree di sosta che danneggiano il flusso veicolare. Anche qui il problema è di semplice soluzione se solo si utilizzasse a regime il parcheggio di Porta Rufina che porterebbe anche beneficio alle casse comunali. Altro ingorgo periodico è quello che si presenta nella zona che vede intersecare via del Sole con via delle Puglie. L’indisciplina nel parcheggio dei frequentatori dell’Adisu, della struttura dell’Asl e del parcheggio salendo sulla destra di via del Sole evitano il normale deflusso del traffico. Non si capisce come mai non viene sfruttata l’area a parcheggio dell’Università presente su via dei Mulini e i parcheggi di piazza Risorgimento per evitare soste selvagge mai opportunamente represse.

Parcheggi abusivi e aree disponibili

Certamente vanno rivisti i tanti parcheggi abusivi a ridosso del centro storico ad iniziare da quello del rione antiche terme (ex Bagni). Per non tacere della viabilità non realizzata nella zona dell’ipermercato I Sanniti che origina anche un parcheggio abusivo nello spazio antistante Eurospin-Del Basso-Mercatino dell’usato. Prevedere un riutilizzo degli spazi demaniali abbandonati come quello del piazzale della Caserma Guidoni e dell'attiguo di piazza Risorgimento attualmente in pieno stato di degrado anche per gli immobili (ex scuola Europa).

Le auto e il commercio

Importante sarebbe non consentire aperture di attività  in deroga, monetizzando gli oneri previsti per i mancati spazi a parcheggio, della tipologia commerciale in ambito di centro storico anche allargato (zone A1 e A2 del PUC) favorendo il solo insediamento della tipologia artigianato. Insomma recuperare i vecchi mestieri come il ciabattino, l’arrotino, il tornitore, il falegname, e non i cinesi con i loro prodotti tossici in vendita.

La rete ciclabile

L’obiettivo è ricomporre una rete ciclabile urbana collegando quella realizzata dalla Provincia verso Contrata Scafa con quella di Acquafredda sul tracciato  dell’ex ferrovia abbandonata. Poi si potrà collegare queste piste al Parco di Cellarulo ed al Lungo Sabato Boulevard (bisognerà effettuare una variazione della destinazione del ponte a Torre della Catena); inoltre, passando per il ponte ciclopedonale, si potrà raggiungere il Terminal di Santa Clementina. Infine creare un braccio che prosegue da Cellarulo verso il Buonvento passando ad Ovest della Gran Potenza (come detto sopra). Su questo argomento interessante è il materiale prodotto dalle Associazioni Ambientaliste: FAI, LIPU WWF, Salviamo il Paesaggio che qualche anno fa hanno promosso un Convegno sul Parco Agricolo, Fluviale, Archeologico dell’Antica Via Appia.

La formazione

Serve una promozione delle politiche per la mobilità sostenibile, e più in generale una formazione all’ambiente urbano più generale, a partire dalle scuole. Una campagna formativa diffusa e capillare sull’uso corretto dell’auto, incentivando il car spooling e prevedere un controllo attivo e sempre vigile sul territorio per il rispetto delle norme e a difesa di una qualità della vita che si sta spegnendo anche in una piccola città come Benevento. Non ha senso organizzare manifestazioni spettacolari annuali senza perseguire un programma di partecipazione costante alla vita della città in ambitio scolastico. Su questo e tanti altri temi.