In primo piano - Trasmessa su rai uno la fiction di San Giuseppe Moscati

Trasmessa su rai uno la fiction di San Giuseppe Moscati In primo piano

Trasmessa da Rai Uno il 26 e 27 settembre, la fiction su Giuseppe Moscati ha inaugurato la stagione autunnale anche se l’attore Beppe Fiorello che interpreta il medico santo beneventano avrebbe preferito la programmazione in un momento dell’anno più favorevole, come ad esempio quello delle feste di Natale.

Sulla straordinaria figura di Giuseppe Moscati chi scrive ha pubblicato una biografia per le edizioni Realtà Sannita ove si evidenzia soprattutto il ruolo scientifico, umano e sociale avuto da questo grande protagonista del Novecento che, assieme a tanti altri clinici sanniti, fu caposcuola della Scuola Medica Napoletana che ha tuttora una fama di portata internazionale.

Nella Sala 6 del Cinema Adriano di Roma, nell'ambito del RomaFictionFest, il film per la tv ha già vinto il Maximo Diamond Award nella sezione competitiva riservata alle miniserie e votato da una giuria popolare di trenta persone, presieduta dal regista francese Josée Dayan.

Diretta da Giacomo Campiotti ed interpretata da Beppe Fiorello ed Ettore Bassi, la fiction ha mostrato svariati aspetti della vita del medico santificato da Papa Giovanni Paolo II, ponendo l’accento sulla sua dedizione verso gli ammalati poveri, sui piccoli gesti di carità cristiana compiuti quotidianamente e sulla grande professionalità in campo medico scientifico.

Forse un po’ eccessiva (anche se motivata da ragioni di trama), può risultare la scelta come uno dei fili conduttori principali l’amicizia e gli scontri tra Moscati ed un suo collega medico, nonché una storia d’amore sacrificata per la professione; aspetti questi che furono senza dubbio secondari nella vita e nell’attività di Moscati, il quale fu invece assai più incline agli affetti familiari – primi fra tutti la sorella Nina ed il fratello morto giovanissimo – e specialmente ad interessarsi degli innumerevoli suoi pazienti, molti dei quali da lui spinti a convertirsi in punto di morte.

La storia proposta sul piccolo schermo resta tuttavia avvincente, ed ha avuto il merito di aver fatto conoscere quest’uomo, sconosciuto a molti, in tutta Italia, mettendone in risalto le sue doti di Santo “laico”.

Nato a Benevento nel 1880 a palazzo Andreotti Leo nei pressi dell’Arco di Traiano, Giuseppe Moscati era il settimo dei nove figli di un magistrato originario di Santa Lucia di Serino (AV).

La trama della fiction racconta la sua vita sin dalla tenera età quando mostra uno spiccato interesse per la medicina e poi, dopo essersi laureato, inizia a lavorare insieme al suo migliore amico Giorgio Piromallo ( interpretato da Ettore Bassi) presso gli l’ospedale degli Incurabili di Napoli, città dove i Moscati si trasferirono qualche anno dopo la nascita di Giuseppe.

Uomo forte e medico appassionato, si adatta con difficoltà alle rigide regole ospedaliere e spesso si scontrò con suor Helga (Emanuela Grimalda), la caposala dell’ospedale, mentre Giorgio, avendo studiato medicina più per volontà paterna che per vocazione, non mostra interesse ad affermarsi come medico e conduce una vita dissennata, mentre proprio grazie a lui Giuseppe incontra l'affascinante Elena Cajafa (Kasia Smutniak), una nobildonna che sarà sul punto di sposare.

La morte di un suo giovane amico e le invidie di Giorgio lo portano a vivere una profonda crisi e a pensare addirittura di lasciare la professione medica, ma il suo amore per il prossimo prevale e gli consente di capire che i malati hanno bisogno di lui e delle sue cure: quindi comincia a dedicarsi a tutti coloro che gli ospedali rifiutano, accogliendoli in casa sua, preoccupandosi se non hanno cibo, e istituendo un'artigianale "cassa mutua" affinché i più ricchi possano pagare le medicine dei più poveri.

Fin qui la trama del film. Restano purtroppo in ombra i rapporti di fraterna amicizia che egli ebbe con molti suoi colleghi sanniti, primi fra tutti Gaetano Rummo e Leonardo Bianchi, ed evidenziati nella biografia Giuseppe Moscati e la scuola medica sannita; così come del resto sono sacrificati alle regole della tv i tanti altri aspetti minori (ma non per questo poco importanti) della sua vita quotidiana.

La morte di Moscati avvenne a Napoli, nel suo studio, appena dopo una visita, nel 1927. Al medico santo beneventano sono dedicate chiese, strade, piazze e strutture mediche in tutta Italia. A Napoli, ove riposa nella chiesa del Gesù Nuovo, la sua tomba è meta continua di devoti e ammalati, mentre il Comune lo ha ricordato dapprima intitolandogli una piccola strada non lontano dalla stazione e, in tempi più recenti, anche il largo antistante l’ospedale oncologico Giovanni Pascale, altro insigne medico sannita.

Andrea JELARDI