In primo piano - Tutti i misteri del furto al Museo del Sannio

Tutti i misteri del furto al Museo del Sannio In primo piano

È Ottaviano De Luca, trentottenne beneventano, il presunto responsabile del furto al Museo del Sannio nella notte del 21 marzo scorso. Il suo nome è stato indicato dagli inquirenti nella giornata di Pasqua, con un comunicato a firma del Procuratore della Repubblica, Aldo Policastro. Dalle prime dichiarazioni rese dall’indagato, già noto alle Forze dell’Ordine, emerge che sta provando in tutti i modi ad alleggerire la propria posizione: davanti al GIP Flavio Cusani, avrebbe cercato di scaricare le proprie responsabilità affermando di essere entrato nella struttura museale in preda ai fumi dell’alcol. Ma al di là della posizione processuale del De Luca e della sua strategia difensiva, restano nella vicenda diversi punti oscuri.

Prima domanda: che fine hanno fatto i cinque vasi sottratti del Settecento beneventano, facenti parte del Fondo della Farmacia San Diodato, appartenenti al patrimonio della Provincia e dunque del Museo del Sannio? Il De Luca, pressato dalla Squadra Mobile della Polizia di Stato, nelle ore immediatamente successive al furto, non ne ha fatto parola. L’uomo è stato subito individuato, in quanto aveva “dimenticato” il proprio cellulare durante l’incursione nell’Istituto culturale, ma nessuna collaborazione c’è stata finora. Gli inquirenti stanno cercando di appurare se vi sia un mandante del furto o se, come appare in verità assai probabile, vi siano stati dei complici per portare a termine l’azione criminale.

Altro punto di notevole interesse per le indagini riguarda la questione dell’allarme, che è effettivamente scattato alle ore 1,40 del mattino del 21 marzo. Allertata automaticamente la Società di vigilanza notturna, legata da un contratto con la Provincia, quest’ultima nel suo giro di ricognizione all’interno della struttura del Museo, e dunque per le sale aperte al pubblico, non avrebbe trovato traccia di ladri. Solo ore più tardi, gli addetti del Museo avrebbero scoperto l’intrusione all’interno del deposito, non aperto al pubblico. Va detto che nei mesi precedenti vi erano state numerose polemiche, da parte dei residenti in prossimità del Museo del Sannio, in quanto l’allarme scattava di frequente ma fortunatamente senza intrusioni.

Resta da capire, inoltre, il ruolo che ora dovrà svolgere la Provincia. Il ladro o i ladri hanno dimostrato una formidabile imperizia, frantumando alcuni preziosissimi vasi di epoca ellenistica. La Soprintendenza archeologica, chiamata a verificare il disastro, si deve pronunciare sul costo della ricostruzione dei preziosi reperti: non si sa, però, da dove la Provincia reperirà i fondi necessari in quanto, com’è a tutti noto, le sue casse sono… a secco.

Connesso al problema “furto al Museo” c’è l’atto di vandalismo perpetrato ai danni delle Mura del torrione longobardo. Ad oggi, ancora nessuna notizia circa la individuazione del responsabile. Il “torrione” affaccia su piazza IV Novembre, nel cuore della Città, con il suo monumento ai Caduti di tutte le Guerre. Qui insiste un apparato di videosorveglianza, di proprietà del Comune, che però… pare non fosse in funzione! E già questo è motivo di pesante polemica: perché mai è stato realizzato, se nessuno lo monitorizza? Succede lo stesso anche in altri punti sensibili della città? L’entità del danno, causato alle antiche pietre, non è ancora nota: anche su questa questione, si attende la valutazione della Soprintendenza. Resta il fatto che appaiono poco tutelate, a Benevento e in provincia, le aree d’interesse storico, artistico e archeologico, lasciate in balia di vandali e malintenzionati di ogni risma!

GIUSEPPE CHIUSOLO