'Unalampa', l'invettiva 'buffamente antropologica' contro i napoletani di Roberto Azzurro In primo piano

'Basta che ce sta o sole, basta che ce sta o' mare', 'Scurdammoce o' passato, simme e Napoli paisà'. La grande bellezza della città di Partenope non coprirà mai del tutto i mille problemi. La melodia delle canzoni classiche non potrà far dimenticare la fatica di vivere in una delle più complesse metropoli europee. Non possiamo cullarci sulle onde del 'terzo golfo più bello del mondo', né adagiarci nei colori delle cartoline. E’ tempo di gridare, di dire basta alle disordinate abitudini, a squallidi spettacoli quotidiani.

Con questo slancio d’amore e di rabbia l’attore Roberto Azzurro ha interpretato il suo monologo, 'Una lampa', al Mulino Pacifico di Benevento per la rassegna teatrale Obiettivo T, organizzata dalla Solot. Un  viaggio nell’inferno napoletano, con ampi squarci di paradiso. Tante frustate alle tante facce sgangherate di Napoli, per risvegliare un orgoglio profondo, decantato da scrittori e poeti, ma spesso abbandonato. Un urlo quasi disperato contro l’indifferenza  e la sfiducia nella possibilità di voltare pagina.

L’attore recita e canta parole e versi di Raffaele Viviani, Benedetto Croce, Pier Paolo Pasolini, Giuseppe Patroni Griffi, Enzo Moscato, Giuseppe Montesano, Delia Morea. 'Tutti siamo convinti - afferma Azzurro - che Napoli è la più bella città del mondo, che quello che succede qui è sempre straordinario, che siamo unici. Ma perché solo da noi esiste il gioco delle tre carte? Perché non abbiamo il coraggio di chiamare le cose col loro nome? Siamo troppo autoreferenziali e crediamo di essere l’ombelico del mondo'.

L’autore non scende mai sul terreno della politica, ma vuole lanciare un’invettiva 'buffamente antropologica' contro i napoletani. Forse qualche scenetta indulge troppo alla comicità popolaresca di Alessandro Siani, come quella della famiglia grassa al supermercato. Il graffio più significativo affiora nella denuncia di comportamenti sbilenchi e grossolani, di una certa assuefazione perversa, che non vede e non sente le violenze, le prepotenze, gli abusi e gli scempi, che vive di nostalgia, in un mondo a parte.

'Forse ci vorrebbe una grande fiammata generale - conclude amaramente Azzurro - una lampa che venga dal Vesuvio e che si veda anche dalla Muraglia Cinese. Da dove si dovrebbe cominciare? Da Scampia o dai Campi Flegrei? Una luce rigenerante e purificatrice, che indichi un nuovo cammino'. Una cosa è certa: questa bellissima e meravigliosa città va raccontata nei suoi mille colori. La scelta di Azzurro è dissacrante, vibrante, antiretorica. La sua interpretazione dinamica lascia un segno nella mente e negli occhi.

ANTONIO ESPOSITO

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